Otto euro per ogni giorno di trattementi degradanti subiti in carcere. Questo è quanto prevede una bozza del decreto Detenutiesaminato ieri nella riunione preparatoria del Consiglio dei ministri, che contiene alcune misure in favore del risarcimento dei carcerati che subiscono trattamenti inumani. Al momento sono stati stanziati circa 20 milioni di euro in tre anni. Il decreto è stato predisposto dal governo a fronte del pronunciamento della Corte europea dei diritti dell’uomo, che con la sentenza del gennaio 2013 aveva accertato la violazione, da parte dell’Italia, dell’articolo 3 della Convenzione europea che pone il divieto di pene disumane, per colpa del sovraffollamento nelle carceri. Situazione in parte rientrata, in seguito alla promozione dell’Italia da parte della Corte di Strasburgo, “per le risoluzioni adottate per conformarsi alle sentenze”. “Si tratta di uno specifico rimedio – si legge nella relazione illustrativa al dl – che appare rispondente alle direttive emesse dai giudici europei e che la stessa Corte ha recentemente preso in considerazione”. 

Inoltre, secondo quanto si legge nell’art.1 della bozza del dl, i detenuti che hanno subito atti di tortura, pene degradanti e trattamenti inumani per un periodo superiore a 15 giorni, il magistrato di sorveglianza potrà disporre una riduzione della pena pari al 10% del periodo vissuto in condizioni degradanti. Il risarcimento di 8 euro spetta invece a coloro che hanno quasi finito di scontare la pena e che dunque non potranno godere della riduzione dei giorni di detenzione. Infine, per i detenuti che non si trovino più sottoposti alla custodia cautelare la bozza del dl prevede la possibilità di presentare ricorso al giudice entro 6 mesi dalla fine della detenzione; anche per loro, infatti, è previsto il rimborso di 8 euro. La bozza del dl prevede anche che i magistrati di sorveglianza, nell’accertamento di trattamenti inumani dei detenuti, potranno avvalersi di assistenti volontari presenti nelle carceri. 

Novità anche per quanto riguarda il numero degli ispettori del corpo di polizia penitenziaria; la bozza, infatti, prevede la soppressione di 703 posti da commissario e, contestualmente, a parità di copertura finanziaria, l’aumento della numero di agenti e assistenti alle carceri.