“Nelle mie parole non c’è rabbia, non c’è odio, c’è delusione nel vedere un uomo che, arrivato agli ultimi anni della propria vita non ha la dignità di chiedere perdono”. A parlare, a anzi a scrivere, è Erik Zattoni, il 33enne ferrarese che ha denunciato pubblicamente lo stupro della madre allora 14enne ad opera di un sacerdote, don Pietro Tosi, a quel tempo parroco della diocesi estense. Quel sacerdote per Erik è suo genitore solo dal punto di vista biologico, visto che “lei non è un padre per me, non lo è mai stato e mai lo sarà, non ho mai desiderato che lo fosse”. E nemmeno un prete, perché “mi sembra ingiusto chiamarla così nei confronti dei tanti bravi sacerdoti che operano per bene in tutto il mondo”. A spingere Zattoni a tornare sull’argomento sono le dichiarazioni che don Pietro ha rilasciato alla stampa locale, con parole di pentimento per la sofferenza cagionata alla famiglia. Un sentimento che lo porterebbe oggi, “ormai malato”, a sperare di morire.

Ma dal figlio che non ha mai riconosciuto non arriva alcun perdono. Anche perché “è troppo facile mostrarsi dispiaciuti adesso, non è sincero e non lo è mai stato”. “Lei, sig. Tosi – così lo chiama Erik -, ora piange disperato, ma mi chiedo dov’era in questi 33anni, mi chiedo se avesse pianto così tanto se questa storia non fosse finita in prima pagina, mi chiedo se versa anche una lacrima per mia madre, mia nonna, i miei famigliari, oltre che per se stesso. Lei sig. Tosi mi sembra dispiaciuto più per la sua famiglia che per la mia, lei mi sembra più dispiaciuto per la sua dignità che per quella di mia madre, mi sembra più dispiaciuto più per il proprio dolore che per quello arrecato”.

Di fronte al “don” che dice di aver dimenticato, il figlio vuole ricordargli “almeno un paio di cose”. Vale a dire che “lei ha violentato una ragazzina di 14 anni, che si fidava di lei, rendendola madre, le ricordo che si è accanito sulla famiglia di questa ragazza insieme ad altre persone del clero, le ricordo che ha accusato innocenti di aver commesso quello che in realtà ha fatto lei, le ricordo che mio zio Enzo ha dovuto sottoporsi all’esame del dna nel 1982 per dimostrare di non essere stato lui ad abusare della sorella, le ricordo che lei l’aveva accusato,le ricordo che ha ucciso psicologicamente mia madre”.

Una madre che “le ricordo è diventata mamma a 15anni, non ha avuto una vita come tutte le altre ragazze, ha perso il sorriso, la fiducia negli uomini, una parte di lei è morta quel giorno di settembre. Le ricordo che tutto questo è successo per colpa sua. Mia madre mi ha messo al mondo e mi ha amato come solo un genitore sa fare, è riuscita a trasformare l’odio dello stupro in amore per un figlio. Mi ha cresciuto con l’aiuto di mia nonna e dei famigliari, ha cercato di non farmi mancare niente, mi ha dato tutta se stessa, mi ha dato valori che lei si sogna sig. Tosi”.

E mentre Erik era ancora un bambino, il padre “viveva a 100 metri da casa nostra, prima che lo sfratto (da una casa della parrocchia, ndr) diventasse esecutivo, le ricordo che mi ha visto crescere per 5 anni. Dov’era il suo dispiacere, dov’era la sua coscienza? Dov’era la sua coscienza quando ha violentato mia madre? Adesso è tardi per piangere sig. Tosi, dov’era in questi 33 anni?. Parla sempre della sua vita distrutta ma si dimentica di aver distrutto la vita a mia madre. Mi auguro sig. Tosi che non abbia fatto del male ad altre persone, se così fosse questo è il momento giusto per confessarlo”.

Ecco perché in forza di queste considerazioni Erik non riesce a perdonare quel prete. “Lei ha chiesto perdono a Dio, ma il perdono su questa terra si chiede agli uomini, e noi le sue scuse non le abbiamo mai sentite. Comunque non si preoccupi sig. Tosi, se il suo Dio esiste non la sta di certo aspettando in paradiso. Nelle mie parole non c’è rabbia,non c’è odio, c’è delusione nel vedere un uomo, che, arrivato agli ultimi anni della propria vita non ha la dignità di chiedere perdono”.