Quando si sono riaccese le luci nel teatro, Beppe Grillo ha fissato la sua platea di spettatori e attivisti: “Vi ho annoiato, lo so. Sono diventato un professorino”. Sono passate due ore e mezza. Arrotolato sulla sedia al suo fianco una bandiera dell’Unione europea a forma di tunica: a metà show l’ha indossata, ma poi gli si è incastrata sotto i piedi e se l’è tolta con un urlo. La sala non si è mossa. Ha riso al momento giusto, ma non troppo. Qualcuno ha cercato di intervenire, altri hanno corretto qualche informazione politica. Ad ascoltarlo a Milano per una delle tappe del suo show “Te la do io l’Europa“, il popolo dei comizi con le bandiere e le stelle, attivisti dei meetup dei dintorni, ma anche simpatizzanti ed elettori. Gente che si è potuta permettere i 20/30 euro del biglietto che, anche se pochi, fanno la differenza rispetto alla piazza. “Sì questo è un comizio a pagamento”, esordisce, “siete stati sfortunati. Ogni quattro gratis, uno lo faccio a pagamento”. Parla di politica, rivede gli ultimi mesi di attività parlamentare dei suoi e attacca l’editore Carlo De Benedetti: “Se non finisce con i suoi giornali vergognosi di raccontare menzogne, io prendo un pullman da solo e vado a Sankt Moritz davanti a casa sua”. La platea si scalda e lui aggiunge: “E sì, voi venite tutti con me”.

Chi aveva nostalgia del Grillo comico se ne è tornato a casa con il groppo in gola di quelle cose che non tornano più. L’ultima volta che il leader del Movimento 5 Stelle era su di un palco per un suo show personale non c’erano state le elezioni, un tour in camper in giro per l’Italia, 163 parlamentari grillini entrati in Parlamento, un colloquio con Pier Luigi Bersani, quattordici espulsioni, centinaia di articoli sul blog e uno scontro in diretta streaming con Matteo Renzi. Tutta acqua che è passata sotto i ponti e che ha fatto di Grillo il leader di un Movimento o, come si definisce lui, “uno che ha voluto vedere il mondo da un altro punto di vista e sognare che fosse possibile”. “Perché se succede qualcosa a me”, commenta, “siete tutti fottuti”. Applaudono, ma qualcuno ha il coraggio di gridare “è vero”. “Renzi sono vent’anni che vive di politica”, continua, “io avrei potuto starmene dietro il mio cancello elettronico, ma ho pensato che ve lo dovevo. Io ho sentito che dovevo mettermi in gioco”.

Video di Franz Baraggino

Durante la prima ora, Grillo ripercorre le vicende politiche dell’ultimo anno. Spiega ai suoi eventi e dinamiche. Con la calma di una riunione tra intimi, alza la voce poche volte. Proietta immagini dal suo computer: prima l’elenco dei processi in cui è coinvolto, poi le idee che dice “innovative” trovate in rete. Ricorda cosa hanno fatto i parlamentari M5S a Roma. Dalla lotta per il decreto sul femminicidio fino al decreto Imu-Bankitalia. Parla al plurale “noi abbiamo fatto”, a volte si sbaglia “io ho detto”, ma subito si ricorregge. Attacca come sempre il presidente del Consiglio: “L’ebetino è di una cattiveria…Bisogna essere cattivi per dire: ‘Ti do 80 euro a famiglia’. E’ la sublimazione del voto di scambio”. E racconta la sua versione del retroscena sull’incontro con l’ambasciatore inglese: “Tutti gli ambasciatori sono venuti a chiedermi spiegazioni su quello che succedeva in Italia. Tre volte i cinesi, poi i francesi e gli inglesi. Ma ci credete? A me l’hanno chiesto. Poi l’ambasciatore inglese mi ha detto: ‘Non dica perché è venuto qua’. Io non ho mai detto niente, poi lo vedo a Servizio Pubblico che lo dichiara. Fanculo. E io che avevo tenuto il segreto come fossi un eroe nazionale. Allora diciamo com’è andata. Ero lì e l’ambasciatore mi dice: ‘C’è Letta di sopra che vorrebbe pranzare con lei’. Ora lui dice che è un caso. Ma non è così. Perché noi non contiamo più nulla”. 

Parla anche di democrazia interna, con un attacco al sindaco di Napoli Luigi De Magistris e ai dissidenti espulsi in Parlamento: “Tutti quelli che vogliono visibilità poi me la mettono nel culo. De Magistris, ve lo ricordate? Lo abbiamo sostenuto fin dall’inizio. Poi arrivato al Parlamento europeo si è dimenticato di noi. Non l’abbiamo più sentito. Ma non puoi fare così. Se ti voto per fare una roba, devi fare quella roba lì. Non devi rompere i coglioni e andare da un’altra parte”. E su questo punto sembra determinato: “Noi inseriremo il vincolo di mandato. Cambieremo la costituzione perché io lo voglio. Se uno viene eletto nel Movimento 5 Stelle e poi cambia e va in un altro partito per tenersi il grano paga una penale di 250mila euro. Se no poi vai a fare in culo”.  

Ad ascoltarlo c’è la Milano di provincia, quella dei banchetti in centro, ma anche dei paesi vicini. C’è il consigliere comunale Mattia Calise, ma anche i rappresentati dei meetup da Vimercate, Settimo fino a Sondrio e Lecco. Poche magliette a 5 Stelle, qualche bandiera e molte spillette. Non si va a fare proseliti nella platea di colleghi. “Non potevamo mancare”, dice Valerio Chiesa, 21 anni studente di Scienze Politiche, “comizio a pagamento? Ma cosa c’entra. Siamo qui per capire e ascoltare. Il Movimento è l’unica speranza e noi lo sappiamo bene”. Lo accompagna la ragazza, ma con i giornalisti si parla il minimo indispensabile perché poi “mistificano”. Qualcuno osa la giacca e la cravatta, ma per la maggior parte sono scarpe da ginnastica e felpe. Giovani che “vantano” già anni di militanza. “Noi prima? Ci vergogniamo ma votavamo Berlusconi“. Lo dicono piano David Trestini (Sondrio) e Emanuele Elia (Lecco), perché è vero che nel Movimento c’è gente di destra e di sinistra, ma “quel nome lì” fa inorridire tutti. “Poi ad un certo punto abbiamo capito. Troppe le promesse mai mantenute. Anzi ora sono Silvio e Renzi a prendere da Grillo, a rubargli le idee. Questa è la nostra ultima spiaggia. E siamo qui perché a volte si può imparare anche con la comicità. Gli italiani certe cose altrimenti non le capirebbero mai”. Una destra delusa da Silvio Berlusconi, ma anche la sinistra stanca che dice di non riconoscersi più nei suoi leader. “Io prima votavo Rifondazione comunista”, dice Guglielmo Pernice da Vimercate. E’ insieme al suo gruppo di attivisti e al consigliere comunale di riferimento. “Ma il Movimento è così. Aperto a tutti. Io sono felice che i nostri parlamentari non abbiano fatto compromessi. Non avrebbe avuto senso. Cresceremo tanto e ancora. Anche perché altrimenti non riusciamo a vedere altre strade”.