L’epidemia di ebola in Guinea e Liberia, nell’Africa occidentale, è dovuta a una variante di virus diversa dai ceppi precedentemente identificati nella Repubblica democratica del Congo e in Gabon. E’ quanto risulta dalle ricerche dell’Institut national de la santè et de la recherche mèdicale (Inserm) e dell’Institut Pasteur. Le indagini virologiche iniziali hanno permesso di identificare lo ‘Zaire ebolavirus’ come l’agente patogeno responsabile di questa epidemia, che ha provocato già 142 vittime. Le indagini epidemiologiche hanno anche legato i casi confermati in laboratorio con le morti iniziali registrate durante il dicembre 2013. “Questi risultati dimostrano che siamo di fronte a una nuova forma di questo virus in Guinea”, spiega Hervè Raoul, direttore del Laboratorio Bsl-4 dell’Inserm. 

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha precisato che 129 persone hanno perso la vita in Guinea e altre 13 in Liberia. Complessivamente, riferisce l’Oms, nei due Paesi sono stati registrati almeno 230 casi sospetti o confermati della malattia, la maggior parte in Guinea. Al momento non esistono né un vaccino né una cura per il virus ebola, che normalmente colpisce nelle regioni dell’Africa centrale. Per quanto riguarda però le raccomandazioni per le autorità di trasporti e per i viaggiatori, secondo l’Oms uno screening in porti e aeroporti di tutti i passeggeri in entrata provenienti dai paesi in cui è presente il virus è “costoso e con un impatto molto limitato”.

“Il rischio per i turisti o gli uomini d’affari di infettarsi durante una visita nelle aree interessate è estremamente basso – si legge nel documento – anche se la visita include viaggi proprio nelle zone dove sono stati riportati i casi. Non c’è rischio di trasmissione durante il periodo di incubazione e resta molto basso durante i primi giorni di malattia sintomatica”. E’ consigliabile, prosegue l’Oms, sensibilizzare chi parte o arriva sui rischi. “I viaggiatori che arrivano o vanno dovrebbero ricevere informazioni sui sintomi e su come minimizzare i contagi – scrivono gli esperti – oltre che su dove ottenere eventuale assistenza medica”.