La situazione politica italiana rimane sempre in bilico tra la farsa e il dramma: a fronte di una situazione etica, morale ed economica spaventosa, di cui la gran parte della popolazione si rende oramai ben conto, c’è una classe politica che sembra completamente disconnessa dalla realtà. E in questa situazione il Partito Democratico fa la parte del leone tanto da cercare di trasformarsi nel PI, il Partito Immaginario. Nella rocambolesca fiducia recentemente ottenuta molti hanno, infatti, intravisto le basi per la nascita della “nuova DC” che, di fatto, già esiste da un bel pezzo. Mentre l’alleanza con il PDL appare all’(ex?) elettorato PD contro natura, sembra invece del tutto naturale alla gran parte della dirigenza del PD, che vede nei collanti “non c’è alternativa” e  “ce lo chiede l’Europa” la giustificazione per ogni scelta politica.

E così il governo Letta prosegue in docile continuità con il governo Monti che a sua volta ha avuto politiche in continuità con il governo Berlusconi (entrambi puniti nell’ultima tornata elettorale): aumento della tassazione, diminuzione della spesa, assenza di una progettualità economica, politica e civile e comunque mancanza cronica di investimenti. Stessa, se non accentuata, austerità che non lascia per nulla immaginare il rilancio della scuola, dell’università e della ricerca come sembra ventilare il Ministro Carrozza.

Quest’ultima ha appena firmato il decreto sulla programmazione che definisce il futuro degli atenei nei prossimi tre anni: il testo pubblicato è quasi identico, a parte piccoli aggiustamenti, anche peggiorativi, alla bozza del dicembre 2012, redatta durante il ministero Profumo e si pone in naturale continuità con le politiche di ridimensionamento del sistema universitario e d’indirizzo politico della parte che è lasciata in vita, intraprese dal ministro Gelmini e proseguite senza soluzione di continuità dal ministro Profumo.
Un esame approfondito del testo, disponibile sul sito Roars.it, mostra che i presupposti ispiratori del decreto riflettono la visione dei due precedenti ministri su molti punti chiave.

Chi si aspettava un cambio di politica e chi ha creduto alle promesse elettorali fatte da Bersani su questi temi, è rimasto deluso di fronte alla cruda realtà di un ministro che firma un decreto fatto dal suo predecessore quasi un anno fa: e in questo caso non era l’Europa che lo chiedeva né era impossibile trovare alternative. Il Partito Immaginario che tanto piace all’attuale “ampia coalizione” ha dunque un programma ben chiaro: continuare a destrutturare il paese senza alcun dibattito né interno né esterno. Tuttavia qualsiasi partito, anche quello immaginario, dovrà un giorno fare i conti con l’elettorato che continua a essere diverso, e con interessi contrastanti, da quello che i dirigenti s’illudono che sia.