Più soldi e più autonomia per riassorbire i precari della scuola. Che sono sempre di più, quasi 500mila. E per la cui stabilizzazione servirà “un significativo impegno finanziario”. Il nuovo ministro, Stefania Giannini, ha esposto ieri pomeriggio in Commissione al Senato le linee programmatiche del governo Renzi in tema di istruzione. Non solo il piano sull’edilizia scolastica: il Ministero ha intenzione di tirar dritto sui test Invalsi, e di fare marcia indietro sul Tirocinio Formativo Attivo, il canale di formazione dei docenti istituito dal ministro Francesco Profumo solo nel 2012, e già in previsione di superamento (verrà inglobato nelle lauree). Ma la vera novità riguarda ancora una volta le assunzioni: confermati i concorsi come canale principale di reclutamento, Giannini punta sugli organici funzionali e sull’autonomia dei singoli enti per implementare l’offerta formativa e sistemare le migliaia di docenti in attesa di una cattedra.

CONCORSI E ORGANICI FUNZIONALI
Quello del precariato è un “problema rilevante e drammatico, che riguarda la vita di molte persone”, ha detto il ministro in Commissione. Lo confermano anche i numeri: i docenti iscritti nelle graduatorie d’istituto (quelle che assegnano le supplenze) sono 460mila in tutta Italia. E fra questi, ci sono i 170mila iscritti nelle Graduatorie ad esaurimento (da cui viene pescato, per legge, il 50% delle assunzioni), per la cui dismissione ci vorranno almeno dieci anni. Senza dimenticare i 10mila abilitati Tfa, i 70mila che arriveranno dai Pas (noti anche come Tfa speciali) e i 40mila idonei di vecchi concorsi. Un vero e proprio rebus che Giannini spera di risolvere, almeno in parte, con gli organici funzionali: un corpo docente messo su da singole scuole (o da reti di scuole) per gestire al meglio le supplenze e aumentare l’offerta formativa, affrontando anche il tema del sostegno e dell’integrazione.

Sin dal momento del suo insediamento il ministro ha insistito sul tema dell’autonomia scolastica. Per far questo, però, è la stessa Giannini a sottolineare che ci vorrà un “significativo impegno finanziario”. L’organico dell’autonomia, del resto, è stato già istituito nel 2012, ma fino ad oggi non è stato pienamente attuato per problemi di budget. Giannini, dunque, batte cassa: serviranno soldi non soltanto per rimettere in sesto i disastrati edifici della scuola italiana, ma anche per sistemarne il personale. Una soluzione, aggiunge, potrebbe arrivare dalla revisione dei costi attuali per le supplenze brevi e l’integrazione degli alunni disabili. Parole che potrebbero presagire una piccola rivoluzione nell’assegnazione delle cattedre temporanee, e anche sul sostegno. Bisognerà aspettare per capire quanto il governo vorrà spingere sull’autonomia, e come verranno attuate queste linee programmatiche. Intanto, il ministro chiede di reintegrare i Fondi per l’offerta formativa ai livelli del 2011, quando ammontavano a 1,5 miliardi di euro, prima di essere falcidiati dai tagli. Sul lungo periodo, invece, confermata la linea dettata da Carrozza: le assunzioni dovranno avvenire solo per concorso.

TFA: NUOVO BANDO, POI SI CAMBIA
Marcia indietro, invece, sul Tirocinio Formativo Attivo. Il sistema di abilitazione dei docenti non ha neppure due anni di vita, ma per il ministro Giannini è già desueto: il prossimo ciclo che era stato annunciato dall’ex ministro Maria Chiara Carrozza verrà confermato. Ma pur condividendo il principio sotteso al Tfa, per il futuro Giannini prefigura l’introduzione di “un modello più snello”, basato sull’inserimento di un periodo di tirocinio direttamente nel percorso della laurea magistrale universitaria.

INVALSI E BONUS AI DOCENTI
Da quando sono stati introdotti, i test Invalsi hanno suscitato solo polemiche. Ma per il ministro Giannini il momento della valutazione è decisivo per il passaggio da “una scuola per tutti” ad “una scuola di qualità per tutti”. Per questo Invalsi non sarà dismesso, ma anzi rilanciato, promuovendo un “maggior coinvolgimento delle scuole” (che fin qui hanno più che altro subito i test). Alla valutazione, del resto, si ricollega anche la novità dei bonus nei contratti dei docenti: un altro dei temi forti del ministro, che ha ribadito l’intenzione di voler superare l’attuale sistema, in cui gli scatti di anzianità sono l’unico meccanismo premiale per gli insegnanti. Questione su cui già si profila lo scontro con i sindacati.

CONFERME SULL’EDILIZIA SCOLASTICA
Nulla di nuovo, invece, sul fronte dell’edilizia scolastica, dove il ministro ha confermato gli annunci già fatti dal premier Renzi. Giannini ha sottolineato che il governo sta predisponendo un piano pluriennale che porterà a fare interventi in 10mila edifici su tutto il territorio nazionale. Per farlo, ribadito l’impegno economico e anche organizzativo, con uno snellimento delle procedure e il completamento dell’Anagrafe che manca da quasi 20 anni.

QUOTA 96: CAMERA PROMETTE SOLUZIONE
Prima dell’intervento del ministro Giannini in Senato, le Commissioni Bilancio e Lavoro della Camera hanno approvato all’unanimità un ordine del giorno che impegna il governo a sciogliere il nodo dei Quota 96, i 4mila docenti bloccati in servizio da una “svista” della riforma Fornero. In realtà, una soluzione sembrava molto vicina già lo scorso mese, con un testo unificato a firma Pd-M5s. Ma poi è arrivata la doccia fredda della Ragioneria dello Stato, che ha bocciato le coperture. Presto il Parlamento proverà a trovare una nuova soluzione. Sperando – si augurano gli insegnanti coinvolti – che sia la volta buona.

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