Segno più per il Pil, che torna positivo (+0,1%) negli ultimi tre mesi del 2013 dopo nove trimestri consecutivi, ovvero oltre due anni. Lo conferma l’Istat che ha ribadito i dati del 14 febbraio scorso, stimando un calo del Pil pari all’1,8% nell’intero 2013 secondo i dati corretti per gli effetti di calendario. Ma sulle economie della sponda Sud dell’euro grava il rischio deflazione, evidenziato dall’Ocse che invita le banche centrali a intervenire più decisamente.

Il trend dell’uscita da due anni tondi di recessione in Italia è confermato dall’Ocse, che vede l’economia italiana in crescita (annua) dello 0,7% nel primo trimestre di quest’anno per poi rallentare a +0,1% nei tre mesi successivi. Per l’istituto nazionale di statistica, l’ultimo trimestre del 2013 è stata la prima boccata d’ossigeno. Su base annua il dato è però rivisto in negativo a -0,9% contro il -0,8% (con un peggioramento del terzo trimestre a -0,1 dallo zero indicato in precedenza).

Il 2014, stando alle attese dell’istituto di statistica, dovrebbe segnare un consolidamento della crescita. Ma lo spaccato dei numeri forniti racconta anche che l’espansione dell’economia italiana è tutta trainata dalla domanda estera, responsabile per 0,3 punti percentuali sull’intero 2013, contro gli 0,1 punti degli investimenti. Ancora nell’ultimo trimestre 2013, gli investimenti fissi lordi segnavano +0,9%, i consumi -0,1%: un dato che fa dire a Federconsumatori, mentre è allo studio un taglio dell’Irpef, che senza una “svolta” che rilanci il potere d’acquisto delle famiglie anche nel 2014 ci sarà una contrazione dei consumi. A tirare l’economia italiana è l’agricoltura, con un +0,8% nel trimestre, mentre l’industria arranca (+0,3%), il terziario è immobile e l’edilizia va giù (-0,7 per cento).

E’ lo scenario cui l’Ocse si riferisce quando avverte, nel suo “Interim assessment”, che numerosi Paesi della periferia europea sono a rischio-deflazione di fronte a una ripresa al rallentatore. Chiedendo alla Bce – che giovedì scorso non ha preso nuove misure – di “mantenere o anche aumentare lo stimolo monetario“. L’organizzazione parigina migliora la sua stima per il Pil dell’Eurozona, a +1,9% annuo nel primo trimestre contro il +1% atteso pochi mesi fa. Ma l’Ocse ne ha per tutti. Per la Fed (la Banca centrale americana), invitata a riassorbire le sue misure “con cautela”: per non ostacolare una ripresa ancora incerta anche negli Usa. Senza nascondere il rischio di un “brusco rallentamento” della crescita nella Cina, seconda economia mondiale, alle prese con un forte indebitamento privato fra le voci di default societari dietro l’angolo.