I vantaggi per i funzionari pubblici in Cina continuano a diminuire. Come parte della nuova normativa anticorruzione le autorità hanno stabilito che le macchine ufficiali (le auto blu cinesi, che in genere sono Audi nere) siano limitate alle esigenze specifiche del governo del territorio come i servizi di polizia e quelli di emergenza. Per tutto il resto i funzionari d’ora in avanti dovranno fare ricorso al noleggio o ai taxi. Le amministrazioni dovranno inoltre tenere un registro pubblico di chi ha usato le automobili, perché e quanto sono costate al governo. Le agenzie governative che hanno bisogno di vetture dovranno firmare contratti con compagnie di autonoleggio o di taxi, indicando con precisione quali sono le parti coinvolte. Secondo i dati ufficiali nel 2011 il governo cinese ha speso oltre un miliardo di euro per spese di rappresentanza. Di questi almeno due terzi sono stati impiegati per il parco auto.

Ma secondo quanto dichiarato dall’agenzia di consulenza At Kearney al Wall Street Journal, l’acquisto di vetture “pubbliche” costerebbe alla Repubblica popolare molto di più: almeno 14,5 miliardi di euro all’anno. La misura colpirà gli incentivi relativi all’uso di auto di cui godono i leader del Paese, compresi quelli militari. Fa parte degli sforzi di Pechino per abbassare le spese pubbliche e frenare la corruzione dilagante all’interno delle pubbliche amministrazioni. Le nuove linee guida vietano l’utilizzo di vetture di servizio a fini privati e specificano che i funzionari pubblici non potranno accettare vetture come “regali” da parte di privati. I governi locali saranno incentivati ad acquistare marchi di fabbricazione cinese e di veicoli elettrici. Le auto giudicate superflue saranno smaltite tramite una procedura di asta pubblica con cui si spera di rimpinguare le casse dei governi locali. In futuro i funzionari saranno rimborsati per i loro spostamenti con una sorta di indennità di trasporto decisa dagli organi centrali. Gli internauti non si sono lasciati convincere e si sono subito affrettati a commentare.

Su Sina Weibo, il twitter cinese, sono in molti ad aver suggerito sarcasticamente che le nuove misure anticorruzione potrebbero tradursi in un minor numero di candidati nei prossimi concorsi per i tanto ambiti posti di lavoro nel pubblico. E più seriamente diversi utenti hanno commentato che questo non farà altro che generare nuove forme di corruzione. “I regolamenti sono numerosi quanto i peli di un bue”, ha commentato un utente. “Ogni volta che se ne emette uno nuovo, la corruzione sale di un grado”. Il che è un modo per rimarcare che anche in Cina vige la prassi del “fatta la legge, trovato l’inganno”.

di Cecilia Attanasio Ghezzi