Denis Verdini, secondo Sergio De Gregorio, aveva previsto tutto. Il 29 dicembre 2012, in tempi non sospetti, l’ex senatore dell’Idv racconta ai pm napoletani un colloquio avuto 10 giorni prima con Denis Verdini. Il coordinatore del Pdl, secondo De Gregorio, gli propose finanziamenti elettorali e produzioni cinematografiche pur di convincerlo ad accettare la candidatura. Al Senato perché l’elezione sarebbe stato un valido scudo contro i pm: “Al Senato stiamo cercando di andare in parità, per cui come minoranza avremo la Presidenza delle commissioni di garanzia”. I pm napoletani quel giorno chiedono increduli: “Cioè loro (il Pdl, ndr) individuavano la Camera di appartenenza in relazione a quella dove era più possibile non avere l’autorizzazione a procedere?”. E De Gregorio conferma. Ieri il Senato, dove si sono fatti eleggere Verdini e Berlusconi non è stato un valido scudo. Anche se la costituzione di parte civile del Senato rischia di essere un bel segnale simbolico in un processo nato morto

La compravendita dell’allora senatore Sergio De Gregorio, passato secondo l’accusa all’opposizione del governo Prodi in cambio di tre milioni di euro (due in nero e uno dichiarato) da parte di Silvio Berlusconi e Valter Lavitola, infatti sarebbe avvenuta tra il 2006 e il 2007. La prescrizione scatta nell’ottobre del 2015 ed entro quella data appare impossibile che si concludano i tre gradi di giudizio. De Gregorio ha già patteggiato una condanna di un anno e 8 mesi che include la sua confessione. Ma il presunto corruttore Berlusconi può ancora sostenere che quel patteggiamento non accerta la sua responsabilità. Anche la sentenza di primo grado pare allontanarsi. Martedì prossimo non ci sarà la prima udienza prevista. Il presidente del collegio predeterminato, Loredana Acerno, infatti si è astenuta perché è la moglie dell’ex procuratore capo di Bari Antonio Laudati, a sua volta indagato a Lecce con l’accusa di aver voluto favorire Giampaolo Tarantini, l’amico e organizzatore delle feste che imbarazzavano Berlusconi.

La prima udienza con il nuovo collegio è stata fissata per mercoledì, ma è probabile che i giudici aggiornino l’inizio effettivo del dibattimento più avanti. Anche a Roma il pm Alberto Pioletti sta indagando sulla compravendita dei parlamentari. Nel marzo del 2013 ha sentito insieme ai pm napoletani Henry John Woodcock, Vincenzo Piscitelli e Alessandro Milita come testimoni Antonio Di Pietro e il senatore Giovani Caforio dell’Idv. Il tema era la proposta indecente a Caforio (5 milioni di euro per il cambio di casacca) confessata dallo stesso De Gregorio. Oltre a quelle antiche vicende tutte da riscontrare e sulle quali pende la prescrizione ci sono altre storie più recenti che la Procura di Roma potrebbe approfondire. 

De Gregorio ha raccontato ai pm napoletani il 29 dicembre 2012: “ Verdini il 19 dicembre 2012 mi ha offerto immediati versamenti a sostegno alla campagna elettorale. Poi Verdini mi disse: ‘mi hanno detto che tu volevi metterti a fare una produzione cinematografica. Questa sarebbe una buona idea perché io già ho curato personalmente l’operazione con Barbareschi. Ho trovato grandi resistenze all’interno di Mediaset e Medusa ma alla fine l’abbiamo fatta’”. De Gregorio avrebbe rifiutato la proposta di Verdini per poi correre a raccontare tutto ai pm dieci giorni dopo.

La Procura di Roma non ha dato grande seguito a questo filone anche perché non sono stati trovati riscontri. Effettivamente Barbareschi ha prodotto con la sua Casanova un grande film uscito nelle sale a novembre ma non grazie a Mediaset bensì grazie alla RAI. Something good, ispirato al romanzo Mi fido di te, ha incassato solo 75 mila euro nel primo weekend di programmazione. Michele Anselmi ha scritto su Lettera 43: “Nel 2011 il film, ancora intitolato Mi fido di te, sarebbe dovuto costare, secondo il preventivo di Casanova Multimedia, 6 milioni e 384 mila euro, poi scesi dopo la revisione del budget a 5 milioni e 100 mila. Di questi, ben 3 milioni, tra Rai Cinema (2 milioni e 450 mila euro, ndr) e Mibac, provenienti dalle casse dello Stato”.