Il Pd ha vinto perché la maggioranza degli elettori ha scelto il Pd e il suo segretario Matteo Renzi. Stiamo assistendo a diversi commenti sui blog e sui giornali che danno spiegazioni più o meno condivisibili, specialmente se confrontate con i dati oggettivi analizzati dagli istituti statistici. Oggi impera l’opinione per cui i toni di Grillo avrebbero spaventato l’elettorato, spingendolo ad allontanarsi dal Movimento 5 Stelle e a cercare nuovi interlocutori per le proprie domande. Allo stesso modo il Pd avrebbe vinto solo perché l’Italia è un paese di pensionati che non vogliono il cambiamento.

Alla base di questi ragionamenti sembrerebbe esserci l’assunto implicito per cui l’elettore voterebbe Pd solo in mancanza d’altro. Questo semplicemente non è vero. Il Partito Democratico non vince solo tra i pensionati, ma è il primo partito anche tra i più giovani, ovvero è un partito che è riuscito a parlare a tutti, giovani e anziani, dipendenti, partite Iva e imprenditori. Il modo è semplice, il Pd ha scelto la via più ardua ma più responsabile. Lasciati soli, abbiamo comunque tentato di scrivere una pagina nuova per questo paese, dovendo trattare con questo e l’altro partito… perché chi avrebbe potuto, forse dovuto, sedersi al nostro fianco ha scelto la comoda via dell’opposizione nichilista.

Gli elettori non sono apparsi in questa elezione così sciocchi come si lascia intendere, non si sono lasciati spaventare da una battuta di Grillo, per quanto odiosa, hanno semplicemente scelto chi parlava di futuro e intanto lavorava nel presente, rispetto a chi è rimasto incastrato nell’autocelebrazione e nella denigrazione degli avversari. Il voto al Pd è un voto di opinione, per alcuni, che hanno scelto di rivolgersi a sinistra per la prima volta, molto forte. Ancor più assurdo è “accreditare”, ma direi che sarebbe meglio usare il termine “addebitare”, al Pd l’essere la nuova balena bianca, la democrazia renziana del futuro. Nel dopoguerra l’errore del Pci fu quello di porsi su posizioni inconciliabili con la democrazia occidentale, errore riconosciuto dallo stesso Enrico Berlinguer, finito anche lui, improvvidamente, nei riferimenti di questa, a volte assurda e demenziale, campagna elettorale. Se oggi i partiti avversari del Pd si pongono su posizioni non condivise dalla maggioranza dell’elettorato questo non può essere una colpa per chi cerca di fare il proprio lavoro.

Non ci siamo tirati indietro quando eravamo al 25%, a maggior ragione non lo faremo ora, ma il giorno in cui un partito prenderà un voto in più di noi staremo all’opposizione, considerando i nostri errori. Crediamo nel bipolarismo e persino nel tripolarismo se verrà confermata la tendenza recente, e consideriamo positiva la logica dell’alternanza, fautrice di capacità di cambiamento in relazione alle scelte e alle azioni messe in campo da chi in quel momento e’ al governo. Dunque vedere il Movimento 5 Stelle e le destre imboccare strade per forza di cose settarie e minoritarie fa male a tutto il sistema politico italiano. Dai più diversi commenti non esce quasi mai il tema più importante della recente storia politica italiana, ovvero che il Pd non è un partito che viene da anni di crescita serena che hanno dato, ora, il frutto maturo, ma da un vero e proprio terremoto. Pochissimi mesi fa è cambiata completamente la dirigenza del partito, attraverso il voto delle primarie.

Siamo l’unico partito ad esserci riuscito senza collassare, cambiando noi stessi durante uno stressatissimo periodo di governo condiviso con l’avversario di sempre. E’ stato un passaggio importante, di democrazia piena, di vera maturità politica italiana che è riuscita in corsa a far tesoro dei propri errori riconsiderando la propria e l’altrui storia, avendo un obiettivo unico: migliorare l’Italia, farla uscire dalle secche della corruzione e dell’incapacità rappresentata in ogni dove. Essere riusciti a cambiare struttura territoriale, nazionale, governo senza convulsioni nel partito non è cosa da poco, esserci riusciti aumentando esponenzialmente i voti è incredibile.

Quando sento dire che “non ha vinto il Pd, ma Renzi”, mi viene da sorridere, perché è una verità parziale. Renzi ci ha guidato, bene e mantenendo alta la guardia, recuperando la politica ai suoi diritti e doveri, senza dipendenze da alcuno. Tutti conoscono le mie posizioni, critiche, criticissime sui casi Prodi-Rodotà-Napolitano e sui 101, su alcune scelte del governo Letta, ma sempre improntate al lavoro attivo e positivo, ebbene ribadisco che è stato saggio Renzi nel considerare che uno dei compiti principali del segretario di un partito è incrementare il consenso attorno a sé. In definitiva, non vedo cuochi al timone della nave, ma un capitano legittimo (e legittimato) che lavora con i marinai per portare sano in porto il bastimento, sta ad ognuno dei parlamentari di M5S e Forza Italia decidere se vogliono remare o starsene sottocoperta ad attendere che la tempesta sia passata. Arrivati in porto, credo riceveranno la giusta mercede e… saranno in pochi a festeggiarli.