E’ ancora guerra a Bologna, nonostante il Congresso del Pd sia finito a dicembre, tra cuperliani e renziani. Il terreno di scontro sono le prossime primarie per eleggere i sindaci nei comuni del bolognese, quelle del 23 febbraio. L’ultimo attacco, a Castenaso nei giorni scorsi, quando nove candidati sindaci renziani (su 15 che parteciperanno alle primarie) hanno organizzato un incontro per fare fronte comune, partendo dal fatto che tutti loro appoggiano il nuovo segretario nazionale del Pd, Matteo Renzi. Una joint venture per conquistare insieme la guida dei nove comuni bolognesi e per “sconfiggere ‘l’apparato’ del Pd che si oppone al vento di cambiamento inaugurato da Renzi”, come precisa il candidato di Castenaso, Stefano Sermenghi, portavoce della coalizione degli aspiranti sindaci che vogliono “cambiare verso”.

La presa di posizione dei renziani ha scatenato l’ira del segretario bolognese del Pd Raffaele Donini che ha duramente strigliato i nove candidati. “Un aspirante primo cittadino – ha ricordato stoppando la loro iniziativa – chiede il voto rispetto alle cose che ha in mente di fare a livello territoriale e locale. Io da cittadino non voterei mai un candidato sindaco in ragione della mozione che ha sostenuto a un congresso, ma delle proposte che avanza per la comunità locale e il territorio». A Donini, dopo gli sforzi fatti per non spaccare il partito tra le varie anime delle mozioni (la sua candidatura è stata appoggiata sia dai renziani che dai cuperliani) , non è andata per niente giù questa fuga in avanti e ha richiamato all’ordine i sostenitori del sindaco fiorentino, chiarendo che gli aspiranti sindaci renziani sono prima di tutto, dirigenti che “stanno nel Pd”. “Il Congresso è finito” avverte il segretario e “ritirarlo fuori non farebbe che indebolire l’appuntamento delle primarie”.

Alla presentazione a Castenaso, c’erano tutti e nove i candidati sindaci renziani dei comuni bolognesi tranne Francesco Baldacci che corre a CastelMaggiore e non ha potuto partecipare per motivi di salute. Gli altri sono: Stefano Sermenghi (Castenaso), Andrea Tolomelli (Argelato), Alessandro Ansaloni (Zola Predosa), Graziano Prantoni (Castel san Pietro), Adolfo Soldati (Castelguelfo), Paolo Crescimbeni (San Giorgio di Piano), Maurizio Lodi (Galliera), e Andrea Finelli (Bazzano-Val Samoggia). Circa una sessantina i presenti in sala con la partecipazione straordinaria della senatrice franceschiniana Francesca Puglisi, venuta a sostenere il “vento di cambiamento dei candidati”. Da Castenaso è arrivata per voce di Sermenghi, forte e chiara, la replica alla strigliata del segretario Donini. “Noi non siamo contro nessuno ma a Bologna – denuncia – è in atto una fortissima contrapposizione al risultato delle primarie che hanno visto la vittoria di Matteo Renzi, una reazione che tenta di nascondere le vecchie logiche dell’apparato che decide in qualche stanzetta cosa devono poi fare tutti gli altri fuori, senza aver ascoltato nessuno e poi propagandando in giro che si sta seguendo un ‘programma condiviso’”. 

Insomma, secondo Sermenghi e gli altri otto candidati, il famoso “apparato” del Pd esiste eccome sia a Bologna che in provincia. “Quelli che sono oggi allineati al segretario nazionale sono attaccati duramente con convergenze strane – accusa Sermenghi -, questo è il motivo per cui abbiamo fatto fronte comune” spiega e dice chiaro e tondo: “La direzione bolognese non ci appoggia, i rappresentanti dell’apparato si stanno coalizzando per fermare il rinnovamento ma noi non ci lasceremo fermare”. “A Castenaso – ricorda – la mozione di Renzi ha preso il 72%”. A Donini risponde nel merito con queste parole: “Lo ringraziamo dell’invito a riconoscere che il Congresso è finito ma lo giriamo ai reali destinatari, quei rappresentanti del Pd che non si sono accorti che il Congresso è finito ma soprattutto con la vittoria di chi è terminato”. Aggiunge poi: “Voglio ricordare a Donini che il programma di mandato di un sindaco e il fatto di sostenere Renzi sono due cose che, in questo caso, coincidono perchè si traducono nel fatto che vogliamo innovare la politica del Pd, vogliamo decidere e agire senza fare prima mille tavoli per discutere dei problemi dei cittadini, tavoli che poi non approdano a nulla e vogliamo parlare direttamente agli elettori senza filtri”.

A criticare la coalizione dei candidati sindaci renziani, anche il civatiano Antonio Mumolo (candidato alla segreteria regionale e attualmente consigliere in Regione). «Non mi interessa cos’hanno votato i candidati sindaci al congresso, non si candidano per quello – ha attaccato dai microfoni di Radio Tau -, si candidano per governare un territorio». Tra l’altro – aggiunge – «ricordo che qualche tempo fa Renzi disse che avrebbe preso a calci il primo che si fosse definito renziano. E allora consiglierei a Stefano Sermenghi di stare un pò attento con queste definizioni». I vendoliani, intanto, pronti a partecipare alle primarie insieme al Pd per la scelta del sindaco nei comuni bolognesi, avvertono che, nell’ennesima guerra tra cuperliani e renziani, non ci vogliono entrare: “Se il Pd ha intenzione di trascinare i cittadini in una conta tra correnti politiche interne, allora noi ci tireremo indietro”. E precisano: “Accogliamo favorevolmente l’invito del segretario del Pd Donini ai candidati sindaci alle primarie a tenere fuori le diatribe post-congresso”.