Non bastavano le tensioni fra il sindaco di Roma, Ignazio Marino, e i soci di minoranza come il costruttore-editore Francesco Gaetano Caltagirone e il gruppo francese Gdf-Suez. In casa Acea sono arrivati anche i carabinieri. Martedì le forze dell’ordine si sono presentate a Piazzale Ostiense per accertamenti in relazione a un’inchiesta per estorsione con un capitolo sulla trasparenza negli appalti della divisione sicurezza della società romana dell’acqua e della luce scaturita da una denuncia della stessa Acea e dalla relativa contro denuncia. Il tutto proprio in un momento estremamente delicato per l’amministratore delegato, Paolo Gallo, manager imposto dall’ex sindaco Gianni Alemanno a una manciata di giorni dalle ultime amministrative, la cui poltrona è da tempo in bilico. Tanto che per la sua sostituzione c’è già una lista ufficiosa di nomi che include il renziano (appena diplomato, ma con una lunga carriera pubblica alle spalle) Alberto Irace, ma anche Andrea Mangoni, l’ex ad di Acea oggi ai vertici della disgraziata Sorgenia dei De Benedetti, sostenuto da una corrente vicina a Marco Causi, già assessore al bilancio del comune di Roma nell’era di Walter Vetroni.

I carabinieri del reparto operativo dell’Eur dovranno ora verificare le responsabilità nella vigilanza da parte dei vertici della multiutility e di tutta la gerarchia interna dell’azienda cui sono ripetutamente arrivate le segnalazioni che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare. In particolare le indagini si occuperanno del ruolo di Alfonso Messina a capo della sezione sicurezza e al centro di un audit interno che ha portato alla sospensione per dieci giorni di Carlo Tarisciotti proprio per l’opacità di alcune operazioni legate agli appalti della security. Incarichi che sono rimasti nelle mani di Tarisciotti anche quando il responsabile del personale Paolo Zangrillo, fratello di Alberto, medico dell’ex premier Silvio Berlusconi, lo ha trasferito in altra funzione. 

L’inchiesta sulla divisione security è una vecchia, ma nuova tegola per Acea, dopo che solo una manciata di giorni fa è stata oggetto di un’interrogazione in consiglio comunale sull’affidamento “senza alcuna gara d’appalto” alla società di software Sap Italia di un appalto da 50 milioni di euro. Un tema particolarmente caldo per i romani dal momento che, come si legge nell’interrogazione, la gestione “del ciclo attivo di tutti i sistemi di Acea è realizzata tramite due software diversi Sap Isu, NET@ e le bollette pazze provengono indiscriminatamente da entrambi i sistemi”.

Riceviamo e pubblichiamo la seguente precisazione dall’Ufficio Stampa di Acea:

Si precisa che, a quanto risulta alla società, l’indagine in corso non riguarda assolutamente la trasparenza degli appalti, ma la posizione singola di alcune persone interne ed esterne ad Acea.
Ufficio stampa Acea