Matteo Renzi sale da Giorgio Napolitano per parlare, a quanto si apprende, di riforme costituzionali e Def. Il presidente del consiglio avrebbe poi ragguagliato il capo dello Stato sul recente incontro con il premier britannico Cameron.

Sul tema delle riforme era intervenuto in mattinata anche il ministro Maria Elena Boschi. I dubbi sono legittimi, ma i Professori bloccano le riforme da trent’anni. “Io temo che in questi trent’anni le continue prese di posizione dei professori abbiano bloccato un processo di riforma oggi non più rinviabile per il Paese – dichiara il ministro ad Agorà – Certo ci possono essere posizioni diverse che sono legittime: in particolare trovo legittimo che Rodotà abbia profondamente cambiato idea, perché ricordo che nell’85 fu il secondo firmatario di una proposta di legge che voleva abolire il Senato. Ma dico che ci sono altrettanti costituzionalisti validi che invece sostengono il nostro progetto”. In realtà proprio Rodotà ieri, in un’intervista all’Unità, aveva spiegato la differenza rispetto al suo disegno di legge sul monocameralismo: in quegli anni “c’erano il proporzionale, le preferenze, i grandi partiti di massa, regolamenti parlamentari che davano enormi poteri ai gruppo di opposizione. Il nostro obiettivo era dare la massima forza alla rappresentanza parlamentare, mentre oggi la si vuole mortificare”. “Se una sola delle Camere ha la competenza sulla fiducia e sui bilanci, per evitare di modificare gli equilibri costituzionali – aveva detto Rodotà – occorre dare al Senato poteri sulle leggi costituzionali, le grandi leggi di principio, l’attività di controllo e inchiesta parlamentare. E poi un Senato eletto direttamente dai cittadini con il proporzionale”. 

E a replicare direttamente la ministro Boschi è la vicepresidente del Pd Sandra Zampa. “Le parole contro ‘i professori’ colpevoli di avere bloccato le riforme istituzionali in questi trent’anni mi producono sofferenza e disagio” afferma. “Non solo perché – prosegue – la sua analisi non corrisponde alla realtà dei fatti, non solo perché ci sono professori come Roberto Ruffilli che hanno perso la vita per tentare di cambiare l’Italia, o hanno dato straordinari contributi al cambiamento mettendo la propria competenza e vita a disposizione del Paese come, tra gli altri, Pietro Scoppola, Beniamino Andreatta, Tommaso Padoa Schioppa, Arturo Parisi, Romano Prodi, ma perché in un Paese che deve lottare contro ignoranza e populismo, non possono produrre qualcosa di buono. Aggiungo che rispondere alle critiche liquidandole con battute che colpiscono come in questo caso ‘una categoria’ non va per niente bene. Si può argomentare in altri termini il proprio dissenso dalle loro obiezioni”.

In realtà non si può certo dire che i cecchini della riforma del Senato sono solo i cosiddetti “Professori”. Pippo Civati, per dire, spiega al TgCom24: “Io trovo un po’ eccessivo il tono di Renzi soprattutto sulla riforma costituzionale, perché lui sicuramente può ispirare ma poi vota il Parlamento. La Costituzione è molto più complicata di un linguaggio e parole forti a volte anche un po’ offensive per la libertà di giudizio dei parlamentari. Io credo che il senatore Chiti (che ha presentato un ddl “alternativo” per la riduzione dei parlamentari e la trasformazione del Senato, ndr) sia una persona al di sopra di ogni sospetto, non è un civatiano o un antirenziano, è una persona di esperienza ha raccolto un quinto dei senatori con tante idee e convinzione. Possiamo parlare ancora e riflettere su un Senato eletto dai cittadini”.

Dall’altra parte c’è Forza Italia e il 10 aprile, giorno in cui il giudice di sorveglianza di Milano deciderà se Silvio Berlusconi sconterà la pena per la sua condanna definitiva in Cassazione ai domiciliari o ai servizi sociali. Ebbene, il capogruppo forzista al Senato al Messaggero manda a dire: “Sicuramente Berlusconi avrà sottolineato al capo dello Stato la difficoltà che potrebbe incontrare un percorso di riforme nel momento in cui si dovesse arrivare ad una situazione di non agibilità”. Così il capogruppo di Fi al Senato Paolo Romani torna sull’incontro al Colle tra il presidente Giorgio Napolitano e Berlusconi e, intervistato dal Messaggero, avverte: “Io personalmente, e insisto sul personalmente, dovessi vedere Berlusconi in una condizione di minorità riguardo la sua agibilità politica dopo i provvedimenti dei giudici sulla sua libertà personale qualche difficoltà a proseguire sul percorso riformatore ce l’avrei. Se poi il senso di responsabilità di Berlusconi sarà tale da dirmi di andare avanti, accetterò”.