“I colleghi condannati nel caso Aldrovandi sono innocenti e vittime di un errore”. Ne è convinto il presidente nazionale del Sap Gianni Tonelli. E, a giudicare dagli applausi seguiti al suo intervento, anche gli iscritti al suo sindacato. Il vertice del Sap (Sindacato autonomo di polizia) si è radunato a Ferrara per il congresso provinciale e per lanciare due progetti, la spy-pen in dotazione agli agenti e l’iniziativa #vialamenzogna. Filo conduttore, nella città che lo vide morire a 18 anni, il caso di Federico Aldrovandi. Tanto che all’appuntamento sono stati invitati anche i poliziotti condannati in via definitiva per omicidio colposo. E tre di loro, Paolo Forlani, Enzo Pontani e Luca Pollastri, hanno risposto all’appello. Tonelli li ha incontrati e “ci hanno ringraziato per quanto stiamo facendo. I fatti accaduti destano in loro dolore, ma sanno di essere innocenti e confidano che ci possa essere un domani il modo di riscrivere questa storia. Purtroppo in Italia spesso servono decenni per ricostruire quello che è stato, come dimostrano la storia partigiana e le foibe”.

Per riscrivere questa storia Tonelli non svela tutte le carte, “che ci riserviamo di rendere note nel tempo”, ma qualche assaggio lo concede. A partire dalla “storia dei manganelli”. Due dei quattro utilizzati nella colluttazione si ruppero. Per i giudici sul corpo di Federico. Per i poliziotti in maniera accidentale nel tentativo di bloccarlo. “Tra le tante menzogne propinate da una campagna mediatica talmente irruente da condizionare i giudici – illustra il presidente del Sap –, si è detto che i quattro colleghi hanno tentato di inquinare le prove e questo convincimento è finito nelle sentenze. E invece il primo atto arrivato sul tavolo del pm è l’informativa di reato, tratta dalle relazioni dei colleghi, della questura nella quale si spiega chiaramente della rottura di due sfollagente”. E il sindacalista sventola i relativi fogli, trasmessi alla procura il 26 settembre 2005, il giorno successivo alla morte del ragazzo. Del contenuto però l’opinione pubblica, e la stessa famiglia, ne verrà a conoscenza solo nel gennaio 2006, in seguito a una interrogazione parlamentare.

Tonelli prosegue con la serie di menzogne da svelare e punta sulle “affermazioni gravissime” quanto alla dinamica degli eventi. “La perizia medico legale parla di ecchimosi escoriata dello scroto, non di spappolamento come viene comunemente detto; nella dinamica processuale è emerso chiaramente che purtroppo la persona in questione è saltata sull’auto della polizia ed è scivolata a cavallo della portiera”. Quanto poi alla lesione al cuore che ha interrotto il battito cardiaco, “nessuna delle lesioni subite ha provocato la morte, e questo è condiviso anche dai periti di parte”. E anche sulla causa del decesso secondo Tonelli “andrebbe aperto un importante capitolo, perché gli agenti lo hanno bloccato nella posizione insegnata in tutte le scuole del mondo”. Nelle sentenze però si legge che Federico non fu solo bloccato, ma anche colpito una volta che era immobilizzato a terra. Una di quelle compressioni provocò l’interruzione cardiaca. “Anche qui – si inserisce il presidente Sap – ci si è basati su una polaroid bidimensionale, una foto che può dire tutto e niente.

Solo chi ha materialmente eseguito l’autopsia può accorgersi delle conseguenze su un cadavere e infatti il dottor Malaguti, consulente della procura, lo evidenzia. Quella era una macchia ipostatica”. Su questi punti, e altri ancora da svelare, poggerà la campagna #vialamenzogna (opposta a quella della famiglia, #vialadivisa, che chiedeva la destituzione dei poliziotti), “con la quale saremo in grado di dimostrare che in questi nove anni la maggior parte delle cose dette sono delle menzogne”. Tonelli assicura che “il nostro è un intendimento portato avanti nella più completa buona fede e vorremmo avvicinare la gente alla verità. Facendolo attraverso le carte processuali. Se qualcuno polemizzerà allora sarà in malafede”. Queste istanze verranno portate anche all’attenzione del ministro Alfano, fino ad oggi “poco zelante – battezza Tonalli -, così come chi lo ha preceduto, se non altro nel dare una sfogliatina alle carte processuali”. Per questo il Sap ha incontrato il prefetto di Ferrara per sollecitare l’ufficio legale del Viminale a prendere conoscenza della documentazione e riferirgli in merito.

Il Sap punta alla revisione del processo, “anche se è molto difficile; per il momento cerchiamo di far sì che l’opinione pubblica possa essere aperta ad altre verità”. Intanto a livello “extragiudiziale” l’assoluzione è già arrivata. “Ai poliziotti non è stato contestato nulla quanto alle loro ricostruzioni” insiste Tonelli, tralasciando il fatto che il giudice di primo grado definì “fantasiose ipotesi” la loro difesa. “Perché allora non li ha indagati per falsa testimonianza?”, si chiede, sottolineando ancora che “non voglio propinare una mia verità, ma i miei colleghi sono andati a soccorrere un ragazzo che stava male e per quello hanno pagato. Da oggi spero inizi un percorso di riscatto”.