Dopo i fasti di E3, Gamescom e Tokio Game Show, le novità videoludiche della prossima stagione arrivano anche in italia. Si è svolta questo weekend a Milano la terza edizione di GamesWeek, la kermesse organizzata da AESVI (la branca di Confindustria che raccoglie gli sviluppatori italiani di videogiochi) presso la Fiera Milano City, che ospita sia le grandi multinazionali del videogioco come EA, Nintendo, Sony e Microsoft sia i piccoli studi indipendenti che cercano ogni possibile vetrina in cui presentare prodotti spesso estremamente sperimentali e innovativi.

Sony e Microsoft hanno sfruttato la fiera per presentare al grande pubblico le loro due nuove console, PlayStation 4 e Xbox One in arrivo nei negozi a fine novembre, mentre EA ha organizzato una serie di eventi dedicati alla sua simulazione calcistica (FIFA 14) con le celebrazioni per il ventesimo anniversario della serie, con la partecipazione di Sebastian Enrique, uno degli sviluppatori, e Stephan El Shaarawy, bomber del Milan e della Nazionale. Activision, invece, ha portato in fiera l’atteso Call of Duty: Ghosts, il primo episodio della storica serie ad arrivare sulle console di nuova generazione.

AESVI sta puntando molto sul successo di GamesWeek e, a quanto pare, anche i grandi publisher internazionali sembrano iniziare ad avere un occhio di riguardo per l’appuntamento italiano. Certo, siamo ancora lontani dalle dimensioni delle grandi fiere internazionali, tuttavia è interessante notare come, anche nel nostro Paese, un evento di questo tipo riesca a resistere. Il vero terreno di scontro, però, è il cosiddetto settore business to businnes e, in questo senso, scopriremo solo nei prossimi anni se la fiera milanese saprà diventare, oltre che un gradito ritrovo per tutti gli appassionati italiani, anche un centro di scambi, pubbliche relazioni e contatti internazionali.

Come insegna la bella storia del videogioco Murasaki Baby, in Italia non mancano talento e professionalità, tuttavia è molto difficile riuscire a incrociarle con chi ha i mezzi finanziari per potersi muovere su un mercato che richiede, per un titolo medio, investimenti nell’ordine dei milioni di euro. Solo intrecciando questi due mondi spesso lontani l’Italia potrà esprimersi al massimo anche nel campo dell’intrattenimento digitale.

A cura di Nicolò Carboni

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