In vista delle elezioni per scegliere il prossimo presidente della repubblica islamica d’Afghanistan il 5 aprile, le donne andranno a votare? Soprattutto perché i talebani sono stati chiari, vogliono cercare di fermare il regolare svolgimento delle elezioni, impaurire le persone e continuare lo spargimento di sangue, basti vedere gli ultimi attacchi nella capitale, prima al Serana Hotel poi alla guest house “Roots for peace”.

Come Fondazione Pangea stiamo seguendo le elezioni e abbiamo parlato con una rappresentante di Awn (Afghan Women Network), la principale rete di organizzazioni non governative di donne afghane che lavorano insieme per rafforzare la voce e le richieste politiche davanti alle forze nazionali e internazionali per la promozione dei diritti delle donne e delle bambine, per fermare la violenza domestica e per far avanzare in ogni ambito della vita pubblica la partecipazione delle donne.

Una delle loro rappresentanti ci ha raccontato: “Ci siamo focalizzate per le elezioni su alcuni temi come la valorizzare dei traguardi ottenuti in quest’ultima decade dalle donne, che non devono assolutamente essere rimessi in discussione, e la questione ancora aperta sulla sicurezza delle donne che vogliono andare a votare e per coloro che vogliono essere osservatrici elettorali.”

L’Awn ci racconta che ha messo in atto una campagna “porta a porta” per spiegare ad ogni nucleo familiare come si svolgeranno le elezioni e come poter registrarsi per votare. “Non abbiamo coinvolto solo le donne ma anche e soprattutto gli uomini della famiglia perché volevamo far capire loro l’importanza della partecipazione al voto delle loro mogli, sorelle, figlie e madri!”

La sicurezza però è ancora un problema per tutta la popolazione, soprattutto per chi vive in aree rurali. “La sicurezza è una seria sfida per tutte le persone in Afghanistan, per avere un’elezione trasparente abbiamo bisogno di sicurezza in ogni  parte del Paese. Tuttavia non vi è alcuna garanzia che ciò avvenga. In ogni caso la partecipazione della gente è notevole, la maggioranza crede fortemente in queste elezioni e di sicuro useranno il loro voto, soprattutto i più giovani sono molto interessati a prendere parte alle elezioni.”

È incredibile ascoltarle e percepire nelle loro parole la loro speranza in un cambiamento con la possibilità di esprimere il voto nelle imminenti elezioni, soprattutto se si guarda alla cinica sfiducia e il sempre più alto assenteismo con cui noi italiani, e le democrazie europee in generale affrontiamo sempre di più gli appuntamenti elettorali (vedi le ultime elezioni francesi).

L’Awn il 26 marzo scorso ha invitato ad un dibattito pubblico televisivo tutti i prossimi candidati alla carica di presidente per discutere i loro programmi politici rispetto ai diritti e a quale tipo di coinvolgimento prevedevano per le donne nel futuro governo. Ogni candidato promette che i diritti delle donne saranno tra le loro priorità, ma è praticamente impossibile non avere forti dubbi! Al dibattito si sono presentati solo due candidati, Ashraf Ghani e Dawood Sultanzoi. Un magro risultato.

Le donne in Afghanistan sono da sempre una moneta di scambio non solo negli accordi tra le famiglie locali per rafforzare alleanze o risolvere conflitti, ma anche per contrattare azioni a livello nazionale e internazionale, che amplificano o mitigano politiche conservatrici e repressive.

Non dimentichiamo infatti che moglie e marito Bush, Laura e George, nel 2001 annunciavano che l’attacco all’Afghanistan talebano serviva per liberare le donne. Oggi le truppe Usa sono ancora lì e né le donne sono libere nei loro diritti, né tutta la popolazione è ancora libera dagli insorgenti talebani e dai militari stranieri, i civili continuano a morire. “In realtà dal nuovo presidente ci si aspetta uno sforzo maggiore per il miglioramento della condizione femminile in tutto l’Afghanistan e che soprattutto metta i diritti delle donne tra gli impegni prioritari della futura agenda politica presidenziale.”

La dignità delle donne afghane, la loro forza, è veramente speciale, la nostra amica sostiene che i passi avanti ottenuti fino ad oggi, anche se piccoli sono fondamentali per continuare a costruire futuro nel loro Paese: “Noi siamo le testimoni di molti cambiamenti positivi raggiunti faticosamente, anche se Awn è consapevole che la strada da percorrere è ancora lunga e che sono ancora molte le battaglie da mettere in campo. L’attuale Presidente Karzai è stato messo più di una volta sotto pressione e in condizioni di non potere agire nella pratica; ad esempio Karzai aveva firmato la legge contro la violenza sulle donne, ma il Parlamento ha bloccato la legge.”

Le azioni di pressione internazionale e locale messe in campo da Awn sono spesso riuscite a fermare i tentativi che governo e Parlamento hanno messo in campo in questi ultimi sette anni per restringere “per legge” i diritti delle donne. Nella pratica invece la maggioranza delle leggi rimane inapplicata, e sono le donne e gli uomini più progressisti, nelle organizzazioni non governative ma anche nelle istituzioni (come ad esempio la Procuratore capo di Herat Maria Bashir), che cercano di far avanzare la loro pratica nella vita quotidiana delle persone.

La nostra amica non vuole parlare dei talebani, non vuole fare previsioni, vuole parlare di futuro: “Attualmente ci sono tre donne che corrono per la carica di Vice Presidente nelle prossime elezioni del 5 aprile, ciò equivale a dire che in futuro sarà possibile per l’Afghanistan avere candidate donne come Presidente. Ma le vittorie non si ottengono rapidamente, solo con pazienza e raggiungendo un piccolo successo per volta. Le conquiste dalle donne  fanno però pensare ad un futuro diverso e migliore per l’Afghanistan.” E malgrado la consapevolezza di quanti e quali ostacoli aspettano le donne afghane, è con la speranza che ci congediamo.