Avete capito cos’è la Tuc, il Tributo unico comunale? E se esiste davvero? Ve la sentireste di scommettere su quale sarà la vostra aliquota Irpef il prossimo anno? Avete la sensazione che le tasse sulla vostra prima casa siano aumentate o diminuite rispetto a quando c’era l’Imu? Se la vostra risposta è diversa da “non ne ho la minima idea”, significa che in questi giorni avete letto con poca attenzione i giornali. Il momento della sessione di bilancio è da sempre quello della massima incertezza, degli emendamenti notturni, degli assalti a diligenze sempre più povere, delle sorprese nei codicilli. Ma da quando la politica economica si è spalmata sull’intero anno (a Bruxelles hanno fatto appositi regolamenti), l’incertezza è diventata permanente, alimentata da giornali che invece vorrebbero chiarire cosa sta succedendo con box, infografiche, torte, diagrammi, simulazioni, dosando informazioni di servizio (“Calcola la tua aliquota”) e titoli ad effetto (“Casa, cambia tutto”).

Come notava ieri Dario Di Vico sul Corriere della Sera, le statistiche peggiorano la situazione: dalla Cgia di Mestra a Confcommercio a Coldiretti, a Unimpresa, a Confindustria, il diluvio quotidiano di numeri finisce per sommergere il lettore (e il giornalista) di percentuali che vengono riportare con pavloviana diligenza ma di cui si perde ogni contenuto informativo. E delle quali diventa spesso arduo, o impossibile, verificare l’accuratezza scientifica. Difficile uscire da questa perversa versione economica del fenomeno Big Data, troppi input che diventano soltanto rumore di fondo e complicano le decisioni invece di agevolarle.

L’unico modo sarebbe introdurre un disclaimer prima di ogni articolo di politica economica, come in certi siti Internet pericolosi: “Caro lettore, ricordati che tutto quello che leggerai è provvisorio. Che la prima bozza di un provvedimento viene fatta circolare solo per vedere l’effetto che fa, poi ci sarà una seconda bozza. Nel caso di un decreto legge verrà portata in Consiglio dei ministri, da cui uscirà stravolta. E ricordati, lettore, che quello che conta non è il comunicato di Palazzo Chigi, che darà la linea a qualche giornalone, ma la relazione tecnica con le tabelle e i numeri veri. Ma non ti accontentare, perché un decreto poi deve essere convertito, con una legge che passa in entrambi i rami del Parlamento dove viene sommersa di emendamenti, di cui soltanto una piccola parte sarà approvata.

Ma non prima di aver generato allarmati titoloni sui giornali che a loro volta innescano fiammate di polemica politica, brevi ma sufficienti a tenere in vita il tema qualche ora in più, ottime per riempire i tg dei weekend. Infine, lettore, sappi che quando la legge che stai cercando di seguire sarà approvata, altre hanno già iniziato il loro iter per intervenire di nuovo sulle stesse materie. E tutto ricomincia”. Fatta questa avvertenza, che riduce il (dubbio) fascino delle guerriglie contabili in commissione Finanze, se la consapevolezza non vi ha scoraggiato, potere tornare a interrogarvi su cosa sia la Tuc. Ma senza troppe angosce.

Twitter @stefanofeltri