Primo verdetto nella vicenda dei fondi dei gruppi consiliari della Sardegna. L’ex capogruppo dell’Italia dei Valori, Adriano Salis, è stato condannato ad un anno e otto mesi con l’applicazione delle attenuanti generiche. L’esponente politico è stato condannato anche all’interdizione dai pubblici uffici per lo stesso periodo. Salis è accusato di peculato per 20mila euro di spese che non sarebbero state giustificate nella passata legislatura. La sentenza – il processo si è svolto con rito abbreviato – è stata emessa dal gup Cristina Ornano dopo oltre due ore di camera di consiglio.

L’inchiesta si è concentrata sull’utilizzo dei fondi destinati al gruppo Misto del Consiglio regionale nella passata legislatura: Salis è l’unico dei 18 imputati del primo filone di indagine ad aver scelto il rito abbreviato. All’ex capogruppo la Procura inizialmente aveva contestato spese non giustificate per 60mila euro, successivamente la somma è stata limitata sino a 20mila euro in base ai calcoli della Polizia giudiziaria. Salis, che ha sempre sostenuto la regolarità della sua condotta, ha depositato nel corso delle varie udienze pezze giustificative per quasi 120mila euro e la difesa ha più volte ribadito la correttezza delle spese effettuate. Il pm Marco Cocco aveva chiesto una condanna a tre anni di reclusione.  Intanto, davanti ai giudici della prima sezione del Tribunale, è ripreso il processo all’ex senatore del Pdl Silvestro Ladu, anche lui accusato di peculato nella stessa inchiesta.

Intanto restano in carcere Mario Diana, ex capogruppo del Pdl, ora di “Sardegna è già Domani”, e di Carlo Sanjust, finiti in manette il 6 novembre scorso per peculato, nell’ambito della inchiesta del pm Marco Cocco sull’utilizzo dei fondi pubblici. Sanjust è accusato di aver pagato il suo matrimonio con un giro di fatture intestate al gruppo del Pdl, Diana per lo stesso fatto e per falso. Ai domiciliari invece l’imprenditore Riccardo Cogoni, accusato di aver fornito fatture false.