L’ultima parola spetterà pure a Pietro Grasso, che in virtù della sua storia personale dovrebbe decidere per un netto sì alla costituzione del Senato in parte civile nel processo sulla compravendita dei senatori che vede implicati Silvio Berlusconi e Sergio De Gregorio. E’ solo che dopo il parere contrario espresso dall’ufficio di presidenza (10 a 8) la volontà di azione del presidente del Senato risulta fortemente limitata. Un suo strappo rispetto a quanto “suggerito” dal più alto ufficio di Palazzo Madama, renderebbe senz’altro quello di Grasso un atto politico personale discutibile rispetto ad una seppur doverosa difesa del prestigio e della dignità dell’Istituzione.

Il Presidente del Senato, a quanto si è saputo, sarebbe orientato a non strappare, nella convinzione di non dover essere lui, attraverso una atto di volontà e di forza, a formalizzare l’ennesima “prima volta” di palazzo Madama su questioni inerenti Berlusconi, dopo il voto palese sulla sua decadenza. Non è mai successo, infatti, che il Senato si sia costituito parte civile in un processo, anche in situazioni incresciose, come nel caso Lusi o ancor prima, alla Camera, in quello di Previti, dunque perchè infierire adesso con il Cavaliere, mettendo per altro a rischio anche l’apparentemente granitico patto siglato con Renzi sulle riforme

Il danno subito dal Senato è grave, le carte arrivate da Napoli parlano molto chiaro, ma nessuno sembra intenzionato a difendere l’Istituzione contro il Cavaliere riabilitato da Renzi e reso quasi un padre costituente agli occhi, esterrefatti, degli elettori. A cominciare da Linda Lanzillotta. Singolare il pensiero della senatrice di Scelta Civica e vicepresidente di palazzo Madama: “Non si può ridurre tutto ad una vertenza giudiziaria; non condivido l’idea di trasformare tutto quello che accade in politica in una vicenda giudiziaria”. Singolare, ancor di più, questo pensiero soprattutto se riferito a Berlusconi, le cui vicende giudiziarie non sono mai state separabili dalla sua azione politica. Allora perché, insomma, questo improvviso garantismo da parte della senatrice Lanzillotta il cui voto, si ricorderà, fu fondamentale anche nella scelta dello scrutinio palese sulla decadenza di Berlusconi? Perchè la Lanzillotta non vuole precludersi nessuna strada, né a destra, né a sinistra. Ma, soprattutto, a sinistra.

Certo, è vero che Renzi aveva invitato i suoi a votare compatti per il via libera alla costituzione del Senato in parte civile (cosa che è avvenuta), ma è anche vero che vedersi togliere le castagne dal fuoco da qualcun altro per non incrinare i rapporti con Berlusconi, ecco è senz’altro qualcosa che può far piacere. E che potrà essere ricompensato a tempo debito. Che la Lanzillotta, infatti, ambisca a rientrare nelle fila del Pd (lei proviene dalla Margherita, si ricorderà) è cosa nota. Ne è dimostrazione il siluro, lanciato giusto ieri in mattinata, contro Casini e l’annunciato ritorno del “figliol prodigo”sotto l’ombra di Arcore. “Casini porterà in dote Casini perché quello che è stato il suo elettorato non lo seguirà nell’ennesima giravolta”. E ancora: “Berlusconi si sta preparando alla nuova legge elettorale e sta ramazzando qualsiasi cosa per raggiungere la soglia del 37%, con Casini che si è dimostrato il solito trasformista. Certo poi bisogna governare e non solo mettere insieme tutto ciò che si riesce a raccattare, resto quindi convinta che Scelta Civica alle scorse elezioni sia stata più penalizzata che premiata dall’alleanza con il leader dell’Udc”.

Insomma, con questo ennesimo voto in controtendenza con il buon senso, la Lanzillotta ha fatto un buon servizio al Pd, che mai avrebbe potuto votare contro per non rendersi ridicolo di fronte al proprio elettorato. Un gioco delle parti, dunque, in vista di un futuro politico sulla via del Nazareno? Difficile pensare il contrario, anche per il fatto che il solo voto negativo del centrista Antonio De Poli, annunciato come tale proprio dopo il ritorno a casa di Casini, sarebbe potuto sembrare troppo poco per puntellare la decisione di Grasso verso il no. Con il voto della Lanzillotta, insomma, quella di Grasso diventa quasi una scelta inevitabile. E chissà che questo non gli dispiaccia poi più di tanto…