Com'è profondo il mareLa mia finisce qui, oggi inizia la sua navigazione Come è profondo il mare (Chiarelettere), vi dirò la verità, per chi ama come me il mare e vive nella sua empatia (lo guardo adesso dalla finestra mentre scrivo), questo libro è stata una sofferenza, più volte l’ho lasciato, non riuscivo a raccontare quello che avevo vissuto. Lo rifiutavo. Poi ho pensato che sarebbe servito, che c’è bisogno di consapevolezza, le stesse persone che ho incontrato in questo lungo viaggio, con i loro gesti coraggiosi, con la loro tenacia, mi hanno spinto a continuare. Cambiare, risalire la china si può, ma bisogna smettere di vivere con il paraocchi.

Sono partito tre anni fa da Cala Matano alle Tremiti dove Lucio Dalla scrisse la sua canzone più bella, quasi una profezia, (rileggetene le parole…) per poi visitare la grande isola di plastica nel Pacifico incontrando il suo scopritore Capitano Charles Moore scoprendo che ci sono ormai altri cinque continenti artificiali grandi come l’Europa. Poi sono tornato nel nostro Mediterraneo, dove ho partecipato alla spedizione antiplastica di Expedition Med e ho assistito al massacro dei capodogli sul Gargano, ponendomi e cercando di rispondere a diversi interrogativi tra cui: quanta “plastica” può tollerare il nostro organismo? Quanto mercurio c’è nel pesce che mangiamo? L’Adriatico è una discarica di tritolo? Perché meduse e alghe aliene invadono i nostri mari?

E, soprattutto, rischiamo di fare la stessa fine dei capodogli del Gargano? Partiamo da un dato di fatto. Noi facciamo parte dei cicli naturali e qualsiasi cosa sversiamo nell’ambiente prima o poi ritorna come un boomerang, specialmente nella catena alimentare.

Rispondere ai quesiti non è stato semplice, nel libro ci ho provato. Vi sono differenti livelli di rischio che possono riguardare chiunque consumi pesce e, specialmente, alcune categorie come le donne gravide e i bambini che non devono mangiare oltre una certa quantità specialmente di alcune specie come tonno, pesce spada. Chi ci informa di questo? Ma il pericolo è variabile, dipende dalla concentrazione di veleno in ciò che mangiamo. L’esperienza insegna, però, che quando gli scarichi di mercurio si concentrano in una determinata zona di mare gli effetti possono essere devastanti. I primi casi si registrarono già negli anni Cinquanta sulle coste del mar del Giappone a Minamata i gatti iniziarono a ballare su due zampe. Nel Mediterraneo, abbiamo Augusta Priolo, Taranto e altre emergenze.

Non è solo questo di cui scrivo, nelle lunghe ore di navigazione ho avuto modo di riflettere, così parlo anche del nostro rapporto con il mare, perché ne siamo attratti? Perché non ne possiamo fare a meno? Perché abbiamo bisogno di un orizzonte blu?

Come fosse una dedica a tutti coloro che in questo viaggio mi sono stati vicini ecco una frase che si trova alla fine del libro che racchiude le ragioni più profonde di questo libro: “Non i veleni, le bombe o le scorie radioattive devono essere l’eredità che lasciamo ai nostri figli, ma l’esempio, la determinazione, le storie di chi al mare ha saputo donare se stesso trovando una nuova ragione di vita”.