I figli, in questo momento storico, non è solo complicato farli. Complicato è perfino crescerli quando li hai già messi al mondo. Dice l’ultimo rapporto della Caritas che i genitori separati sono poveri. Uomini e donne lo sono in egual misura.

Si può passare il tempo a raccontare questa povertà facendosene scudo per rivendicazioni d’ogni genere. Si può attribuirla alla cattiveria di uomini o donne ma, di fatto, se guardi la faccenda con un po’ di obiettività, risulta facile capire come sia ovvio che se si è già poveri restando insieme, lo si è ancora di più separando beni, risorse, aria, mattoni, finanche la disperazione.

A raccontare mediaticamente questa povertà furono i padri, spiegandola dal loro verso e avendo chiaro che non è dalle madri che possono attingere risorse. Perciò si rivolsero alle istituzioni per un reddito e alcune abitazioni. Lo fecero talvolta in una maniera odiosa, alimentando un pregiudizio contro donne e stranieri, ritenuti responsabili della mancanza di reddito e opportunità. 

Alle loro richieste, d’altro canto, le varie rappresentanze dei diritti delle donne rispondevano negando il problema e dicendo solo “no”. 

Lei è precaria, lui ha uno stipendio di 1.200 euro e se molla la casa, se aiuta a pagare il mutuo e dà il mantenimento per il figlio, poi non saprà dove sbattere la testa. Non può darti un mantenimento che corrisponde al vostro precedente tenore di vita perché quel tenore di vita non esiste più. Non vuole sottrarsi alle sue responsabilità, altrimenti non starebbe lì a negoziare, ma almeno vedere di più il bambino? Risposta: “No”.

Dovete dividere fifty fifty le spese mediche, scolastiche, extra, perciò si può sapere preventivamente come saranno spesi quei soldi? Si può decidere insieme cosa comprare in base alle risorse a disposizione di ciascuno? No.

Se lui compra qualcosa per il bimbo in quella giornata che starà con lui, poi può decurtare quei soldi dalla spesa complessiva che deve alla madre? Chiaramente no. 

Si chiede l’affido condiviso, in base alla legge 54/2006, ma non quella presa in giro in cui il figlio resta sempre da lei che glielo fa vedere ogni 15 giorni. Insomma, no. 

Vorrebbe, lui, che il figlio dormisse a casa sua, perché è uno di quegli uomini che non delegano tutto, quel figlio l’ha lavato, cambiato, l’ha nutrito, l’ha cullato tanto quanto lei e per lui è un lutto non vederlo. Vorrebbe fare parte della sua vita perché ha paura che si perdano. Invece no. 

Succede allora che a dibattere di questi temi siano solitamente persone un minimo esasperate e dalle posizioni alquanto rigide. I figli devono crescere solo con le madri, in concessione d’uso limitato ai padri, se si comportano più che bene, e questo è quanto dicono quelli che sostengono che le difficoltà paterne siano tutte scuse. 

I padri avanzano richieste, proposte, condivisibili o meno, bussano alla porta di chiunque li accolga, snobbati da una certa sinistra che vive la questione in una maniera un po’ appiattita su ragioni filo cattoliche conservatrici. I figli stanno con le madri e punto. Il resto neppure si discute.

Si rifiuta di considerare quest’altro genitore come una risorsa, colui che dà una mano a crescere il figlio mentre tu fai mille altre cose, incluso lavorare, se ne hai l’occasione. Eppure dicevamo di essere stanche di crescere i figli da sole. Ecco allora la voce sullo sfondo che avanza sospetti e genera il terrore per cui le donne non dovranno mai perdere il privilegio di vedersi delegare tutti i ruoli di cura. E allora la violenza sulle donne? 

Ovvero si avanza l’idea generalizzata per cui si ritiene che ogni padre che vorrebbe fortemente stare con il figlio in realtà sia violento. Esistono, per carità, quelli che approfittano del diritto di vedere i figli per continuare a molestare anche la madre. Perciò in alcune proposte di legge si specifica, e si può dire ancora meglio o si può proporre altro, che il minore non si affidi alla persona violenta.

La voce in controcampo non contempla comunque mai il caso in cui sia lei poco adatta a crescere un figlio. Il presupposto è sempre che i figli non bisogna farli vedere a un genitore già a partire dall’accusa. E la presunzione di innocenza? I tre gradi di giudizio? Non contano. Perciò c’è chi fa le barricate affinché i figli restino sempre con le madri perché, nel dubbio, le donne sarebbero a prescindere un rifugio sicuro, mai violento, ottimo per l’equilibrio e la crescita di tutti i bambini. 

Così si torna alla questione economica. Vista la cultura del sospetto e  il contesto culturale, in caso di separazione, si parlerà più spesso di collocazione prevalente dalla madre. A lei sarà assegnata la casa, quando c’è, e i soldi di mantenimento per i figli. L’accordo in genere si sottoscrive confidando che tutto rimarrà uguale, non ci saranno tensioni, irrigidimenti, perdita del lavoro. Poi però, quell’accordo non potrai cambiarlo in un batter d’occhio. Servono udienze in tribunale, procedimenti lunghi e complicati. Tu firmi oggi per dare 350 euro a tuo figlio ma se tra un anno non li avrai più, se non trovi comprensione, finisce che ti pignorano l’auto, i respiri e quel poco che ti resta. 

È una guerra tra poveri, dove, tenendo conto di reciproche negligenze e irresponsabilità, l’uno non vuol sentire le ragioni dell’altro. Dove ciascuno addebita all’altro la propria povertà. Entrambi precari, a rinfacciarsi l’impossibile finché di cattiveria in cattiveria non si riesce a venirne a capo. Non si capisce che è in quel caso che bisognerebbe parlare di solidarietà reciproca, lotta comune, contro un nemico comune, perché non sono le femministe che hanno condotto gli umani in povertà e i padri dovrebbero supportare le donne nella richiesta di reddito, casa e autonomia economica per tutt*

Infine, sapendo che il tema trattato è oggetto di una guerra di religione, sperando perciò di poter liberamente manifestare una opinione laica, sarei curiosa di sapere che ne pensate a tal proposito: domani accadrà che una coppia gay o lesbica si separerà. La questione dell’affido riguarderà anche loro. Potranno condividere l’affido, vedere i figli in maniera equa, mettersi d’accordo per contribuire alle spese senza alcun problema? E come la mettiamo con chi dice che i figli devono restare solo con le madri? E con quegli altri che dicono che i figli devono crescere necessariamente in presenza di un padre? Se tutti quanti voi non tenete conto del fatto che si è genitori allo stesso modo, a prescindere dal vostro genere di appartenenza, come potete pretendere che la società lasci cadere ogni pregiudizio e capisca che entrambe le figure genitoriali, nella relazione e nel ruolo di cura, si equivalgono e sono interscambiabili