Lo aveva già raccontato l’ex senatore Giuseppe Caforio quel tentativo di farlo passare dall’altra parte. Ma ora quel racconto è anche un verbale agli atti della Procura di Napoli che ha chiuso le indagini per la compravendita di senatori nei confronti di Silvio Berlusconi, Walter Lavitola e Sergio De Gregorio. Proprio De Gregorio promise al compagno di partito, l’Italia dei Valori, 5 milioni perché passasse al centrodestra determinando la crisi del governo Prodi. Caforio rifiutò dopo aver registrato il colloquio e in seguito consegnò la cassetta ad Antonio Di Pietro. Che però, stando al racconto di Caforio, non sarebbe mai stato tirato fuori dall’ormai ex presidente dell’Idv.

La vicenda – in parte già venuta alla luce – è ricostruita nel verbale di interrogatorio  di Caforio in qualità di persona informata dei fatti ai pm di Napoli che indagano sulla corruzione di politici per far impedire che il centrosinistra ottenesse al fiducia. L’interrogatorio fa parte dei verbali allegati agli atti della richiesta di rinvio a giudizio avanzata nei giorni scorsi dalla procura nei confronti di Silvio Berlusconi, Sergio De Gregorio e Valter Lavitola. Il gip di Napoli però ha respinto l’istanza e quindi la Procura ha chiuso le indagini in vista della richiesta di processo. 

I fatti risalgono al 2007 quando era “ormai noto e pubblico che De Gregorio dopo quella fase ondivaga e incerta si era dichiarato contro il governo Prodi. Ebbene – racconta Caforio – un giorno ebbi a ricevere una telefonata di De Gregorio, mi disse che era ricoverato per una colica renale. Mi disse che il giorno seguente vi sarebbe stato un voto di fiducia al governo e che doveva farmi una comunicazione urgente. Avrebbe mandato persone sue a prendermi”. Caforio spiega di aver riferito subito tutto al suo collega di partito Formisano “il quale mi disse, dopo essersi consultato con Di Pietro ed avendolo informato della cosa, che non solo dovevo andare all’appuntamento ma dovevo registrare quanto mi diceva De Gregorio”.

Caforio con gli inquirenti si sofferma sul colloquio con De Gregorio. “Poi ricominciò a parlare di politica e venne subito al sodo: mi disse che se gli dicevo che in quel momento avrei votato contro il governo il giorno dopo lui, sulla base della mia parola, mi avrebbe fatto accreditare con un bonifico proveniente da un paese estero la somma di 1.500.000/2.000.000 di euro sul conto che avrei indicato. Dopo il voto avrei avuto altri tre milioni e mezzo di euro nel corso dei successivi tre anni e mezzo di legislatura. Il tutto per complessivi 5 milioni di euro. Non mi disse da chi materialmente provenivano i soldi. Dissi a De Gregorio che non me la sentivo di accettare così su due piedi – ricorda Caforio – … Subito dopo l’incontro, meglio la mattina alle 8 del giorno seguente, telefonai a Formisano. Lui mi disse che dovevamo andare subito al ministero dei Lavori pubblici da Di Pietro per dargli la cassetta della registrazione dell’incontro”. Caforio afferma poi di aver consegnato la cassetta a Di Pietro “essendo implicito fra noi che avrebbe provveduto lui a gestire la cosa sia presso l‘autorità giudiziaria che, se del caso, a livello mediatico. Ci tengo a sottolineare che il mio intendimento era quello di dimostrare a di Pietro e al partito, viste le voci che circolavano in quel periodo, la mia assoluta affidabilità e senso di appartenenza. Poi telefonai a De Gregorio e dissi che non me la sentivo di votare contro il governo. La votazione si svolse quel giorno e il governo tenne. Chiarisco – aggiunge poi – che non ho mai detto a nessuno, tranne che a Di Pietro e a Formisano, e tantomeno a De Gregorio di aver registrato l’ incontro. Per questo devo dire che sono stupito del fatto che De Gregorio, come ho appreso dai giornali, ha riferito di questa registrazione”.

“In effetti – ricorda – più passava il tempo più mi stupivo del fatto che la grave vicenda di cui ero stato vittima non era uscita fuori. Mi chiedete se chiesi a Di Pietro delle iniziative che aveva preso in merito posto che la cassetta in questione non è entrata mai in possesso dell’autorità giudiziaria e vi rispondo che seppure con il senno di poi ho sbagliato, credevo, davo per certo che avesse fatto denuncia e prodotto la cassetta. Dunque in perfetta buona fede nulla chiedevo. Ricordo, peraltro, che ero anche stupito del fatto che della mia vicenda non se ne parlasse neppure da parte di Di Pietro e ne parlai con mia moglie nel corso delle note vicende di Scilipoti e Razzi. Ad entrambi pareva singolare che Di Pietro non utilizzasse il mio precedente sia per sbugiardare i metodi del centrodestra sia per dimostrare che nell’Idv non eravamo tutti come Scilipoti e Razzi”.