E’ una lenta e silenziosa processione di viole, violini, contrabbassi e oboe. Custodie vuote in spalla a giovani musicisti che vanno a portare l’ultimo saluto a Claudio Abbado, il direttore d’orchestra più importante del Novecento scomparso ieri all’eta di 80 anni. Il civico è piazza Santo Stefano 16, a due passi da casa di Romano Prodi, in uno splendido palazzo settecentesco che guarda sulle Due Torri. I ragazzi, allievi di Abbado, compositori ed esecutori della sua Orchestra Mozart, arrivano alla spicciolata di prima mattina. In mezzo a loro si confondono il pianista Maurizio Pollini, l’ex sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, e l’ex rettore Fabio Roversi Monaco; con quest’ultimo il maestro Abbado aveva annunciato quasi tre anni fa il megaprogetto dell’Auditorium a Bologna, poi finito nel nulla.

Video di David Marceddu

La piazza di Santo Stefano attende con un rigore muto l’arrivo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che come da puntuale tabella di marcia scende dall’auto presidenziale alle 13 assieme alla moglie Clio: prima stoppa i timidi applausi che vorrebbero partire dalla piccola folla, poi sale nell’abitazione della famiglia Abbado. Un quarto d’ora dopo è il corteo funebre con davanti la bara in legno chiaro a comporsi nel cortile interno al palazzo, poi ad attraversare silente la piazza fino all’altro lato nella Basilica. Nel corteo improvvisato il Presidente della Repubblica tiene sottobraccio la seconda moglie di Abbado. Dietro di loro tutti i figli anche quelli avuti con la prima moglie, Giovanna Cavazzoni, l’ex direttore della Caritas, Don Nicolini – che ha assistito Abbado fino all’ultimo -, l’architetto Renzo Piano – eletto con Abbado senatore a vita alcuni mesi fa – , e tutti i numerosi parenti giunti anche da Milano.

Alle 13,30 il corteo funebre entra in una delle sette chiese che compongono la basilica di Santo Stefano, quella laterale di sinistra dei santi Vitale e Agricola, dove viene aperta la camera ardente. Raggiungono qui i parenti anche il sindaco di Bologna Virginio Merola, il presidente della Regione Vasco Errani, il rettore dell’Università Ivano Dionigi, il vescovo Caffarra e il ministro della cultura Massimo Bray. Proprio quest’ultimo risponde all’appello lanciato nelle ultime ore da diverse personalità politiche per salvare l’ultima creatura di Abbado, la giovane e già internazionalmente riconosciuta Orchestra Mozart: “E’ una delle grandissime eccellenza della musica italiana, per questo sarà nostro dovere trovare la migliore soluzione per dare continuità a questa esperienza”.

Attorno alle 15 sono già un centinaio le persone in attesa di entrare nella camera ardente. Spoglia fino all’essenziale la chiesa dei ss. Vitale e Agricola: cinque vasi di girasoli attorno al feretro, un mazzetto di fiori di campo attorcigliati nella stagnola appoggiato sopra al coperchio della bara, e la corona di fiori bianchi e rossi del presidente Napolitano appoggiata in una colonna di lato. Tutt’attorno alla bara cinque sedie e leggii vuoti.

A metà pomeriggio la folla dei primi minuti è diminuita e in poco tempo si accede alla basilica. “E’ ridicolo tutto questo”, si sfoga un giovane praticante avvocato che lavora nello stesso palazzo della famiglia Abbado, “poche centinaia di persone per il più grande artista del Novecento. Bologna non lo merita”. Per domani è stata confermata la presenza del ministro Cancellieri, mentre corre voce che anche il premier Letta e l’attore Roberto Benigni verranno a far visita al feretro del maestro. Intanto la città continua a vivere lo strano rapporto avuto con Abbado, tra melomane rispetto e seria indifferenza che lo ha accompagnato da quando nel 2004 ha deciso di stabilirsi qui. “Cosa succede?”, chiede un bimbo alla mamma che lo tiene per mano, passando a pochi passi dalla fila di persone che stanno per entrare nella camera ardente; “Vanno a salutare una persona bravissima che ora non c’è più”.

In serata arriva anche Romano Prodi: “Io non sono un esperto di musica – dice – e certamente non ho la capacità e la finezza per dare un giudizio personale, ma so quanto era grande”. L’ex presidente del Consiglio ha voluto mettersi in fila in piazza come tutti gli altri, rifiutando l’invito ad entrare da un ingresso laterale della chiesa: “Non eravamo propriamente amici – aggiunge – ma vicini di casa e con molta cordialità tante volte ci siamo visti, abbiamo chiacchierato e scambiato opinioni su tanti problemi”. “Parlavamo più di politica o di politica musicale che non di musica”. Abbado, ha sottolineato il Professore “non è stato solo un grande direttore d’orchestra ma ha messo la musica a disposizione della comunità e l’Orchestra Mozart è stato un contributo per la comunità”. Infine un cenno alle battaglie cui Abbado ha aderito nel corso della sua carriera contro i tagli alla cultura. “Essendo lui impegnato su di un’orchestra che aveva continuamente problemi di finanziamenti e quelle difficoltà che hanno oggi le orchestre in Italia – ha concluso Prodi – sentiva particolarmente” questo tema.