Forse siamo state troppo buone, troppo educate, troppo civili. Fatto sta che il problema della parità di genere e della modifica urgente alla legge elettorale per le europee, per le quali c’è il rischio di vedere liste con zero donne, interessa ben pochi. Come se oltre metà della popolazione ancora contasse poco e niente e il problema della rappresentanza sia, come ha sostenuto oggi un ineffabile collega in commissione Affari costituzionali, una “gran c…”.

Negli incontri tra i leader sulla nuova legge elettorale c’è, come nelle peggiori barzellette, uno spagnolo, un francese e un “italicum” ma non c’è parola su come garantire il rispetto dell’articolo 51 della Costituzione, che stabilisce pari opportunità di accesso alle cariche elettive, e dell’articolo 3 che dice di eliminare gli ostacoli alla parità.

E così mentre i partiti discutono e litigano tra loro e al loro interno, assieme a un gruppo di deputate, in rappresentanza di tutti i partiti, abbiamo fatto un “patto”, una sorta di alleanza trasversale, pur mantenendo le nostre differenze politiche, nel portare avanti una battaglia comune, affinché la nuova legge elettorale, qualsiasi essa sia, preveda norme antidiscriminatorie per consentire la piena partecipazione delle donne alla vita delle istituzioni.

Assieme alle colleghe Roberta Agostini (Pd), Titti Di Salvo (Sel), Elena Centemero (Fi), Dorina Bianchi (Ncd), Irene Tinagli (Sc), Gea Schiro’ (Pi) abbiamo assunto l’impegno a farci sentire non solo per le norme antidiscriminatorie, ma anche per quelle misure di “contorno”,  come la necessità di prevedere un accesso paritario ai media e alle risorse, perché, la presenza delle donne nelle assemblee elettive non è solo un fatto di democrazia ma di qualità della democrazia.

Per far questo abbiamo bisogno delle competenze delle associazioni femminili, artefici dell”Accordo di azione comune per la democrazia paritaria‘, sottoscritto da oltre 50 associazioni e che da anni chiede di introdurre nelle disposizioni elettorali norme di garanzia che favoriscano l’elezione delle donne.

Nell’immediato abbiamo un impegno urgente e grossissimo: modificare la legge elettorale europea entro le elezioni di fine maggio. Se non si interverrà subito infatti non avremo più l’obbligo di rappresentanza in ciascuna lista di almeno un terzo di candidature di sesso diverso, dal momento che la norma era valida solo per le elezioni del 2004 e del 2009. A tal fine, bisogna calendarizzare subito la proposta di legge, presentata assieme alle colleghe Bruno Bossio del Pd e Nicchi di Sel, che prevede che nella composizione della lista nessuno dei due generi possa essere rappresentato per più dei due terzi, che le elettrici e gli elettori possano esprimere due preferenze e soprattutto che una delle due debba necessariamente appartenere ad un genere diverso, pena la cancellazione della seconda preferenza.

Poi, quando avremo un testo della nuova legge elettorale valuteremo se presentare emendamenti comuni e certamente faremo azioni coordinate, per consentire la piena parità. Insieme possiamo farcela.