I volontari della sanità e del soccorso minacciano lo sciopero. “Siamo 200mila e con 5000 ambulanze garantiamo il 70 per cento del soccorso sanitario nazionale. E se ci fermassimo per un giorno?”. Una provocazione lanciata da Misericordie e Pubbliche Assistenze, esasperate dall’ennesimo ostacolo burocratico e non solo: anche le ambulanze pagheranno il pedaggio autostradale, a meno che non siano – ma devono certificarlo – in servizio di soccorso (leggi la notifica di Autostrade per l’Italia). Esclusi dall’esenzione, a logica, i trasporti di disabili, dialisi e oncologici. Il cambiamento sarebbe dovuto partire già da febbraio. Ma, in una nota diffusa oggi dalla società Autostrade per l’Italia, si legge che “le attuali convenzioni in scadenza con le associazioni di volontariato saranno prorogate fino al primo luglio 2014”.

Non ci stanno i volontari, che scenderanno in piazza al grido di “Fermi tutti!” giovedì 3 aprile, a Roma, davanti a Montecitorio. “Siamo scioccati, è un paradosso, è assurdo, l’ennesimo dei cavilli burocratici che ostacolano il volontariato e tolgono entusiasmo a persone che dedicano il loro tempo in maniera gratuita per il bene della comunità” tuona Roberto Trucchi, presidente della Confederazione nazionale delle Misericordie.

“RENZI PENSI ANCHE ALLE RIFORME” PER NOI”. Arriveranno da tutta Italia per manifestare a Roma. “Volevano venire in tanti, ma abbiamo dovuto frenare un po’ perché bisogna comunque garantire il servizio” spiega Trucci a ilfattoquotidiano.it. Quella dello sciopero, al momento, infatti, resta solo una provocazione, una minaccia. Al governo e al Parlamento le associazioni dei volontari chiedono però varie riforme urgenti. “Proprio questo governo e in particolare il presidente del Consiglio Matteo Renzi sembrano avere fretta di fare tante riforme – aggiunge il presidente delle Misericordie – Al contrario, il volontariato lo stanno rallentando, quasi fermando. Mi auguro che non sia una cosa voluta, ma che tra i tanti problemi che ci sono nel Paese il governo semplicemente non abbia prestato attenzione alla nostra questione”.

“Le ambulanze dovranno giustificarsi dimostrando di essere in servizio, magari con un barellato a bordo? E poi i volontari delle nostre segreterie dovranno perdere fior di tempo a rendicontare i servizi e i pedaggi per ricevere chissà quando un rimborso?” si chiede Trucchi. In sostanza, Autostrade per l’Italia ha deciso di interpretare in modo più restrittivo la norma e decidere che le ambulanze devono dimostrare di essere in pieno servizio di soccorso. L’autostrada rimarrebbe gratuita solo per i soccorsi di emergenza, ma non, ad esempio, per i trasporti di disabili, oncologici e dializzati. Per dimostrare di essere passati dal casello per effettuare un soccorso, i volontari dovranno fare un’autocertificazione, che sarà comunicata dalle associazioni ad Autostrade tramite un’apposita piattaforma web che la società metterà in piedi a proprie spese.

Come ricorda Fabrizio Pregliasco, presidente di Anpas, le ambulanze sono costrette sempre di più a muoversi in fretta in autostrada, a causa dei tagli dei presidi ospedalieri voluti dalla razionalizzazione. “Le distanze tra utenti e ospedali sono aumentate” ricorda Pregliasco. Rendendo quasi obbligatorio il transito in autostrada. E’ di febbraio, ad esempio, la notizia di una mamma di Fivizzano (Massa Carrara) che ha partorito in ambulanza al casello autostradale cercando di raggiungere l’ospedale più vicino, quello di La Spezia. Ed è proprio in Liguria che la novità voluta da Autostrade sta facendo più discutere. I volontari sono sul piede di guerra e minacciano di boicottare il pedaggio. Stando a quanto riporta la Stampa, secondo il vicepresidente nazionale di Anpas Ilario Moreschi le ambulanze si rifiuteranno di pagare e sarà un giudice a decidere chi ha ragione.

Ma la misura non interesserebbe solo la Liguria, come precisa Andrea Del Bianco, direttore della confederazione nazionale delle Misericordie: “La disdetta della convenzione riguarda l’intera rete autostradale. In Liguria il caso emerge maggiormente in quanto l’autostrada è spesso l’unica via praticabile, come in altre aree montane”.

I FURBETTI DEL CASELLO. Perché Autostrade per l’Italia ha deciso di cambiare l’interpretazione della norma? “Al fine di evitare gli abusi accertati” fa sapere la società. “Ma i casi evidenziati di impiego di Telepass su auto private – ribatte Del Bianco – sono numericamente irrilevanti rispetto alla mole complessiva dei Telepass concessi: anche perché noi stanghiamo pesantemente chi sgarra, non solo facendo pagare i transiti contestati, ma ritirando immediatamente all’associazione tutti i Telepass in suo possesso, non solamente quello incriminato. Si tratta – conclude – di una interpretazione legittima, purtroppo, come lo è però anche la interpretazione estensiva fino ad oggi adottata. Ma in tempi di crisi evidentemente tutto fa”.

“Sia Anpas che noi – spiega ancora Del Bianco – abbiamo cercato sia una soluzione politico-giuridica con il Ministero, ricevendo rassicurazioni dallo stesso ministro Lupi, sia una soluzione tecnica con società Autostrade, ma l’unica proposta è sempre stata solo un meccanismo complicatissimo e comunque solamente per interventi di soccorso in atto, praticamente insignificante”.

L’INTERROGAZIONE DI FI: “LEGGE DA CAMBIARE”. Per richiamare l’attenzione sul trasporto sanitario, il 19 marzo il senatore Pietro Liuzzi (Fi) ha fatto un’interrogazione ai ministri dei Trasporti e delle Infrastrutture e della Salute, chiedendo se intendano “adottare provvedimenti per modificare l’art. 373 del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495, e la circolare del Ministero dei lavori pubblici n. 3973 del 5 agosto 1997 in materia di esenzione del pedaggio autostradale per una maggiore specificazione della definizione di veicoli “adibiti al soccorso”. Il decreto cui fa riferimento il senatore prevede che siano esentati dal pagamento del pedaggio i veicoli delle associazioni di volontariato solo nei casi in cui stiano prestando soccorso. Fanno eccezione i veicoli della Croce Rossa: quelli passano sempre gratis. E la circolare del 1997 ribadisce lo stesso concetto: sono esentati solo i veicoli che stiano effettuando un servizio di soccorso. Niente servizi socio-sanitari alla persona, insomma.

Tra le richieste dei volontari, oltre al rinnovo della convenzione con Autostrade, c’è anche l’abrogazione del tetto dei 4 milioni di euro ricevuti dal 5 per mille. “Con il tetto perdiamo molti dei soldi che gli italiani vogliono destinare a noi” denuncia Trucchi. Infine la questione del servizio civile. “Vogliamo – continua il presidente delle Misericordie – che anche gli stranieri residenti in Italia possano svolgerlo e che la sua durata sia fissata in modo chiaro e definitivo a un anno. Voglio che sia chiaro che non stiamo protestando per difendere un nostro interesse, ma per garantire il diritto alla salute di tutti i cittadini”.

Anpas ha 110 anni e raccoglie 876 pubbliche assistenze con 268 sezioni in tutte le regioni italiane. E’ attiva nell’emergenza sanitaria e nelle attività sociosanitarie e di protezione civile con 2700 ambulanze, 500 mezzi di protezione civile e 100mila volontari. La sostengono 700mila soci. Ente accreditato di prima classe, ha più di 800 sedi di servizio civile nazionale. Mentre a confederazione nazionale delle Misericordie riunisce più di 700 confraternite che contano circa 670mila iscritti, di cui più di 100mila impegnati attivamente in opere di carità. Anpas e le Misericordie garantiscono più del 70 per cento del trasporto sanitario ordinario e di emergenza e urgenza in Italia.