“Quela che sun dre a contarve l’è una storia vera, de vun che l’era minga bun de dì de no”. Così comincia una vecchia canzone che s’intonava spesso intorno agli anni ’60 a Milano.
Faceva parte del repertorio di Enzo Jannacci.
Ora voi non ci crederete, ma a mia volta quello che sto per svelarvi è un fatto autentico e mi è capitato non più tardi di qualche giorno fa; qualcosa che mi ha profondamente sconvolto.
Mi trovavo a casa, nel pomeriggio, da solo, di domenica, suona il telefono e vado a rispondere.

“Pronto, chi è?”
E dall’altra parte sento una voce che riconosco subito per quanto è particolare.
Ma è impossibile che sia proprio lui…
Chiedo subito “Chi sei? Chi parla?”
E la stessa voce di nuovo mi risponde: “Sono Enzo”.
“Enzo chi?”
“Jannacci”, spiccica lui.
“Ma non dire sciocchezze! A parte che mi pare proprio di cattivo gusto tirare in ballo un amico che non c’è più”.
E l’altro a sua volta: “Sì d’accordo, non ci sono più, ma in questo momento invece ci sono e tu Dario mi hai riconosciuto subito, di ’ la verità”.
“Ti dirò che sei un ottimo falsario di cadenze e vocalità, in poche parole sei uno molto bravo ad imitare le voci. Per caso, non è che sei il solito rompiscatole della Zanzara?
“Zanzara? Ma cosa stai dicendo, chi è sta zanzara?
“Niente, niente, lascia correre, è un’altra storia di furbacchioni. Ad ogni modo, non capisco che gusto ci sia nel rifare il linguaggio e la cadenza di un amico che oltretutto mi è caro. Dove vuoi arrivare, qual è stavolta la beffa che vuoi giocare?”
“Forse il fatto che son stato via qualche mese mi fa perdere la possibilità di capire cosa stai dicendo – dice lui – cos’è successo con sta zanzara? Ti ha punto eh? Hai provato a mettere l’olio 31?”
“Ma lascia correre l’olio!”
“Guarda che fa molto bene, non dimenticare mai che io sono un medico eh! La buon anima del medico ma sempre parte della sanità! Scusa, ad ogni modo, se ti dico che sono Enzo e tu mi riconosci e dici pure è impossibile che tu mi possa telefonare perché non ci sono più e io ti dico ‘Come non ci sono più, ci sono eccome, sono qua!’ Forse è proibito telefonare se non ci sei di persona? Sì d’accordo, adesso come adesso io sono solo un’anima, ma attento, non disprezzare mai l’anima, specie se è di un amico! E chi t’ha detto che non ho diritto di fare un numero e cercare di parlare con uno che mi è come fratello, anzi dico di più: per me sei sempre stato come un padre, anzi lo sei ancora!”
“Per carità, basta così, se no dirai che sono anche tua madre! Per la miseria, che chiacchiera a mitraglia che t’è venuta!”
“Sì, è vero, ma era tanto che avevo bisogno di parlare con te. Anche se sono un spirito, sempre un amico sei, o no? Accidenti, abbiamo lavorato insieme a far musiche, canzoni, spettacoli e metterli in scena qualcosa come per cinquant’anni per Dio”
“Hai detto Dio? Ma laggiù potete permettervi di nominarlo invano?”
“Scusa Dario ma è una battuta di spirito che non mi fa ridere!”
“Non c’è dubbio che sei proprio tu, solo Enzo sa fare discorsi così strampalati!”
“In verità hai ragione ad avere qualche dubbio sulla mia identità: non ti ho detto neanche com’è che ho ricevuto questa specie di licenza”.
“Che licenza? Ma dove ti trovi in una caserma?”
“Ahahah, che bello, un aldilà caserma, lo voglio proprio raccontare ai miei coinquilini qua! Cosa stavamo dicendo? Ah sì, del permesso di telefonarti! Non è che dove mi trovo è una cosa che possa succedere ogni momento. ‘ Scusi entità di controllo, mi lascia comunicare per una cosa urgente con un amico?’ Normalmente ti dicono: ‘ Adesso no, ma abbi pazienza, hai un’eternità di tempo per comunicare a un caro amico!’ Ma il fatto è che qui dove mi trovo sono diventato molto intimo e simpatico a tutti, non ce n’è uno di questi angelici che non mi sorrida e mi dia pacche sulle spalle, anche se non me ne viene niente… uno se non ci prova non immagina come si sia leggeri senza un corpo; mi sembra di essere uno stratosferico sparato nell’etere. Come sono arrivato quaggiù, non ti dico le feste che mi hanno fatto! Ma lo sai che conoscevano tutte le canzoni che abbiamo scritto insieme? Soprattutto Vengo anch’io, no tu no. Ti ricordi come fa?
“Figurati se non me lo ricordo! Si potrebbe andare tutti allo zoo comunale, vengo anch’io…”
“No no, non la cantano così, cambiano tutte le parole. All’inizio mi arrabbiavo perché rovinavano ogni canzone, come dilettanti da strapazzo, ma poi… vai ad arrabbiarti in Paradiso?”
“Ah no basta, e io che ci casco come un bindula! Pensa un po’, Enzo che mi telefona dall’aldilà e io che gli faccio pure da spalla. Ma scusa, tu Enzo sei sempre stato ateo, cosa mi vieni a raccontare adesso, che c’è il Paradiso, anzi che tu ci stai nell’Eden! A proposito, in che girone sei?”
E lui di rimando: “Ahah! Gironi in Paradiso, ma cosa stai dicendo, non hai mai letto la Divina Commedia?
“Oddio adesso tira fuori Dante, Paradiso, Inferno e anche il Purgatorio! Guarda dottor Jannacci, t’avverto subito che se stai facendo tutta sta solfa per convertirmi e convincermi ad accettare il cristianesimo ti sbagli, io sono nato ateo, anticlericale, agnostico ed eretico-marxista e di qui non mi tira fuori nessuno!”.
“Senti Maestro, c’è poco da sfottere, anche io quando facevo il terrestre ero convinto che questa storia del Paradiso, dell’Inferno fosse tutta un’invenzione fantasiosa per i ragazzini dell’oratorio e le vecchiette delle litanie del Vespero, ma ho dovuto proprio ricredermi!”
“Va bene, va bene, per favore, adesso mi dici la ragione per cui mi telefoni, chi sei in verità, cosa mi vuoi raccontare, e fallo subito se no butto giù la cornetta. Cosa mi vuoi dire?”
“Ascoltami, io ti ho sempre stimato soprattutto perché mi hai insegnato a credere soltanto al tangibile, verificabile, scientificamente provabile. Solo perché ero ateo non devo ammettere adesso che mi sbagliavo? E che c’è tutto un aldilà con miliardi d’anime che vanno di qua, di là, ti raccontano della loro vita… Ecco che, diciamo, è l’unica situazione che non mi diverte poi tanto, anche perché mi sono accorto che se incontri uno tre volte, quello ti racconta tre storie, tutte diverse”.
“Oh senti, senti, non lo avrei mai detto, andiamo, delle anime beate che raccontano frottole, c’è da non crederci!”
“Sai cosa ti dico? Ho scoperto che i trapassati sono tutti bugiardi! Uno s’inventa d’essere stato generale, un altro che era una femmina e poi di colpo ha subìto una metamorfosi che l’ha trasformato in maschio ma ha dovuto lo stesso partorire 5 figli… Ma il massimo è stato quando ho incontrato uno che mi si è presentato come ex-presidente del Consiglio e diceva di chiamarsi Andreotti e ci assomigliava pure. Pensa un po’, un Andreotti bugiardo, ma quando mai! Stava insieme a un certo Gelli che andava raccontando che ha insegnato a tutti gli uomini politici di successo in Italia come si fa a governare! E non è finita, spudorato, questo Gelli, raccontava che ha combinato tanti di quegli atti criminali da meritarsi almeno dieci ergastoli; eppure se l’è sempre cavata, perché lui è un super, è uno che ha sempre saputo farsi amici… amici che contano, uno per ogni corrente, associazione, cricca o ghenga”.
“Fermati, fermati, fammi sedere un attimo che mi gira la testa. Senti Enzo, o chi altro sei non mi importa, sai cosa ti dico? Non credo a una sola parola di quello che stai raccontando. Ti stai intorcicando con le contraddizioni da far spavento. Mi dici di trovarti in Paradiso e poi di colpo, proprio lì in mezzo ai beati, vai ad incontrare uno come Andreotti in compagnia di Gelli… ma chi sono, il gatto e la volpe di Pinocchio? E pinocchio sei tu, che conti frottole a non finire!”
“Ecco vedi la forza dei luoghi comuni e delle favole – esclama il millantatore – perché ci hanno insegnato che tutto nell’aldilà è geometricamente perfetto. I ladri nel tal girone, gli usurai in un altro, i politici balordi, come dire, la maggior parte, nel girone dei furbi bugiardi e qualche volta pure ladri! Nooo, nell’aldilà non esiste la geometria tolemaica a cui ci hanno abituato: il castigo con le torture e i reprobi infilati in un buco a testa in giù col fuoco che li cucina come si deve per l’eternità! C’è un unico immenso luogo collettivo, tutto immerso in un disordine keplerico, dove ognuno è colpito dalla peggiore delle pene, cioè la coscienza della colpa commessa. Chi non ha mai accettato di vivere nel peccato se ne va intorno felice e beato. Chi invece ha combinato infamie orrende, soprattutto a danno degli innocenti creduloni, viene aggredito a tormentone da sensi di colpa violenti come uragani, che li fanno gemere e urlare senza che ne esca voce… silenzio assoluto. Accidenti! Che ore sono, scusa?”
“Perché, tu non lo sai? Non mi dire che nell’aldilà non ci sono orologi?
“Certo che no, il tempo quassù non ha alcun senso. Allora, mi vuoi dire che ore sono?
“Non lo so, le cinque o le sei del pomeriggio, ed è domenica”.
“Oh meno male, ho ancora giusto il tempo di darti un messaggio, che poi è la ragione più importante che mi ha fatto venire da te”.
“No, aspetta, sono io che ho bisogno di chiederti una cosa importante: non è che mi hai convinto, ma te lo chiedo lo stesso… per caso hai incontrato Franca lassù?
“Ecco, è proprio per via di lei che sono venuto da te! L’ho incontrata sì, anzi all’inizio non l’avevo riconosciuta perché si era trasformata in una bambina”.
“Oddio, ricominci con le assurdità”.
“No, è davvero così, qui uno si può cavare tutti gli sfizi che gli vengono in mente: se vuol riprovare la sensazione che ha avuto nell’infanzia, non fa altro che esprimere questo desiderio e TRAK, eccolo trasformato”.
“E va bene, ammettiamolo, Franca si è trasformata in bambina, ma ti ha detto qualcosa per me?”
“Sì, mi ha detto ‘ Se incontri Dario fagli auguri di compleanno per me’, ecco, te li ho fatti”.
“Aspetta, e non t’ha detto altro?”
“Sì, mi ha detto che le manchi moltissimo. ‘Se ti riesce abbraccialo e dagli un bacio’. Ma non posso, sono fatto di sola aria… Basta uno spirolo di vento che FIUUMM, sparisco. Ad ogni modo te lo ripeto a mia volta: buon compleanno mio caro vecchio amico”.
E tutto d’un colpo mi sveglio, mi ero addormentato davanti alla televisione. Era tutto un sogno, ma devo dire splendido!

Il Fatto Quotidiano, 26 Marzo 2014