“Continuate a volare in ottima compagnia”. E’ il messaggio lanciato dall’Alitalia attraverso la stampa nazionale con un investimento pubblicitario importante che arriva quando ancora il destino della società è appeso ad un filo. In attesa della data ultima, giovedì 14 novembre, per le adesioni all’aumento di capitale della compagnia italiana, il management guidato da Gabriele Del Torchio, espressione della cordata dei patrioti che rilevò l’Alitalia nel 2008, deve aver pensato che fosse questo il modo migliore per evitare il prevedibile declino di prenotazioni e acquisto di biglietti.

Del resto proprio mentre si delinea il salvataggio targato Poste Italiane e nelle more di un giudizio di Bruxelles sul tema degli aiuti di Stato, sono tanti i clienti che si chiedono come andrà a finire la partita. Non tanto per gli aspetti finanziari, il futuro dei lavoratori e il destino (italiano o non) della compagnia, ma quanto perché vogliono evitare di restare a terra pur avendo comprato un regolare biglietto come accadde, ironia della sorte, proprio in Francia quando fallì la seconda compagnia nazionale AirLib, lasciando a terra i passeggeri e senza rimborsare i biglietti venduti. I potenziali clienti riflettono due volte sull’acquisto sui cui rischi ha messo anche in guardia i potenziali acquirenti l’agenzia di viaggi olandese Vck, uno dei più importanti clienti della rotta Roma-Bruxelles.

Dal canto suo, il management della società, di cui è presidente Roberto Colaninno, ha in più occasioni ribadito che “l’aumento di capitale in corso per 300 milioni di euro è già stato versato per 130 milioni ed è garantito da Poste italiane e dalle due principale banche del Paese: Intesa Sanpaolo e UniCredit”. I francesi di Air France-Klm, soci al 25% di Alitalia, non hanno mai fatto mistero di desiderare per Alitalia un’intensa cura dimagrante con pesanti tagli al personale e alle tratte di lungo raggio, nonchè con un’ipoteca sul futuro dello scalo di Fiumicino.

Condizioni che, per parte italiana, sono state finora ritenute eccessive perché l’impatto occupazionale costituirebbe un boomerang per la compagnia e per il governo di Enrico Letta che tanto si è speso per identificare nelle Poste il nuovo partner industriale di Alitalia. Alla fine di un lungo braccio di ferro fra Roma e Parigi, si sarebbe ora arrivati, secondo quanto riferisce Il Messaggero, a quota 4mila tagli. Cifra non da poco che però costituisce il dazio da pagare ad Air France-Klm per l’adesione, ancora incerta, all’aumento di capitale. E che, secondo le indiscrezioni riportate da Bloomberg lunedì 11, starebbe scendendo a quota 2mila esuberi inclusi in una proposta da risparmi per 250 milioni di euro che sarà presentata al cda della compagnia mercoledì 13 e che dovrebbe prevedere incentivi all’esodo e una riduzione dei lavoratori con contratti a tempo determinato.

E intanto il management, nella pubblicità sulla stampa, non può far altro che ricordare alla clientela che finora i voli della compagnia italiana hanno registrato il “99,8% di regolarità, l’86% di puntualità e l’83% di customer satisfaction”. Numeri che hanno permesso alla società, con una flotta da 137 aeromobili con 7 anni di età media, di effettuare 238mila voli all’anno (più di 650 al giorno) su 122 rotte e 83 destinazioni per un totale di 24 milioni di passeggeri (8 milioni dei quali in arrivo dall’estero). Ma non sono riusciti a rimettere in piedi l’azienda gravata da un debito da almeno 1 miliardo di euro e costata ai cittadini più di 4 miliardi di euro nel salvataggio di cinque anni fa orchestrato dall’ex premier Silvio Belusconi e dall’allora amministratore delegato di Intesa, Corrado Passera, poi diventato ministro dello Sviluppo economico nel governo di Mario Monti.