“Non era certo considerato alla stregua di un dipendente, ma veniva considerato dalla proprietà come un vero e proprio amico, trattato alla pari e non come un dipendente”. Questa è la descrizione che un dipendente di Rtl fa di Nicola Tripodi, il presunto boss della ‘ndrangheta finito al centro di un’inchiesta della Procura distrettuale di Catanzaro. Il verbale del testimone è stato redatto dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Pierpaolo Bruni che sta indagando sui rapporti tra l’emittente radiofonica e le cosche di Vibo Valentia. Nelle scorse settimane, i carabinieri hanno perquisito tutte le sedi e le redazioni di Rtl 102,500. Il sospetto dei magistrati calabresi è che il potentissimo clan Mancuso fosse stato il concessionario in esclusiva per la Calabria di Rtl.

Stando all’inchiesta, Nicola Tripodi risulta dipendente della società Gest.i.Tel. Srl, che fabbrica apparecchiature per le telecomunicazioni, sistemi antifurto e segnalazioni antincendio. Una società che gravita a pieno titolo nel gruppo “Rtl” che detiene la maggioranza delle quote assieme a Claudio Rizzo. Tripodi, quindi, godeva della benevolenza della proprietà tanto che, stando ai verbali dei testimoni dipendenti di Rtl, non avrebbe di fatto mai lavorato. “Non ho mai visto – dice un testimone sentito a sommarie informazioni – il Tripodi vestito da operaio, ma sempre in abiti non da lavoro ma con abbigliamento casual”.

Il pm Bruni cerca di farsi raccontare quali fossero i compiti per i quali Tripodi veniva retribuito. Lo chiede ai colleghi del presunto boss, quei dipendenti con cui l’indagato avrebbe dovuto condividere le ore di servizio: “Posso affermare con certezza che Nicola Tripodi certamente non ha mai svolto le mansioni di operaio tecnico e certamente non è un addetto ai lavori del nostro settore. Il Tripodi l’ho conosciuto in quanto io stesso chiesi chi fosse vedendolo nei locali, in quanto né lo conoscevo, né capivo quale fosse il suo ruolo nella società. Non so dire come mai un soggetto, il Tripodi Nicola, assunto dalla società Gest.i.Tel possa essere retribuito senza che svolga attività lavorativa. La mia impressione è che egli fosse voluto dalla proprietà la quale non solo gli concedeva l’utilizzo dell’ufficio, ma evidentemente accondiscendeva a tale situazione di inerzia lavorativa del Tripodi”.

E nel fascicolo dell’inchiesta spunta anche il verbale di interrogatorio di Fausto Congestrì, non indagato ma assunto da Rtl proprio grazie all’intermediazione di Nicola Tripodi. Fratello di Nicolino Congestrì (lo stesso che era in contatto con l’ex governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti e che stava “organizzando la costituzione di una Gran Loccia Scozzesse Mediterranea del Sud”), Fausto è considerato dagli inquirenti un soggetto di particolare interesse investigativo.

È lui stesso al pm Bruni ad ammettere che Tripodi è stato il suo sponsor a Rtl: “L’ho conosciuto nel 1999. Dal momento che ero in cerca di attività lavorativa, il Nicola Tripodi mi rappresentò che la radio Rtl cercava un architetto per dirigere i lavori presso la ristrutturanda sede di via Virginio Ordini, in Roma. Il Tripodi si propose come latore alla proprietà di Rtl, di una mia segnalazione/indicazione per espletare tale incarico lavorativo. Da lì a qualche settimana, se mal non ricordo, il Tripodi promosse un incontro presso la predetta sede con il signor Lorenzo Suraci e l’architetto Tebaldi deceduto nel 2001. Da lì a qualche mese formalizzammo l’accordo con Rtl”.

Anche per Congestrì rimane un mistero il lavoro svolto dal presunto boss della ‘ndrangheta nell’emittente radiofonica: “Francamente non so dire che attività svolgesse il Nicola Tripodi, quelle volte invero rare, in cui lo incontravo presso la sede. Comunque, tutte le volte in cui il Tripodi Nicola si recava in via Virginio Orsini era vestito in abiti non da lavoro e non so che attività svolgesse poiché non l’ho mai visto espletare alcun tipo di mansione”.

di Antonio Massari e Lucio Musolino