“Carissimo abbonato, abbiamo registrato il suo nominativo come partecipante ad una manifestazione di disturbo di massa”: è questo il testo di un sms che sarebbe giunto sui telefonini dei dimostranti in un evento di protesta tenutosi nella giornata di martedì 21 gennaio a Kiev

La notizia – lanciata da Radio Svoboda (l’emittente “Libertà”) e poi rimbalzata sul New York Times – si riferisce ad un corteo di protesta avvenuto all’entrata in vigore di una nuova legge che vieta manifestazioni antagoniste al regime.

La circostanza dimostra che le locali forze dell’Ordine sfruttano le reti telefoniche mobili per individuare la presenza di apparati cellulari in una determinata area in ragione della loro connessione alle stazioni base trasmittenti (BTS o più semplicemente i ponti che garantiscono le comunicazioni nella “cella” di propria copertura) installate in zona.

La dinamica di controllo in questione non fa rabbrividire solo sotto gli aspetti ideologici, politici, etici o morali, ma spaventa anche per la sua imprecisione tecnica. Il sistema infatti non riesce a setacciare in maniera corretta chi abbia aderito alla protesta, ma va a schedare chiunque (anche accidentalmente) si sia trovato nel raggio di portata del ponte radio o vi si sia agganciato per le più bizzarre combinazioni tecnologiche. L’abbinamento automatico tra ponte radio, utenza e intestatario evoca lo spettro dei più brutali rastrellamenti e anche solo la minaccia di servirsene inquieta persino i più distratti.

Gli instancabili lettori di romanzi corrono a “1984”. I cinefili, invece, subito pensano ad “Elysium” e ai robot della polizia informatizzata in grado di rilevare e localizzare il dissenso nella popolazione.

Chi è meno appassionato di libri o del grande schermo si limita a preoccuparsi senza cercare analogie nella narrativa o su questo o quel set.