Quaranta minuti di colloqui sul Datagate. E un nulla di fatto. L’incontro di lunedì tra l’ambasciatore Usa a Madrid, James Costos, e il segretario di Stato spagnolo, Íñigo Méndez de Vigo, non è servito a dissipare i dubbi. Alle dieci del mattino, di fronte all’ingresso del ministero degli Esteri, un cittadino reggeva in mano uno striscione che racchiudeva bene il senso della questione: “Gli Stati Uniti ci spiano e ci rubano”, si leggeva in spagnolo e in inglese. James Costos però, chiamato dal premier iberico Mariano Rajoy, non ha smentito alcunché. L’Agenzia nazionale per la sicurezza americana (Nsa) in Spagna avrebbe intercettato milioni di chiamate, sms, email e traffico relativo a Internet e ai social network: oltre 60 milioni solo tra il 10 dicembre 2012 e l’8 gennaio 2013, secondo l’articolo pubblicato in prima pagina dal quotidiano spagnolo El Mundo.

Il picco l’11 dicembre con oltre 3 milioni e mezzo di chiamate intercettate. L’esclusiva, a doppia firma insieme a Glenn Greenwald, il giornalista che conserva i file della talpa del Datagate Edward Snowden, è un’ulteriore doccia fredda per gli States: milioni di chiamate intercettate in un solo mese e un documento segreto intitolato “Spain – last 30 days”( Spagna, ultimi 30 giorni) pronto per essere pubblicato. Un report, spiega El Mundo, con tanto di grafici, che non registra il contenuto delle chiamate, ma il numero di serie degli apparati di telecomunicazione, i luoghi intercettati, i numeri di telefono delle schede Sim utilizzate, ma anche informazioni di carattere personale attraverso email, Facebook e Twitter. Insomma, secondo il quotidiano iberico, che si dice pronto a pubblicare in esclusiva i documenti che Snowden gli ha fornito, ci sarebbero nomi e cognomi.

La notizia non è piaciuta al ministro degli Esteri José Manuel García Margallo, oggi in visita ufficiale in Polonia. Da Varsavia, al silenzio dell’inviato di Washington, Margallo ha risposto con un avvertimento: “Se tutto sarà confermato, il tradizionale clima di fiducia che intercorre tra i due Paesi potrebbe rompersi”. E ha aggiunto che non si tratta solo di un “comportamento inaccettabile” tra Paesi amici e alleati, ma c’è una precisa vulnerabilità dei diritti alla privacy dei cittadini iberici, che la legge spagnola protegge “al più alto livello”, con il codice penale. Insomma, se la pratica di spionaggio verrà dimostrata, la Nsa potrebbe incappare in gravi delitti, perseguibili d’ufficio.

Di certo finora c’è ben poco: da una parte la Spagna ha chiesto per la terza volta informazioni agli Usa (la prima lo scorso luglio a Washington) senza esito, dall’altra James Costos non ha offerto alcuna garanzia in merito all’esclusione nelle presunte intercettazioni del premier Rajoy o di altri membri dell’attuale o del precedente governo. Anzi, come aveva anticipato pochi giorni prima al quotidiano El Pais, la risposta data al governo spagnolo è sempre la stessa: “Ciò che è successo lo fanno anche gli altri”, senza però entrare nel dettaglio di cosa sia successo.

Frattanto il ministro Margallo non ha escluso l’ipotesi di incaricare di un’indagine la Cni, l’intelligence iberica. Tanto più che nei prossimi giorni El Mundo potrebbe rivelare altri dettagli sul Datagate, magari sempre a firma dello stesso Greenwald, che proprio ieri dal suo account Twitter annunciava quello che oggi sarebbe stata una nuova stangata ai danni dell’amministrazione Obama: “Un altro grande Paese saprà domani quanti suoi cittadini sono stati intercettati nelle loro comunicazioni dall’Nsa”. E a Madrid, a quanto pare, adesso lo sanno: 60 milioni in 30 giorni.

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