“La vita mi ha insegnato che è vero l’aforisma che dice ‘fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce’. Ritengo che questo sia un insegnamento grandissimo. Da piccolo mi sono innamorato della musica e in particolare della batteria e come ogni bambino ho sognato. Oggi, facendo un bilancio, posso dire a voce alta che la mia vita è più bella di quella che ho sognato. Ma chi ha avuto tanto in qualche modo deve restituirlo…”. Mario Riso, con 25 anni di carriera alle spalle è oggi riconosciuto come uno dei migliori batteristi rock in Italia. Vanta una grossa esposizione mediatica grazie alle trasmissioni Morning Glory e Sala Prove, condotte su Rock Tv, di cui è stato fondatore insieme alla gemella Hip Hop TV, ed è uno degli artisti più impegnati nel mondo della charity. Nel 2005, per festeggiare i 20 anni di carriera, ha fondato i Rezophonic, un progetto musicale/sociale che si basa sulla realizzazione di dischi in cui i brani scritti da Riso vengono interpretati dai più famosi artisti italiani, i cui ricavati sono devoluti all’African Medical and Research Foundation (Amref) per un progetto idrico nella regione del Kajiado tra Kenya e Tanzania, e che ha ottenuto il patrocinio della Fondazione Pubblicità e Progresso.

“Ho conosciuto la sete durante la mia permanenza in un villaggio in Africa – racconta Riso – ed è lì che è nato tutto, dopo aver capito quel che è davvero importante nella vita. Ho riflettuto sulla mia fortuna e sul fatto di aver realizzato i miei sogni grazie al fatto che rullassi su un tamburo. Un mestiere che portato lì era uno dei più inutili del pianeta in quel momento. Quando hai sete e non c’è da bere, il fatto che sai suonare non conta nulla. Ho fondato i Rezophonic per offrire da bere a chi ha veramente sete, grazie alla musica e all’arte”. Finora, grazie ai primi due dischi e agli innumerevoli concerti, il progetto Rezophonic attraverso l’Amref ha realizzato in Africa 158 pozzi d’acqua, 15 cisterne e 3 scuole. Un risultato davvero notevole. “Certo, le vendite dei dischi non giustificano i risultati che abbiamo ottenuto – afferma il batterista – perché fare tutto ciò significa aver consegnato quasi 500 mila euro all’Amref, che è l’associazione che rappresento in questo caso. Le vendite dei dischi oggi non si avvicinerebbero neanche lontanamente a queste cifre. Quindi fare dei dischi, in verità, è il pretesto per andare in una piazza e raccontare il nostro progetto”. La piazza, infatti, è il loro habitat naturale,  dove cercano di far riflettere le persone, suonando, cantando e raccontando le cose che fanno.  “Io vivo questo progetto un po’ come la Nazionale di calcio, dove non devi essere preoccupato dal fatto che giochi Balotelli o Giuseppe Rossi, tu devi andare a tifare l’Italia a prescindere da chi ci sarà in campo perché sai che ce la metterà tutta, sai che è un giocatore di qualità e che farà di tutto per rendere giustizia a quello che sta raccontando. E allora, in questo ambito, mi piace dire che Rezophonic continuerà a fare ciò che fa senza prevaricare”. 

La speranza è che si possa replicare il successo ottenuto finora con R3zophonic, il terzo disco nato nell’ambito del progetto, che tra rock e rap, pone particolare attenzione agli sprechi.  L’album, anticipato dal brano Dalla a me. Io sicuramente non la spreco, contiene 12 tracce tra cui una cover in chiave reggae dei Litfiba, Woda Woda, che non significa altro che “acqua acqua”, in lingua africana. “Piero Pelù mi suggerì questo brano – racconta Riso – e mi propose di riarrangiarlo in veste Rezophonica perché assolutamente in linea con i contenuti che portiamo avanti dal 2007 per conto di Amref, e poi un brano dei Motörhead con Alex Britti alla chitarra distorta e Billy Sheehan al basso. Un disco che rappresenta l’unione di due mondi, del rock e del rap, e che ha coinvolto personaggi dello spettacolo e dello sport, per la prima volta insieme per ricordare quanto sia stupido sprecare.