Da pirati a teppisti. Si fanno meno pesanti le accuse nei confronti dei trenta attivisti di Greenpeace arrestati lo scorso 19 settembre in Russia. Gli ambientalisti, tra cui  anche l’italiano Christian D’Alessandro, avevano dato l’assalto a una piattaforma petrolifera di proprietà di Gazprom e per questo rischiavano fino a 15 anni di carcere per pirateria. Ora, con il passaggio al reato di teppismo, gli anni di reclusione previsti diventano al massimo cinque. Nel caso gli atti di di vandalismo siano di gruppo e premeditati, però, la pena potrebbe inasprirsi di due anni. La notizia è stata resa nota da Vladimir Markin, il portavoce del comitato investigativo che si occupa del caso. Gli agenti hanno però specificato che “non è escluso che ad alcuni attivisti possano essere contestate anche accuse più gravi, tra cui il reato di violenza contro pubblico ufficiale, punibile con al massimo 10 anni. Il rifiuto di testimoniare da parte degli arrestati, hanno spiegato, ha ostacolato le indagini. “Questo spinge gli investigatori a verificare in modo approfondito tutte le possibili versioni, incluso il sequestro della piattaforma per motivi economici, per motivi terroristici, ricerca scientifica illegale e spionaggio”, ha aggiunto l’agenzia.

Non si fa attendere la reazione dell’associazione ambientalista. “Gli attivisti non sono teppisti tanto quanto pirati. Le accuse di teppismo sono largamente sproporzionate”, ha commentato Vladimir Chuprov di Greenpeace Russia, precisando che le accuse rappresentano “un’aggressione al principio di protesta pacifica” e “non hanno alcun legame con la realtà”. Gli ambientalisti preparano le contromosse: “Contesteremo le accuse così come abbiamo fatto con quelle di pirateria”. Sulla vicenda è intervenuto anche Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera. “Non sappiamo le motivazioni che hanno portato la Russia a cambiare le accuse contro l’equipaggio dell’Arctic Sunrise da pirateria a teppismo – ha spiegato l’esponente Pd -. Quella di teppismo rimane comunque un’accusa inaccettabile e gravissima. Bisogna ricordare che le Pussy Riot sono dentro proprio con l’accusa di hooliganism”.

La vicenda degli attivisti Greenpeace è diventata anche un caso diplomatico. Il 21 ottobre, infatti, i Paesi Bassi avevano chiesto l’intervento del Tribunale internazionale per il diritto del mare al fine di ottenere il rilascio degli arrestati e il dissequestro dell’imbarcazione. Non a caso, l’Artic Sunrise, la nave che ospitava gli ambientalisti, batteva bandiera olandese. Mosca aveva risposto di non avere intenzione di partecipare al procedimento avviato nei suoi confronti, rivendicando la sovranità nazionale, ma aveva fatto sapere di essere disponibile a “risolvere la situazione”. Una prima apertura in questo senso era già arrivata dal Cremlino: il presidente Vladimir Putin aveva ammesso che gli attivisti “non sono pirati”. Un altro segnale di un ammorbidimento russo era arrivata in giornata: lo stesso Putin aveva confermato la visita in russia del re d’Olanda Willem-Alexander il prossimo 8 novembre, dopo avere parlamento con il premier dei Paesi Bassi. “L’Olanda è uno dei nostri maggiori partner commerciali e negli investimenti”, aveva aggiunto il presidente russo.