Nessun freno alla moltiplicazione delle poltrone su cui siedono le stesse persone. Alle Camere di commercio le norme anticorruzione non vanno proprio giù. E così a un anno dalla sua entrata in vigore, il decreto legislativo sull’incompatibilità degli incarichi nelle pubbliche amministrazioni non viene applicato dagli enti camerali, che in gran parte continuano ad avere i propri vertici alla guida delle aziende speciali create per perseguire finalità istituzionali.

A Brescia per esempio la Camera di commercio e Pro Brixia, società costituita per trovare opportunità sui mercati internazionali, hanno lo stesso presidente, quel Francesco Bettoni già recordman di incarichi, alcuni dei quali in palese conflitto di interesse tra di loro. I membri del cda di Pro Brixia sono anche consiglieri della Camera di commercio. E chi è il direttore? Massimo Ziletti, che della Camera è il segretario generale. “Eppure l’intenzione del legislatore è chiara – spiega Gabriele Bottino, docente di Diritto amministrativo all’Università degli Studi di Milano -. Impedire che le figure del controllore e del controllato coincidano ed evitare i conseguenti conflitti di interesse”. Ma quello che accade a Brescia è regola anche nel resto d’Italia, da nord a sud.

Tanto più che Unioncamere, l’ente che rappresenta il sistema camerale italiano, forte di un suo “parere legale”, ritiene che le norme sull’incompatibilità degli incarichi non riguardino le aziende speciali delle Camere di commercio. La loro applicazione, del resto, porterebbe alla necessità di rinnovare gran parte degli attuali organigrammi. Una batosta che si aggiungerebbe alla minaccia ventilata dal governo di Matteo Renzi di ridimensionare, se non addirittura abolire, gli enti camerali.

A Brescia l’anticorruzione non è di casa – Il decreto legislativo 39 del 2013, approvato dal governo Monti su delega del Parlamento poco prima di lasciare il passo all’esecutivo Letta, stabilisce che “gli incarichi amministrativi di vertice e gli incarichi dirigenziali” nelle pubbliche amministrazioni “sono incompatibili con l’assunzione e il mantenimento, nel corso dell’incarico, di incarichi e cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati dall’amministrazione o ente pubblico che conferisce l’incarico”. Secondo il professor Bottino questa norma vale anche per le Camere di commercio, che fanno parte della pubblica amministrazione, e per le loro aziende speciali.

Come strumento di contrasto alla corruzione, dunque, le regole del gioco da un anno sono cambiate. Ma a Brescia i giocatori sono rimasti gli stessi. Francesco Bettoni, come detto, è sia presidente della Camera di commercio che di Pro Brixia, mentre Alessio Merigo, Eugenio Massetti, Carlo Massoletti e Luca Roda, secondo l’organigramma disponibile online, sono consiglieri in entrambi gli organismi. Massimo Ziletti, poi, è sia segretario generale della Camera che direttore dell’azienda speciale.

Tutti casi, per Bottino, di incompatibilità: “Questa non c’è solo per chi ricopre ruoli amministrativi e dirigenziali, come il segretario generale – spiega il docente – ma anche per chi ha cariche di indirizzo politico, come il presidente e i membri del cda. La norma va infatti interpretata in base allo spirito del legislatore, che ha voluto evitare i conflitti di interessi derivanti dalla coincidenza tra controllati e controllori. Il decreto è un’occasione per implementare al di là del mero rispetto del dato normativo modelli di etica e buona amministrazione”.

Dopo l’entrata in vigore del decreto avvenuta a maggio 2013, però, a Brescia nemmeno hanno modificato lo statuto di Pro Brixia, che ancora stabilisce: “Il presidente dell’azienda è, di norma, il presidente pro-tempore della Camera di commercio o un membro della giunta della stessa camera da lui delegato” e “il direttore dell’azienda, nominato dal consiglio di amministrazione è, di norma, il segretario generale della Camera di commercio di Brescia”.

Ma chi dovrebbe fare rispettare le nuove regole? “La vigilanza spetta al responsabile del piano anticorruzione interno all’ente pubblico, che ha l’obbligo di chiedere la rimozione della causa di incompatibilità – spiega Bottino -. Il potere sanzionatorio invece spetta all’Autorità nazionale anticorruzione”. A Brescia controllori e controllati sono le stesse persone. E chi hanno scelto per vigilare sulle incompatibilità? Ziletti in persona, ovvero uno di loro.

Ma i problemi non si fermano qui. A non essere rispettato è anche il decreto legislativo 33 del 2013 sulla trasparenza delle informazioni degli enti pubblici, che impone la pubblicazione dei dati relativi agli altri incarichi ricoperti dai vertici di una pubblica amministrazione. Un altro tassello fondamentale delle nuove norme contro la corruzione. Ma sul sito della Camera di commercio, tra gli incarichi di Bettoni non viene indicato quello in Pro Brixia. E lo stesso accade per Ziletti: per lui vengono indicati i quasi 200mila euro percepiti tra stipendio fisso e variabile come segretario generale, ma non viene fatto alcun cenno ai 60mila che gli spettano in virtù dell’incarico nell’azienda speciale.

Per questo Ziletti è già finito nella black list stilata da Palazzo Chigi sui dirigenti pubblici che non rispettano quanto stabilito dalle norme sulla trasparenza. E, contattato da ilfattoquotidiano.it, risponde che “solo a seguito di una circolare ministeriale del mese scorso è stato esteso alle aziende speciali camerali l’obbligo di pubblicazione dei dati, cui daremo seguito, come fatto in altre occasioni”. Mentre sul regime di incompatibilità sostiene che “questo è stato escluso per le Camere di commercio, da un’attenta lettura data alle norme da Unioncamere”.

Del resto la moltiplicazione delle poltrone su cui sedere, alla Camera di commercio di Brescia, piace ai vertici. E anche ai livelli più bassi della gerarchia. Nel 2013, infatti, ben nove dipendenti hanno ottenuto incarichi in Pro Brixia, per compensi che sono andati da un minimo di 350 euro sino a 9.884,38. “In questo caso non sono le norme anticorruzione a non essere rispettate – spiega Bottino – ma quelle contenute nel decreto legislativo 165 del 2001 sull’ordinamento del lavoro nelle pubbliche amministrazioni, che vietano il cumulo di incarichi anche in soggetti controllati dall’amministrazione di cui si è dipendenti. Altrimenti si corre il rischio di una duplicazione organizzativa e finanziaria, dal momento che il dipendente potrebbe percepire un compenso per lo svolgimento di funzioni consulenziali che rientrano nell’adempimento dei normali obblighi di ufficio”.

Il presidente Bettoni intanto si prepara. A fare rispettare le regole? Macché. Alla corsa per il suo quinto mandato consecutivo alla guida della Camera di commercio. Fa niente, poi, se nello statuto dell’ente si legge che “il presidente può essere rieletto due volte”.

Così fan tutte. Unioncamere: “Nessuna incompatibilità” – Brescia non è per nulla un caso isolato. Nella vicina Milano il segretario generale della Camera di commercio, Pier Andrea Chevallard, è anche direttore dell’azienda speciale Promos, nonché responsabile della prevenzione della corruzione. Tra i consiglieri, poi, Bruno Ermolli è presidente di Promos, mentre Alessandro Spada è presidente di un’altra azienda speciale, Innovhub. A Roma il segretario generale della Camera di commercio, Pietro Abate, è anche segretario generale di ben tre aziende speciali: Promoroma, Arm (Azienda romana mercati) e Irfi. Altre sovrapposizioni ci sono poi tra il consiglio e gli organi di amministrazione delle aziende speciali.

Lo stesso accade a Torino. Sotto la Mole il segretario generale della Camera di commercio, Guido Bolatto, è anche direttore delle aziende speciali Laboratorio chimico e Torino incontra. Mentre l’ex amministratore delegato della Fiat, Alessandro Barberis, è presidente di tutti e tre gli organismi. Diverse sovrapposizioni tra consiglieri della Camera di commercio e delle aziende speciali ci sono anche a Napoli, dove Mario Esti è segretario generale, responsabile della prevenzione della corruzione e responsabile della trasparenza per l’ente camerale, mentre per l’azienda speciale Laboratorio chimico merceologico è direttore amministrativo.

Succede dappertutto così, in Italia. Ma per Unioncamere non si tratta di casi di incarichi incompatibili, in virtù del legame particolarmente stretto tra aziende speciali e Camere di commercio: “Il parere legale da noi acquisito – fanno sapere dall’ente che rappresenta il sistema camerale – esclude l’applicabilità della disciplina in esame ad una vicenda che si caratterizza come una modulazione interna della pubblica amministrazione. E in ogni caso il decreto legislativo va interpretato in riferimento a incarichi amministrativi di vertice e incarichi dirigenziali, come quello del segretario generale, e non in riferimento ai ruoli di presidente e consigliere”.

@gigi_gno

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Maria Emma Sacco, dipendente della Camera di commercio di Brescia 

Egregio Direttore,

Le scrivo perché sono una di quelle persone cui fa riferimento l’articolo pubblicato il 24 aprile u.s., scritto da Luigi Franco “Camere di commercio, incompatibilità incarichi non è legge. Poltrone proliferano” in quanto sono una dei dipendenti camerali che nel 2013 ha lavorato per Pro Brixia sulla base di un incarico appositamente conferito e di un contratto firmato. In particolare svolgo per Pro Brixia il compito di Responsabile amministrativo ed in quanto tale, in via principale, mi occupo della programmazione delle attività e risorse aziendali, della previsione dei flussi finanziari, della gestione in corso d’anno e della rendicontazione a fine esercizio. In Camera di Commercio sono stata assunta a seguito di regolare concorso pubblico nel 1996 e dal 2003 svolgo i compiti connessi al ruolo di Responsabile del servizio risorse finanziarie e strumentali.

Quando nel 2009 ho firmato il primo contratto per svolgere il compito aggiuntivo di Responsabile amministrativo l’ho fatto nella convinzione, fondata sulla lettura delle norme che disciplinano i ruoli e i compiti del personale camerale (in particolare artt. 8, 9 e 10 del CCNL 31.3.1999 e C. di S. Commissione speciale pubblico impiego adunanza del 4/5/2005 n. 173/2004 sez. II), che l’essere responsabile del servizio risorse finanziarie e strumentali della Camera di Commercio in sé non comprendesse in alcun modo tra i doveri d’ufficio quello di Responsabile amministrativo dell’azienda speciale camerale e si trattasse di una nomina “intuitu personae”, potenzialmente attribuibile ad altri soggetti, anche in considerazione del fatto che azienda e Camera di commercio sono due enti distinti che hanno un quadro giuridico di riferimento diverso ed operano secondo un differente modello gestionale.

Per questo motivo non ho pensato e tuttora ritengo che il fatto di essere nominata e svolgere il compito di responsabile amministrativo concretizzi “il rischio di una duplicazione organizzativa e finanziaria” come riportato nell’articolo pubblicato sul suo giornale.

Preciso che scrivo a titolo personale non perché pensi che altri non abbiano informazioni o considerazioni da fornirLe ma perché sono abituata ad assumermi sempre in prima persona la responsabilità di quello che faccio e perché come cittadina e dipendente pubblica, a maggior ragione per il tipo di lavoro che svolgo, sono consapevole e convinta che le risorse pubbliche vadano gestite secondo le regole e in un quadro preciso di responsabilità. Appartengo inoltre a quella categoria di persone che ha sempre pensato che un magistrato, per il ruolo che svolge, non possa bere un caffè al bar con chiunque ed allo stesso modo ritengo che chi, a diverso titolo gestisce risorse pubbliche, debba tenere un comportamento che allontani da sé ogni sospetto in ordine alla correttezza del proprio operato. Per questo motivo ho ritenuto opportuno scriverLe avvalendomi dell’unica difesa che ho a disposizione in quanto mi sento trattata come una persona disonesta ed approfittatrice e non come una donna che lavora e si guadagna da vivere normalmente ed onestamente attendendo ai propri compiti.

Per scrivere questa lettera ed esporLe il mio punto di vista ho controllato nuovamente il quadro giuridico di riferimento che mi ha portato ad accettare il ruolo di Responsabile amministrativo perché al di là della mia sensibilità personale non volevo farLe perdere tempo prezioso dandoLe informazioni parziali od inesatte.

A questo punto, visto il profondo disagio che ho provato nel leggere quelle righe e la consapevolezza che svolgete un ruolo prezioso ed importante per il progredire della società ed il mantenimento della democrazia, Le chiedo la cortesia, nel caso non ritenesse opportuno, per un qualsivoglia motivo, pubblicare questa mia lettera, di rispondere anche privatamente, anche telefonicamente, a questa domanda: qual è il comportamento cui deve attenersi un giornalista quando scrive ed informa i suoi lettori, con quale cura deve approfondire gli argomenti che tratta e quale stile deve adottare quando descrive una situazione o fornisce il suo punto di vista coinvolgendo delle persone che non conosce ma che comunque hanno sentimenti e dignità.

La ringrazio per l’attenzione e Le porgo distinti saluti

Maria Emma Sacco

La risposta di Luigi Franco

Quanto scritto nell’articolo non esprime una valutazione sull’onestà e il senso etico di ogni singolo dipendente della Camera di commercio di Brescia, ma riporta notizie di interesse pubblico. Del resto, il fatto che nove dipendenti abbiano anche un contratto nell’azienda speciale Pro Brixia è riportato sul sito della Camera nella sezione ‘Amministrazione trasparente’ proprio perché il Legislatore ha ritenuto che tale informazione sia di rilevanza pubblica e sia utile a contrastare la corruzione nella pubblica amministrazione.

Sulla presenza di dipendenti con doppi incarichi è stato riportato il punto di vista di un esperto, il docente universitario di Diritto amministrativo Gabriele Bottino, il quale ha sottolineato “il rischio di una duplicazione organizzativa e finanziaria” e l’esistenza di un decreto legislativo (il n. 165 del 2001) finalizzato a limitare situazioni del genere. Un rischio, come tale, non comporta per forza il concretizzarsi delle circostanze che si vogliono evitare.

Dal momento che i dipendenti della Camera di commercio sono persone che “hanno sentimenti e dignità” e soprattutto non sono figure pubbliche, nel riportare la notizia è stato utilizzato un accorgimento a loro tutela: quello di non indicarne nome e cognome, benché presenti sul sito dell’ente. Sono stati invece fatti i nomi del presidente Francesco Bettoni e del segretario generale Massimo Ziletti, che in virtù dei ruoli ricoperti sono personaggi pubblici.