Non ci sono solo la sinistra del Pd, Nuovo Centrodestra, Scelta Civica, Sel e gli altri piccoli a protestare e a giurare battaglia in Parlamento per modificare l’Italicum prodotto dell’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi e approvato anche dalla direzione nazionale del Pd. Ci sono molti costituzionalisti, da Giovanni Sartori a Michele Ainis passando per i presidenti emeriti della Corte Costituzionale Cesare MirabelliUgo De Siervo e Antonio Baldassarre. Orientamenti diversi, linguaggi diversi, ma tutti hanno un notevole numero di dubbi su diversi aspetti del sistema elettorale proposto dal segretario del Pd. Il padre dei nomi Mattarellum e Porcellum, Sartori, ha un’etichetta anche per il cosiddetto Italicum: “Lo chiamerei Pastrocchium” spiega a Agorà, su Rai Tre.

Il ragionamento di Sartori, intervistato dal Messaggero, parte da un punto: “Trasforma la minoranza in una maggioranza: si ripete, seppur in maniera più blanda lo concedo, la truffa di prima. Un meccanismo demenziale, come diceva il mio amico Giovanni Spadolini“. Il riferimento è alla soglia per accedere al premio di maggioranza: se una coalizione arriva al 35% si prende il 53 per cento dei seggi, altrimenti si va al ballottaggio. In controluce è evidente che si vede il sorriso del Cavaliere: sembra una regola scritta da lui stesso. E d’altra parte Roberto D’Alimonte, il “tecnico” scelto da Renzi per elaborare una proposta e che in questi giorni ha lavorato con Denis Verdini per realizzare l’opzione finale, sul Sole 24 Ore scrive apertamente: “Fino all’ultimo non era previsto che ci fosse un doppio turno. Berlusconi lo ha accettato perché la soglia per far scattare il premio è bassa. Con il 35% il centrodestra ha la possibilità di vincere le elezioni in un turno solo senza quindi dover rischiare una sconfitta al ballottaggio per via della pigrizia dei suoi elettori”.

Sartori: “Pasticcio su pasticcio su pasticcio”
In definitiva, dice Sartori, è “un pasticcio su un pasticcio su un pasticcio: la riforma disegnata da Renzi e Berlusconi la chiamerei Pastrocchium. E’ tutta sbagliata. E’ una legge elettorale assurda, controproducente e che non rimedia a nessun problema, ma probabilmente aggrava quelli che già ci sono”. 

In un paio di casi i costituzionalisti parlano di “aggiramento” dei precetti della sentenza della Consulta. Uno è Antonio Baldassarre, presidente emerito della Corte, sentito dall’AdnKronos: “Formalmente rispetta la Consulta, ma se si guarda allo spirito della sentenza della Corte potrebbe tradirlo, o essere un aggiramento”. La questione controversa, anche per Baldassarre, è la soglia del 35% per accedere al premio di maggioranza. “La Consulta – spiega – ha messo la questione sotto il profilo della ragionevolezza, che è abbastanza elastico, ma il 35% è una percentuale un po’ bassa, perché in sostanza segnala una distanza dalla maggioranza di circa 15 punti, che sono tanti. Personalmente sarei dell’avviso di fissarlo intorno al 45%”. Esiste poi, per Baldassarre, “il rischio che crei situazione di non totale governabilità.

Ainis: “Sarà difficile illudere la Consulte oltre che gli italiani”
Michele Ainis
sul Corriere della Sera da una parte approva il doppio turno e una soglia di sbarramento altina (5%) per l’ingresso in Parlamento. Ma dall’altra sottolinea che il premio previsto dalla bozza Renzi parte dal 18%: “Mica poco – scrive il costituzionalista – fanno quattro volte i seggi della Lega, recati in dono a chi vince la lotteria delle elezioni. Crepi l’avarizia, ma in questo caso rischia di crepare pure la giustizia”. E poi c’è l’aspetto controverso della rappresentanza e dello strumento delle preferenze. “La Consulta ha acceso il verde del semaforo quando i bloccati (i nomi nei listini, ndr) siano pochi, rendendosi così riconoscibili davanti agli elettori. Quanto pochi? Secondo la scuola pitagorica il numero perfetto è 3; qui invece sono quasi il doppio. Un po’ troppi per fissarne a mente i connotati” rileva Ainis. L’ultimo punto è quella che chiama la “frontiera impercettibile, dove la quantità diventa qualità. Vale per il premio di maggioranza, perché il 40% dei consensi sarebbe di gran lunga più accettabile rispetto al 35%. E vale per le liste bloccate, che si sbloccherebbero aumentando i 120 collegi elettorali. In caso contrario, il prestigiatore rischia di trasformarsi in un illusionista. Ma gli sarà difficile illudere di nuovo la Consulta, oltre che gli italiani”.

De Siervo: “Le preferenze? In collegi così piccoli nessun rischio”
Anche per il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli, intervistato dalla Stampa, c’è una soglia troppo bassa (35%) per un premio troppo elevato (18-20%). In più non risolve niente sulla governabilità: “Si fa riferimento ad agglomerati di liste. C’è una solidarietà politica forte tra questi gruppi di liste oppure sono solo un’aggregazione per lucrare il premio? Se fosse così non garantirebbero l’obiettivo della governabilità”. Un altro presidente emerito della Consulta Ugo De Siervo parla di soglia troppo bassa per accedere al premio: “Sarà accettato politicamente dai partiti battuti ma che hanno quantitativamente conquistato magari più del 60% che il primo partito disponga della maggioranza assoluta alla Camera?” dichiara a Repubblica. E sulle preferenze lascia la porta spalancata: “Secondo la Corte se ne potrebbe fare a meno, ma forse dare una preferenza in collegi piccoli non espone il sistema politico ai rischi che spesso vengono rappresentati, tipo gruppi di pressione o grossi mezzi finanziari per la ricerca delle preferenze. Tutto questo, in un piccolo collegio, non dovrebbe verificarsi”. E le primarie non possono essere la soluzione: “Forse qualcosa di analogo andrebbe garantito anche agli elettori che non votano per il Pd”.