Ci sono volute 24 ore perché il documento rimanesse orfano. Sembrano poche, ma in politica sono persino troppe e il tormentato autunno del Partito Democratico si arricchisce di un nuovo file: il caso Viadana. Tutto inizia con un testo redatto da alcuni membri della segreteria di Mantova e indirizzato agli organismi di garanzia del Pd regionale e nazionale. “Il Partito non risulta esente dal rischio di avere tra i propri iscritti persone collegabili con ambienti ’ndranghetisti”. Poi entra nel dettaglio: “E’ grave la situazione del Comune di Viadana, che secondo dati pubblici e approfondimenti giudiziari in corso, è terra d’insediamento radicato della ’ndrangheta. Una presenza ormai conclamata in grado di determinare esiti elettorali e carriere politiche”.

Sotto non ci sono delle firme qualunque, ma quella del vicesegretario provinciale Luca Odini e dell’ex sindaco di Mantova Fiorenza Brioni. Contestano la regolarità delle elezioni della segreteria del 27 ottobre con un boom di tesseramenti nei giorni prima del voto e, in particolare, i dati anomali provenienti da Viadana. In uno dei circoli cittadini tutte le preferenze, più di 100, sono andate allo stesso candidato: Candido Roveda. Un en plein fondamentale per ottenere la vittoria al primo turno, resa però vana dall’accordo tra i due sfidanti: Luca Odini e Antonella Forattini, eletta poi segretaria. Venerdì sera a Mantova c’è stata un’assemblea molto tesa in cui, di fatto, Odini e i suoi sono stati costretti al passo indietro. “Era solo una bozza” ci spiega e dice che, a questo punto, il j’accuse non sarà inviato al partito di Milano né tanto meno a Roma. Anche perché la sua segretaria lo ha già disconosciuto: “Abbiamo affrontato la questione politicamente all’assemblea. Per quanto non attiene alla sfera politica, ci sono luoghi diversi a cui rivolgersi” è stato il suo stringato commento, ma Antonella Forattini ha rifiutato la nostra intervista. Peccato che il ticket tra lei e Odini si fondasse proprio sulla legalità, individuato come tema cardine del mandato.

Che la vicenda non sia chiusa, in ogni caso, è dimostrato dalle parole di Candido Roveda, l’altro concorrente per la segreteria. “E’ una pagina davvero triste ­ commenta ­ – sono state calate sul nostro partito ombre grandi. La legalità è un valore di tutti, ma avanzare dubbi in quel modo, oltretutto in fase congressuale, non va bene”. Ma in cosa consiste il caso Viadana? Il Pd è al governo della città in sostegno del sindaco Giorgio Penazzi, di area centrista. E’ iscritto al partito Carmine Tipaldi, assessore comunale alle nuove povertà. Il suo profilo è tracciato nel libro “‘Ndrangheta all’assalto delle terre dei Gonzaga” di Claudio Meneghetti: il politico viadanese, si legge, ha un legame di parentela con i Tipaldi di Isola di Capo Rizzuto, legati alla cosca Arena. Uno di loro, Pasquale Tipaldi, fu ucciso nel 2004. Un omicidio, sostengono gli inquirenti, dovuto anche all’incendio di alcuni mezzi meccanici avvenuto un anno prima a Viadana. E’ suo nipote l’imprenditore Antonio Tipaldi, escluso dalla prefettura dai lavori di ricostruzione del terremoto in Emilia e nel mantovano per il “sussistente e attuale pericolo di infiltrazione mafiosa”. Carmine Tipaldi vota nella sezione di Viadana al centro della contestazione.

Che sappia spostare dei voti è dimostrato dalle sue precedenti esperienze politiche sul territorio, tutte nell’alveo del centrosinistra. “E’ positivo che la questione legalità sia stata posta nel partito”, commenta ora Meneghetti, che fa parte del Pd di Mantova e che ha già ricevuto una querela da Carmine Tipaldi. “La politica deve avere le forze al suo interno per prevenire la magistratura”, aggiunge ­. “Il legame di parentela per la ‘ndrangheta è un anello importante: la questione non può essere sottovalutata”. Il documento di parte della segreteria mantovana si poneva questo obiettivo, ma ha innalzato troppo la tensione nel partito. Del caos viadanese lunedì la segretaria Forattini dovrà rendere conto al numero uno del Pd lombardo Alessandro Alfieri. “Teniamo alta la guardia sui rischi di infiltrazione: se anche solo c’è un sospetto voglio che il partito alzi le difese ­ dice il reggente regionale ­. Non tollero però che si usino questi temi come argomento congressuale”. “Personalmente non conosco Carmine Tipaldi”, conclude Alfieri, “ho chiesto alla segreteria mantovana di farmi avere tutte le informazioni necessarie per capire come dobbiamo muoverci”.