Una volta tanto i diplomatici iraniani e quelli occidentali sono d’accordo. Il round di negoziati sul dossier nucleare iraniano concluso ieri a Ginevra è stato utile. Catherine Ashton, capo del Servizio di azione esterna dell’Unione europea, ha detto alla Bbc che i due giorni di colloqui tra i rappresentanti del governo della Repubblica islamica e quelli del cosiddetto Gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania) sono stati “i più dettagliati mai tenuti finora”. Tanto che i negoziati si sono conclusi con una dichiarazione congiunta che parla di “atmosfera positiva” e di un piano iraniano che viene “considerato con attenzione”.

Il portavoce del ministero degli esteri iraniano Javad Zarif è sulla stessa lunghezza d’onda: “Sostanziali e lungimiranti”, ha definito i colloqui, che sono stati aggiornati al 7 ed 8 novembre, preceduti probabilmente da un incontro tecnico tra gli sherpa iraniani e quelli del G5+1 per individuare le questioni tecniche e politiche da affrontare. Zarif ha commentato l’esito dell’incontro dicendosi fiducioso per “l’inizio di una nuova fase nelle relazioni tra i nostri paese”. Secondo la stampa iraniana, sia Zarif che Ashton saranno presenti di persona al prossimo giro di trattative.

Molto positivo anche il commento di Washington, affidato al portavoce della Casa Bianca Jay Carney: “Abbiamo visto un livello di serietà e di sostanza che non avevamo mai verificato prima”, ha detto. Unica voce di cautela, quella della Russia. Sergei Rybakov, viceministro degli Esteri, ha dichiarato all’agenzia di stampa Interfax che “le cose sarebbero potute andare ancora meglio”.

Di certo, il clima nei negoziati nucleari iraniani è cambiato, dall’elezione del nuovo presidente Rouhani che ha completamente rinnovato il team di negoziatori e a quanto pare è riuscito a ottenere dalla Guida Suprema Ali Khamenei un appoggio alla propria linea negoziale, molto diversa, almeno finora da quella del suo predecessore Mahmoud Ahmadinejad.

Abbas Araqchi, vice ministro degli Esteri iraniano e parte del team di negoziatori, ha detto a Press Tv che “le differenze tra i due lati sono ancora molte, ma siamo avviati su un percorso che potrebbe portare a risolverle”. Una prima divergenza riguarda l’arricchimento dell’uranio: Araqchi ha spiegato che l’Iran non rinuncerà al suo diritto – previsto anche dal Trattato di non proliferazione nucleare – ad arricchire l’uranio per scopi civili, ma che “si può discutere della quantità e del livello di arricchimento”. Questo è un punto importante perché per avere uranio “weapon ready” l’arricchimento deve arrivare all’80 per cento, mentre per usi civili ci si può fermare a un livello molto più basso: i paesi del G5+1 vogliono che l’Iran si fermi prima del 20 per cento e riduca anche una parte degli stock di uranio già arricchito oltre quella soglia, prima che sia possibile parlare di come e quanto allentare le sanzioni internazionali, come il governo di Teheran chiede.

Il dettagli delle proposte iraniane non sono stati resi noti ancora, ma secondo quanto trapelato sui media internazionali la Repubblica islamica avrebbe anche accettato, almeno in linea di principio, le visite a sorpresa degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), finora sempre rifiutate, previste dal Protocollo aggiuntivo al trattato di non proliferazione (Npt). L’Iran ha firmato e ratificato l’Npt, ma non il Protocollo aggiuntivo.

L’accordo, quindi, ancora non c’è, ma per la prima volta da molti anni circola un cauto ottimismo. La strada dei negoziati sembra aver prevalso sui tamburi di guerra agitati soprattutto dal governo israeliano di Benyamin Netanyahu, la cui posizione per il momento non cambia. “Israele guarda ai negoziati di Ginevra con speranza e preoccupazione”, ha detto il ministro per gli Affari strategici e l’intelligence Yuval Steinitz. E una fonte governativa anonima israeliana ha dichiarato al quotidiano Haaretz che “l’Iran sarà giudicato per le sue azioni e non in base alle presentazioni in power point”.

E se una parte dell’establishment israeliano non condivide posizioni simili, il governo Netanyahu teme invece che, in caso di accordo con Teheran, possa esserci una rinnovata pressione internazionale nei confronti del programma nucleare israeliano, l’unico del Medio Oriente, cresciuto completamente fuori dalle regole del Trattato di non proliferazione che Israele non ha mai accettato.

di Enzo Mangini