roberto-ciottiA Isola del Liri (Fr) ogni anno si svolge il Liri Blues, un festival – gratuito – grazie al quale si può avere la fortuna di assistere a concerti di artisti del calibro di Bo Diddley, Son Seals, Melvin Taylor, John Mayall. Tutti grandi interpreti internazionali della “musica del diavolo”, il blues, genere che nasce nei campi di cotone, in quel lembo di terra tra il Mississippi e lo Yazoo, chiamato “Delta” dai suoi abitanti.

Un’estate su quel palco si esibì Roberto Ciotti, chitarrista romano presentato come il miglior bluesman italiano. Figura imponente, con la barba lunga, i capelli raccolti in un codino sotto il cappello bianco e gli occhi nascosti da un paio di occhiali scuri. Imbracciò la sua chitarra e partì con un riff che infiammò il pubblico: un “negro dalla pelle bianca” avrebbe detto Boris Vian, per via di  quel particolare timbro di voce. Non a caso da molti, nell’ambiente, veniva considerato l’Eric Clapton italiano, anche se è grazie a Jimi Hendrix che il giovane Roberto Ciotti decise di diventare musicista. Infatti, è dopo aver assistito al concerto di Hendrix al Teatro Brancaccio di Roma il 24 marzo 1968 che capì che la chitarra sarebbe stato il suo strumento.

Classe ’53, a 20 anni Roberto Ciotti fonda il suo primo gruppo che chiama Blue Morning, con cui registra un unico disco che però ha il pregio di esser prodotto da Antonello Venditti. Le loro strade si dividono perché “io amavo il blues e il resto della band voleva proseguire il cammino sulla strada del progressive rock”.
Sono gli anni del Folkstudio, lo storico locale di Trastevere dove all’epoca orbitano quelle che sarebbero divenute le stelle del panorama musicale nazionale. Nella Capitale in questo periodo sta decollando una scena musicale che sembra dar buone opportunità e con la sua band, Roberto Ciotti partecipa alle registrazioni dell’album Alice non lo sa di Francesco De Gregori.

Nella seconda metà degli anni  70, incontra un giovane musicista che come lui è stato folgorato dalla musica proveniente d’oltreoceano, Edoardo Bennato. Entrambi sono allo stesso modo curiosi, motivati, eccitati per via delle tante novità in ambito beat e rhythm’n’blues. E tutti e due pensano che al confronto, la discografia italiana sia piatta, provinciale, fondata su schemi superati. Insieme firmano l’album La Torre di Babele, che riesce a imporsi grazie alla nascita in quel periodo delle radio libere. Nel luglio del 1976, infatti, la Corte costituzionale liberalizza l’etere e cade il monopolio della Rai sulle trasmissioni radiotelevisive. Le loro canzoni, che parlano di non violenza, che attaccano la borghesia e ironizzano sulla figura dei cantautori sono tra le più trasmesse da queste radio. A questo primo album frutto del sodalizio di Ciotti e Bennato seguono Burattino senza fili ed Edo rinnegato.

Il bluesman si costruisce fama di gran chitarrista e partecipa ai principali eventi dedicati al blues, in Italia e in Europa. Nel 1978 esce Supergasoline blues il primo disco da solista – uscito per la Cramps Records, che per Roberto Ciotti fa una sorta di strappo alla regola, producendo un disco blues – e appare per la prima volta in tv accanto a Renzo Arbore ne L’altra Domenica. Nel 1980 apre i concerti di Bob Marley, con cui si esibisce davanti a una platea di oltre centomila spettatori, a Milano e a Torino. Raggiunge il grande pubblico italiano nel 1984 quando Gabriele Salvatores gli propone di comporre la colonna sonora di Marrakech Express, film per il quale Ciotti scrive la sua canzone più nota: No More Blue.  Il chitarrista romano dimostra di avere una grande capacità di raccontare i fatti veri della vita, esprimendoli in parole e musica come un vero bluesman sa fare. Il regista apprezza, e infatti l’anno dopo gli affida la soundtrack di Turnè che registra a New York, insieme all’ex tastierista dei Dire Straits, Tommy Mandel.  

Con trentacinque anni di carriera solista, 15 album all’attivo, Roberto Ciotti per molti è stato un esempio: il chitarrista ha dimostrato che non si deve per forza nascere a New Orleans per suonare in maniera divina la musica del diavolo. Si è spento a 60 anni, dopo una lunga malattia, qualche ora prima dell’alba di un nuovo anno. Il primo a darne la notizia, sulla sua pagina Facebook è stato Edoardo Bennato, il suo compagno di molte avventure. No more blue.