Il microfono fa un fischio, il vento un soffio e per un istante ci sono mille volti che ti fissano. Puoi essere David Foster Wallace, Annie Lennox o Michelle Obama, ma il silenzio di centinaia di sguardi toglie il fiato anche al più bravo degli oratori. Tremano per un attimo le ginocchia e poi bisogna partire. Anche se si è allenati. La scena sempre uguale è quella di un commencement speech in un’università degli Stati Uniti. Discorsi di celebrazione da dare in dote a chi si laurea, spiegazioni sulla vita e il destino delle quali si incaricano le personalità di spicco, cuori valorosi e vite uniche da scrivere nel taccuino e sfogliare insieme all’album di foto venti anni dopo.

Da segnare sui libri di storie c’è la volta in cui John F. Kennedy ha detto alla classe del 1962 di Yale che la pace era possibile: “La nostra attitudine è pensare che non si possa realizzare o che sia irreale. Questo è pericoloso, è una convinzione disfattista. Ci porta a pensare che la guerra è inevitabile e che siamo bloccati da forze incontrollabili”. Ai neolaureati di quell’anno, il Presidente decise di parlare del mondo e della possibilità di cambiarlo: “I nostri problemi sono umani e quindi possono essere risolti dagli uomini. E un uomo può essere tanto grande quanto vuole”.

Da Kennedy a Oprah Winfrey
Dopo Kennedy ci sono stati la giornalista Oprah Winfrey e l’attore Denzel Washington, il cantante Bono e l’amministratore delegato di Twitter Dick Costolo. Hanno detto della vita e dei suoi passi anche Steve Jobs e il comico Stephen Colbert. “La mia storia”, ha detto la cantante Annie Lennox al Berklee College of Music nel maggio 2013, “è stata fuori dai ranghi in ogni suo aspetto, tanto che credo sia importante imparare il valore e il potere del non essere convenzionali. Tutto è cominciato con un piano giocattolo di plastica e con il fatto che io amassi cantare tutto il tempo”. La storia di Lennox, così come la racconta, ha avuto a che fare con i Beatles, i Kinks, i Rolling Stones, poi Dusty Springfield e Tamla Motown. Ci sono stati anche Dancin’ in the Street di Martha Reeves e Ma Cherie Amour di Stevie Wonder. E soprattutto una testa di sogni che “a un certo punto ha rischiato di scoppiare”: “Ricordatevi sempre questo”, ha continuato, “anche se adesso state pensando di essere nella giusta direzione, potrebbe capitare di trovarvi su un cammino completamente diverso. Ma quella che sembra una fine, potrebbe trasformarsi in uno scintillante e nuovo inizio”.

Non c’è stato solo il famoso “Stay hungry, stay foolish” di Steve Jobs a sconvolgere gli animi di giovani laureati. Nella lista dei discorsi che avrebbero potuto cambiare una vita, c’è David Foster Wallace in un giorno di maggio del 2005 al Kenyon College. Racconta di due pesci che un giorno si incontrano e si chiedono che cos’è l’acqua. Lo scrittore e narratore, poi suicida poco prima di avere 50 anni, racconta agli spettatori di quel giro di giostra che la routine e la mediocrità saranno di tutti, ma a fare la differenza sarà il pensiero: “Questa, credo”, ha detto quel giorno, “sia la libertà data da una vera educazione, di poter imparare ad essere ben adattati. Voi potrete decidere con coscienza che cosa ha significato e che cosa non lo ha”. E ha continuato parlando di vita: “Niente di questa roba è sulla morale o sul grande problema della vita dopo la morte. La verità con la V maiuscola è sulla vita prima della morte. È sul valore reale dell’istruzione, che non ha quasi nulla a che spartire con la conoscenza e molto a che fare con la consapevolezza di cosa è reale ed essenziale”. Ha convinto tanti in quella mattina di maggio. Pure oltre le mura della scuola. Ma non è bastato a convincere se stesso.

Agli studenti di Harvard nel maggio 2013, Oprah Winfrey ha parlato di fallimenti: “A un certo punto della mia vita ho creato un network televisivo. E’ andata male e ho creduto di aver sbagliato tutto”. Ha spiegato ai neolaurati che è normale, quando spingi te stesso oltre il limite, cadere: “Mettetelo in conto. Ma gli errori sono l’esperienza che permette di capire chi voi siate veramente. La cosa più importante che ho imparato in 25 anni di dialogo ogni giorno con le persone è che c’è un comune denominatore che unisce gli esseri umani. La maggior parte di noi vuole semplicemente essere capito. Ho fatto più di 35 mila interviste nella mia carriera e appena la telecamera si spegne, chiunque da Obama a Beyonce, chiede, Andava bene? Was that ok?. Ascoltate voi stessi e gli altri. E farete la differenza nella vita”.

Non pianificate la sceneggiatura
Dick Costolo, Ceo a Twitter, ha cominciato il suo discorso alla University of Michigan nel 2013, twittando la foto della platea: “Sono un professionista” , ha detto, “ci vorrà solo un minuto”. E ha continuato raccontando di una vita, la sua, partita in un giorno in quello stesso campus studiando informatica, sognando il teatro e imparando a improvvisare.“Cercate di non pianificare la vostra sceneggiatura, altrimenti sarete delusi nel vedere che niente va come intendete”.

La moglie del presidente degli Stati Uniti Michelle Obama ha chiesto invece di pensare alla felicità: “Il messaggio per voi studenti oggi è questo: non perdete un minuto a vivere il sogno di qualcun altro. Ognuno di noi ha un dono eccezionale. Ma richiede molto lavoro scoprire che cosa ci porta alla gioia. Ci vuole tempo. Investitelo”. Agli studenti di Harvard, la scrittrice J. K. Rowling ha parlato come se stesse presentando un nuovo capitolo di Harry Potter: “Perché come una storia, così la vita. Non è quanto sia lunga, ma quanto intensa, ciò che importa”. Lavorava per Amnesty international e nelle pause pranzo scriveva romanzi. E’ nato così il mago che le ha fatto guadagnare i milioni, nel buio e nel freddo di un sogno in cui nessuno crede, ma è talmente forte da saper esplodere. Denzel Washington ha cominciato con le battute, ma all’improvviso, nel suo commencement speech si è fatto più serio: “Cadete e rialzatevi. Rischiate. Lo sapete che Thomas Edison ha fallito 1000 volte prima di riuscire ad accendere una lampadina? Non lo sapete e non lo sapevo io, perché al tentativo numero 1001, quell’oggetto si è acceso e la vita dell’umanità è cambiata. Cadete, ma fatelo per crescere e fatelo per rialzarvi in piedi”.

Il microfono a volte fa un’eco. Qualcuno dalla platea applaude, qualcun altro è distratto e scatta una foto. C’è chi ha ancora le mani sudate attaccate a una pergamena. Gli studenti ricorderanno poco o nulla di quello che ha detto la star o l’intellettuale di turno, o forse ne porteranno le frasi tatuate nel fodero della giacca per tutta la vita. Certo però le parole buttate a manciate saranno state una spinta in quel silenzio di occhi affamati. Oltre le mura dell’università c’è un burrone, ma ora sanno che la vertigine farà parte del gioco e qualcuno di loro addirittura potrebbe imparare a volare.

da il Fatto Quotidiano di lunedì 16 dicembre 2013 

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