Settimana scorsa un ottimo articolo sul settimanale L’Espresso proponeva un Italian Cultural Act, un provvedimento cioè per rilanciare la cultura italiana come sostanziale risorsa, anche economica, del nostro Paese.
“La cultura” – scrive l’autrice della rubrica, Denise Pardo – “è un vero asset per occupazione e crescita”. Nel pezzo, si cita anche il felice esempio di Lens, la piccola cittadina francese che, dopo un profondo declino industriale, ha deciso di aprire una ‘succursale’ del Musée du Louvre per rilanciare l’economia della regione. A Lens è successo una cosa incredibile: l’industria del territorio, ormai in profonda crisi, è stata sostituita da un grande polo culturale. Risultato? Oltre 1 milione di visitatori, 500 nuovi posti di lavoro, e altri 500 sono in arrivo nel 2014. E poi c’è chi dice che con la cultura non si mangia!
Ora, sembra che il ministro Franceschini abbia ben presente l’importanza strategica dell’industria culturale per il nostro paese. Sono tutti segnali importanti quelli che arrivano dal vertice politico della cultura italiana: al Corriere il 24 marzo disse che “la cultura è l’ossigeno dell’Italia”. Nei giorni scorsi, ancora, ha sostenuto con forza la necessità di aggiornare le tariffe di copia privata, una battaglia su cui si è scritto molto su questo blog (e altrove): una misura che sostiene gli autori italiani e la loro libertà di creare. Vedremo se a questi buoni intenti seguiranno i fatti concreti.
Certo è che sono gli autori italiani a chiedere con urgenza questo Cultural Act. L’appello in favore di copia privata ha raggiunto le 4000 firme, tra cui 500 nomi eccellenti (tra i quali, Sorrentino, Morricone, Ligabue, Paoli e tanti altri). Perché gli autori lo sanno. Chiedetelo a loro. Si, esatto, proprio come nello spot, “chiedetelo a loro”: è questo il claim di un divertentissimo, quanto originale, viral video che sta girando in rete in questi giorni. Si tratta di una parodia, ideata e realizzata da Kinedimorae Factory, degli spot per l’8×1000 alla Cei, ed evidenzia la difficoltà di valorizzare l’arte italiana e i suoi autori nel mondo della comunicazione. Nello spot si suggerisce di donare il 5×1000 ai bar e ristoranti, perché gli artisti italiani, dopo tutto, “si sono sempre arrangiati”. Una provocazione divertente, intelligente e brillante, ma anche molto amara se pensiamo a quanti giovani creativi sono costretti a fare altri lavori perché il Paese non investe su di loro. Un paese, per intenderci, che vanta il più grande patrimonio culturale DEL MONDO!
Quanti soldi pubblici, in questi decenni, sono stati spesi (spesso inutilmente) nel tentativo di rianimare i grandi colossi industriali, mentre gli investimenti per la cultura sono sempre diminuiti! Eppure, tutta l’Europa, anche paesi culturalmente più poveri di noi stanno sottolineando la necessità di incrementare il sostegno pubblico alla cultura. Al Forum della cultura di Chaillot  organizzato dal ministro della cultura francese Aurélie Filippetti il 4-5 aprile scorsi a Parigi, la ministra ha ricordato che in Europa, l’attività culturale con­tri­bui­sce alla creazione del 4,5% del Pil creando 8 milioni di posti di lavoro. La cul­tura in Europa pesa “di più dell’auto o dell’agricoltura” ha sot­to­li­neato Filip­petti, “ma non è solo una que­stione eco­no­mica” per­ché “le opere della mente non sono una merce come un’altra. Sono l’anima di una civiltà”. E, per rimanere in Francia, negli ultimi 25 anni, il peso della cultura sul PIL è cresciuto dal 2,5% a 5,5%.
E’ arrivato il momento di dare una svolta (parola che questo governo usa molto, in comunicazione), di fare una rivoluzione: di tornare a investire sulla cultura e sugli autori italiani. L’economia (tutta) ringrazierà.

Gaetano Blandini
Direttore generale Siae