Di decorazioni natalizie non ce ne sono, del resto in casa non c’è nemmeno il riscaldamento, né l’acqua calda. E tuttavia per le 20 famiglie che occupano il palazzo di via Irnerio 13, a Bologna, ciò che conta, questo Natale, è avere un posto dove vivere. Destinatarie, ciascuna di loro, di uno sfratto esecutivo che le ha costrette ad abbandonare l’abitazione dove vivevano in affitto, mamme e papà, lavoratori e studenti, tutti stranieri d’origine, oggi abitano abusivamente negli ex uffici, ex ambulatori ed ex studi tecnici di un palazzo rimasto abbandonato dal 2009, occupato da Asia Usb e Rete Comunisti di Bologna. Con la paura, sempre presente, che un giorno arrivi la polizia a sgomberarli.

Nadia ha 21 anni, è sposata e ha una bimba di 4 mesi. E’ nata e cresciuta in Italia, si è diplomata a Bologna e qui vorrebbe vivere con la sua famiglia, “ma è difficile, non era questo che sognavo – racconta – mio marito lavorava come muratore e aveva un buono stipendio, solo che per via della crisi è stato licenziato. A quel punto non siamo più riusciti a pagare l’affitto e siamo stati mandati via”. Oggi abitano in un appartamento che in realtà era un ambulatorio, dove il riscaldamento non c’è e ci si deve attrezzare con una stufa elettrica. “I miei genitori non potevano ospitarci perché vivono in una casa molto piccola con altri due figli – spiega Nadia – però mi hanno dato qualche soldo per la bambina, e abbiamo comprato uno scaldabagno che dobbiamo montare, così avremo almeno l’acqua calda”. In casa ci si organizza come si può, con qualche mobile preso dalla vecchia casa e l’aiuto di Asia, che organizza anche iniziative culturali per le famiglie occupanti (come la mostra d’arte con le opere degli studenti dell’Accademia delle Belle arti o la web radio, Radio Machete, che trasmette da lì ogni venerdì) e presidia l’edificio “a disposizione degli inquilini”. Che come Nadia, spesso sono alla loro prima occupazione: non credevano di dover arrivare a una soluzione abitativa simile, “ma dopo lo sfratto non sapevamo più cosa fare”.

“Purtroppo solo nel 2013 sono 900 le famiglie che a Bologna hanno ricevuto lo sfratto esecutivo per morosità – spiega Federico di Asia Usb – ma a fronte di questo problema, le istituzioni si sono rivelate incapaci di offrire qualunque soluzione. L’occupazione è stata un modo per dare una casa a chi non ce l’ha più, ma anche per rivendicare il diritto all’abitare, un diritto che oggi non è né garantito, né tutelato, senza, oltretutto, che si trovino soluzioni temporanee per viene lasciato in mezzo alla strada”.

Nel palazzo di via Irnerio c’è chi lavora ma per via della crisi non riesce più a mantenere un appartamento, come Trhas, che fa le pulizie; c’è chi è stato licenziato, e chi, come Eloij, peruviano di nascita, prima della crisi riusciva a vivere con qualche lavoretto, ma oggi non trova nemmeno più un’occupazione retribuita in nero. “Prima di venire qui in via Irnerio abitavo per strada – racconta l’inquilino, che divide un appartamento con un ragazzo di origini eritree – quando potevo dormivo in un dormitorio, ma non lo facevo spesso perché in posti simili ti trovi accanto a persone che hanno problemi di igiene o hanno qualche malattia, e finisce che poi ti ammali anche tu”. Eloij ha lavorato come muratore, come facchino e anche come dog sitter, “però ora non trovo più nulla, e sono disoccupato” spiega seduto in cucina, le pareti decorate con qualche foto di animali ritagliate da una rivista “per ravvivare l’ambiente.

Il problema, tuttavia, non riguarda solo Bologna. Se nel capoluogo dell’Emilia Romagna 900 famiglie hanno ricevuto lo sfratto esecutivo, “a cui si sommano le 500 famiglie che rischiano di essere mandate via di casa entro i prossimi due o tre mesi – spiega Mauro Colombarini, segretario di Sunia Cgil – la situazione è gravissima a livello nazionale”. I dati relativi al 2013 non sono ancora disponibili, tuttavia il trend degli ultimi anni parla chiaro. Secondo i dati del ministero dell’Interno, in Italia i provvedimenti esecutivi emessi nel 2012 sono stati 67.790, di cui 60.244 per morosità (88,9%), + 54,5% rispetto al 2007, mentre le richieste di esecuzione presentate all’ufficiale giudiziario sono state 120.903 e gli sfratti eseguiti con l’intervento dell’ufficiale giudiziario 27.695, + 30% circa rispetto al 2006. “Il raffronto con i dati del 2011 evidenzia – prosegue il ministero – per i provvedimenti di sfratto emessi un incremento in Italia del +6,2%”, con la Lombardia capolista, seguita dal Lazio e dall’Emilia Romagna, terza classificata con 6.845 casi”.  

“Ciò che serve oggi è rivedere le politiche abitative a livello nazionale, perché sono anni che ci si disinteressa di questo problema – continua Colombarini – il protocollo sugli sfratti e le altre misure adottate non sono sufficienti a risolvere una situazione che non ha fatto che peggiorare, ma servono anche altre misure”. Non una moratoria sugli sfratti ‘secca’ come vorrebbe Usb, precisa Sunia, “anche perché poi si disincentiverebbe la locazione”, “quanto il rifinanziamento del contributo all’affitto, tagliato nel 2012, e un intervento che riduca i tempi di attesa per chi aspetta una casa popolare, e che velocizzi le domande di chi è in procinto di ricevere lo sfratto. Oggi la caduta del reddito ha gravato sulle spalle di tutti, ma soprattutto di chi vive in affitto e mediamente spende la metà di ciò che guadagna per pagare la locazione. E non possiamo lasciare che le famiglie finiscano in mezzo a una strada, non è accettabile”.