Jonella Ligresti non ha la stessa sorte della sorella Giulia e ora rischia il processo. La pena a tre anni e quattro mesi proposta dagli avvocati (e accolta dalla procura di Torino) è troppo bassa rispetto ai reati commessi e ai danni provocati. Insufficiente anche la pena pecuniaria di 30mila euro e non sono stati previsti risarcimenti agli azionisti danneggiati.

“Pena non congrua”, sintetizza il gip del Tribunale di Torino Sandra Recchione che martedì 28 gennaio ha bocciato la proposta e ha inviato gli atti a un altro gip affinché disponga il processo immediato per l’ex presidente di FonSai, indagata per falso in bilancio e aggiotaggio. Per la difesa, rappresentata dagli avvocati Lucio Lucia e Gianluigi Tizzoni, resta aperta la possibilità di formulare una nuova proposta, più “congrua”. E se non dovesse andare in porto per la figlia del costruttore sicialiano potrebbe prospettarsi il processo insieme al padre Salvatore, all’ex vicepresidente della compagnia, Antonio Talarico e agli ex amministratori delegati Fausto Marchionni ed Emanuele Erbetta (giovedì 30 il tribunale di Torino deciderà se il dibattimento resta nel capoluogo piemontese oppure se dovrà essere spostato a Milano o a Firenze).

Molto soddisfatti gli avvocati che rappresentano gli azionisti danneggiati e riuniti dalle associazioni Adoc, Adusbef, Movimento Consumatori, Federconsumatori e Codacons. Le associazioni avevano ottenuto dal gip la possibilità di partecipare all’udienza per il patteggiamento, un’occasione introdotta da alcune recenti direttive europee. In questo modo avevano potuto spiegare la loro opposizione: sostenevano che la pena fosse troppo bassa e non garantisse risarcimenti ai possessori di azioni danneggiati dalle decisioni dei Ligresti. E il gip ha ritenuto fondate queste perplessità respingendo la proposta di patteggiamento. “Siamo molto soddisfatti perché ha condiviso le osservazioni che molte persone offese hanno sottolineato – afferma l’avvocato Tiziana Sorriento del Codacons -. La pena era troppo bassa per i reati commessi. Siamo anche soddisfatti perché l’ordinanza del gip ha ribadito che le persone danneggiate possono portare elementi nuovi utili alla decisione del giudice”.

Di tutt’altro avviso l’avvocato Lucia: “Jonella Ligresti aveva la volontà di uscire al più presto da questa vicenda per delle ragioni personali e familiari – ha commentato fuori dall’aula -. C’era stato l’accordo della procura sul patteggiamento e la decisione del giudice ci lascia un po’ perplessi”. Il collega Tizzoni precisa che ora valuteranno con la loro cliente se formulare una nuova ipotesi per il patteggiamento. La Ligresti era stata arrestata in Sardegna il 17 luglio scorso nell’ambito dell’operazione Fisher Lange ed è agli arresti domiciliari dal 19 novembre. La difesa aspetta ancora la fissazione dell’udienza della Corte di cassazione che dovrà decidere se confermare o meno la custodia cautelare. La sorella Giulia invece aveva patteggiato una condanna a due anni e otto mesi lo scorso 3 settembre ed è tornata libera il 19 dello stesso mese.