Il grido “assassini, assassini”, il ministro Alfano contestato pesantemente e portato via dalla security. A più di due settimane dal naufragio di Lampedusa si celebra la commemorazione delle 366 vittime. Ma non sull’isola. La cerimonia si tiene infatti sul litorale di San Leone ad Agrigento e si porta dietro un carico di polemiche e proteste in merito al luogo e alle modalità con cui il rito è stato organizzato. Ha fatto discutere l’assenza dei superstiti, ancora trattenuti nel centro d’accoglienza di Lampedusa. I sopravvissuti hanno organizzato una protesta per chiedere di presenziare alla cerimonia, ma non sono stati ascoltati. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano è stato costretto a interrompere le interviste per la contestazione di alcuni eritrei e attivisti. “Assassini, assassini, basta con la Bossi-Fini”, gli hanno urlato mentre parlava coi cronisti alla fine della cerimonia. La sicurezza ha fatto un cordone attorno al ministro portandolo via. Più tardi il ministro ha replicato stizzito: “I cosiddetti attivisti che hanno gridato ‘assassini’ sono quelli che vogliono frontiere libere e scafisti in libertà”. I contestatori, ha continuato, “non l’avranno vinta: proteggeremo le nostre frontiere salvando vite umane”.

Insieme al vicepresidente del Consiglio ai funerali erano presenti anche i ministri Cécile Kyenge e Mario Mauro. Nella mattinata, circa 60 ospiti del centro d’accoglienza di Lampedusa, tutti eritrei, hanno tenuto un sit in davanti alla struttura, impedendo ai mezzi di entrare ed uscire: hanno chiesto di poter partecipare alla cerimonia di commemorazione e una delegazione è stata ricevuta in municipio. Dopo qualche ora la protesta è stata sciolta, con l’unico risultato di potere assistere ai funerali grazie ad un maxischermo allestito in paese. Alla cerimonia l’assenza dei superstiti si è fatta sentire: è comparso uno striscione che recitava “Perché i 157 sopravvissuti non sono stati invitati?”. Su un altro cartello esposto c’è scritto: “La presenza del regime eritreo offende i defunti e mette in pericolo i sopravvissuti”.

Alfano aveva appena finito di affermare di aver “assicurato degna sepoltura ai morti, degna assistenza ai superstiti e ora caccia senza quartiere ai mercanti di morte”. La contestazione viene derubricata dal ministro per l’Integrazione Kyenge che piuttosto invita a vedere “il messaggio importante arrivato oggi, per la prima volta lo Stato ha fatto una cerimonia che cambia tutto. Un cambiamento culturale che sicuramente va accompagnato con il passare del tempo ma il messaggio è importante”.

La prima a intervenire in difesa di Alfano è stata invece la parlamentare del Pdl Daniela Santanchè: “Dopo tutto quello che ha fatto l’Italia per salvare e assistere il maggior numero possibile di naufraghi e immigrati clandestini, le contestazioni al ministro Alfano sono strumentali e inaccettabili”. 

“Alfano ha dimostrato capacità edequilibrio insieme a tutto il Viminale e alle forze dell’ordine sia in occasione delle tragedie di Lampedusa che della manifestazione di Roma. Chi lo ha contestato è un cialtrone”: così Maurizio Gasparri (Pdl), Vicepresidente del Senato. “L’Italia – aggiunge – è il paese più solidale del mondo. Attivisti di parte, italiani o stranieri, non otterranno la modifica delle leggi italiane. Il reato di immigrazione clandestina non si tocca. I profughi vanno assistiti da tutti e non solo dall’Italia. I clandestini vanno espulsi. Chi contesta Alfano è un farabutto a qualsiasi nazionalità appartenga”.

Ma c’è chi rilancia la polemica: “Mentre il ministro Alfano è ad Agrigento, per la messa in scena dei finti funerali di Stato per le vittime delle stragi di Lampedusa senza le salme, a pochi chilometri di distanza, a Campobello di Mazara, oltre 600 migranti vivono in condizioni disumane all’interno di una baraccopoli a poche metri dal centro abitato” denuncia Erasmo Palazzotto, deputato di Sinistra Ecologia e Libertà. 

“Sul molo di Agrigento non ci sono né i vivi né i morti. Che senso ha? Perché i funerali non si sono svolti a Lampedusa? – si era invece chiesta Giusi Nicolini, sindaco della città – Dovete chiederlo a qualcun altro, noi non siamo stati coinvolti. Certo è che la decisione dei funerali di Stato è naufragata nel momento stesso in cui sono stati annunciati: non ci sono mai stati segnali concreti”. La prima cittadina dell’isola non ha partecipato alla commemorazione delle vittime perché convocata a Roma per un colloquio con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. “A noi ce l’hanno detto cinque minuti prima di dirlo alla stampa e Lampedusa l’ha presa molto male, come anche i superstiti”. Un altro sindaco che si scaglia contro la cerimonia, pur garantendo la propria presenza, è quello di Agrigento, Marco Zambuto: “Sarò presente, anche se questi funerali sono una farsa di Stato. Ci andrò per rappresentare una comunità, quella agrigentina, che ha aperto il proprio cuore, senza clamori, all’insegna dell’accoglienza concreta, dando sepoltura ad oltre 90 salme”. Zambuto, che ha definito la commemorazione “una passerella per i politici“, si è unito al coro di proteste per la presenza di una delegazione del governo eritreo: “Oggi saranno presenti anche gli ambasciatori degli stati esteri e dunque anche i rappresentanti del regime eritreo che con la loro politica provocano la fuga di questi poveri disgraziati”.