L’emorragia degli ascolti del Festival di Sanremo continua inesorabile: la terza serata è stata vista da 7,673.000 spettatori (per uno share del 34.93%), con la prima parte a quasi 9 milioni (34,36%) e la seconda poco sopra i 4 (39,14%).

Risultati molto deludenti che stavolta non possono essere spiegati con la controprogrammazione forte sugli altri canali. Se mercoledì, infatti, l’incontro di Champions tra Milan e Atletico Madrid aveva ottenuto 5,5 milioni di spettatori, ieri sera il programma più visto dopo il Festival è stata la partita di Europa League tra Swansea e Napoli, ferma a 3,4 milioni.

E pensare che ieri, in conferenza stampa, Fabio Fazio aveva ostentato tranquillità, giustificando il crollo di martedì con la Coppa Campioni: “Io mi do questa spiegazione, che è matematica, visto che una volta finita la partita i nostri ascolti sono tornati alti. Se voi ne avete un’altra, ditemela pure…”.

Ecco, c’ha pensato l’Auditel a rispondere in maniera netta al conduttore savonese. Rispetto allo scorso anno c’è un crollo verticale di tre milioni di spettatori e quasi otto punti di share: un risultato evidentemente al di sotto delle aspettative che dovrebbe spingere gli autori a fare un po’ di autocritica.

Il problema di questo Festival sembra essere la mancanza di idee originali. Basti pensare che il lungo, e a tratti insopportabile, monologo di Luciana Littizzetto di ieri sera, era già stato proposto in passato dalla comica torinese. È l’emblema di una difficoltà evidente a trovare spunti nuovi. Lo scorso anno Fazio era riuscito a rinnovare le liturgie festivaliere a modo suo, e pubblico e critica si erano trovati d’accordo sulla bontà dell’esperimento. Quest’anno ha deciso di affidarsi a un effetto petite madeleine di proustiana memoria che non ha funzionato. Va bene la nostalgia dei bei tempi andati, va bene la celebrazione delle glorie del passato, ma ormai il pubblico televisivo è abituato a nuovi linguaggi comunicativi e se li aspetta persino dal Festival di Sanremo.

Anche oggi ci aspettiamo spericolati tentativi, da parte di Fazio, Leone e tutto il cucuzzaro, di spiegare il risultato deludente con la frammentazione dell’offerta televisiva, la controprogrammazione (in realtà ieri sera molto debole) e chissà cos’altro. Sarà tutto inutile perché, come ha detto ieri Fazio in conferenza stampa, “è matematica, sono numeri”. Già, sono numeri. E sono anche molto bassi. Meno sicumera e più autocritica, grazie.