Oscar Pistorius non soffriva di disturbi mentali o di alcuna infermità quando uccise la fidanzata Reeva Steenkamp nel bagno della loro abitazione a Johannesburg. E’ questa la conclusione a cui è giunto il team di esperti incaricato di sottoporre ad alcuni test l’atleta, a processo per l’omicidio della donna nella notte di San Valentino dello scorso anno. La procura, infatti, aveva chiesto una valutazione indipendente delle condizioni psichiche dell’uomo. “Pistorius non soffre di alcun disturbo mentale o infermità che possa averlo reso penalmente non responsabile dell’atto di cui è accusato” , si legge, “ed capace di valutare la illegittimità dei suoi comportamenti”.

A leggere i risultati della perizia nell’aula di Tribunale in cui questa mattina è ripreso il processo è stato il rappresentante dell’accusa, Gerrie Nel. “Pistorius – ha letto ancora – era in grado di valutare che ciò che stava compiendo era male”. Il procuratore ha aggiunto che i periti – tre psichiatri e uno psicologo dell’ospedale psichiatrico di Pretoria – sono giunti tutti alla stessa conclusione. Il processo era stato sospeso il 20 maggio scorso per ordine del giudice, dopo che nel corso del dibattimento la difesa aveva sostenuto che Pistorius soffriva di una grave forma di ansia, risalente all’infanzia, che avrebbe avuto una parte importante nel delitto. Pitorius non ha mai negato di aver ucciso, la notte di san Valentino del 2013, la sua fidanzata Reeva, ma afferma di aver commesso un errore in preda al panico, svegliato nel mezzo della notte, credendo che dietro la porta chiusa del bagno, attraverso la quale sparò 4 colpi di pistola, si nascondesse un ladro, e non la fidanzata che fino a quel momento aveva dormito accanto a lui. L’accusa invece tenta di dimostrare che si trattò di omicidio intenzionale, maturato dopo un violento litigio fra i due: una tesi che sembra confermata dai vicini, che quella notte udirono urla e strepiti provenire dalla villa dell’ex campione di atletica.

Al processo ripreso questa mattina sono presenti Pistorius, i suoi familiari e la madre di Reeva Steenkamp. L’atleta, se dichiarato colpevole di omicidio premeditato, rischia 25 anni di carcere. Affronterà la detenzione anche se sarà ritenuto colpevole di omicidio colposo. Al momento è libero su cauzione.