Grillo e Casaleggio sono complementari. L’uno completa la comunicazione dell’altro. Il sito gestito dal “guru” della rete Casaleggio non potrebbe essere il primo blog italiano, uno dei più influenti al mondo se questo non si chiamasse beppegrillo.it. Come ha scritto Casaleggio stesso più volte: per essere popolare online lo dovevi essere prima offline. E Beppe Grillo dal vivo lo è e come. Casaleggio svolge il ruolo di manager dei contenuti e degli spettacoli realizzati da Grillo, il quale a sua volta ha ampliato enormemente il proprio consenso grazie alle strategie di rete della Casaleggio Associati.

Grazie alle sue doti comunicative maturate in anni di teatro e Tv e al suo stile personale, Grillo è un ottimo veicolatore di un messaggio fortemente plasmato da Casaleggio. È lo stesso frontman genovese ad aver ammesso di aver cambiato idea su diversi argomenti dopo l’incontro con l’imprenditore. La visione della rete come mezzo di salvezza per l’umanità è riconducibile esclusivamente a Casaleggio. Beppe spaccava computer sui palchi dei suoi spettacoli.

Parlando di comunicazione personale Grillo è considerato da molti un urlatore verbalmente violento e volgare. Questo è vero, ma solo in parte. Il segreto del successo della comunicazione di Grillo è nel rovescio della medaglia: nei momenti di dolcezza, che potremmo definire paterna.

Analizzando le interviste, i comizi e gli scritti di Beppe Grillo vediamo che spesso alterna la sua aggressività a una comunicazione sussurrata, calorosa, espressa con una dolcezza simile a quella di un padre preoccupato pronto a prendere la tue difese. Quando abbassa il tono, si avvicina all’interlocutore o alla camera Grillo entra in una modalità comunicazionale padre – figlio.

Dopo sofisticate teorie del complotto trattate dal palco, Grillo cambia completamente modi e passa ad usare frasi ingenue come se parlasse ad un bambino al quale deve spiegare il concetto di corruzione. Lo fa anche quando si rivolge ai giornalisti come nell’ultima intervista per Ballarò dove gli ricorda che sono precari. In queste occasioni usa un tono e una gestualità carezzevoli.

Questo è il segreto del suo carisma: prima si mostra l’uomo severo che “sgrida” i politici che ci fanno del male; poco dopo diventa il padre amorevole che ci rassicura facendoci sentire protetti e informandoci che sarà lui, se gliene daremo la possibilità col nostro voto, a prendersi la briga di “andare sotto casa” dei cattivi o di prenderli “con le mani così – gesto di carezza con entrambe le mani sul viso e dire – è finita vieni a casa”.

Se la sua comunicazione si limitasse all’urlare a squarciagola sul palco presto saturerebbe la tolleranza emotiva degli spettatori causando un cortocircuito che porterebbe a non riconoscergli più un potenziale persuasivo.  

Se dal vivo Casaleggio ha grossi problemi di comunicazione, è timido e impacciato la sua comunicazione scritta, al contrario, è di alto livello. Dai suoi libri e dai post riconducibili a lui sul blog è evidente la sua cultura “enciclopedica” come l’ha definita Dario Fo e la sua capacità di spiegare semplicemente concetti tecnologici complessi. La capacità persuasiva della quale è capace in privato è testimoniata dalla stima che un diffidente cronico come Grillo gli attribuisce.

Veniamo al problema della comunicazione del M5S. Grillo è il veicolatore del messaggio però non va né in parlamento, né tanto meno ai talk show televisivi. La conseguenza è che tutto il lavoro dei fondatori viene vanificato dal cavallo zoppo della comunicazione M5S: i deputati e i senatori pentastellati che parlano in pubblico.

Il divieto iniziale di andare in Tv ha da una parte limitato i danni di questi “cittadini” del parlamento autori di molte gaffe. D’altro canto la mancanza del mezzo televisivo si è fatta sentire  nei risultati elettorali e il contrordine è stato obbligato: andate in TV.

Quelli che partecipano ai talk show sono gli esponenti più in vista e vengono scelti di volta in volta dal MoVimento. Questa è tutt’altro che una garanzia. La capacità selettiva del M5S non si è rivelata adeguata sia per i capigruppo che fungevano da portavoce come la Lombardi, Crimi e i successivi, sia per i responsabili della comunicazione come Martinelli declassato a cameraman e altri personaggi che hanno in finale una funzione di ufficio stampa. Le ultime uscite televisive dei 5 stelle confermano l’inadeguatezza di questi comunicatori scelti.

Ciò che manca ai rappresentanti del M5S è la formazione sui princìpi base della comunicazione personale e del parlare in pubblico. Corsi che potrebbero essere svolti dal vivo oppure online senza intralciare le attività politiche del MoVimento. La mancanza di questa formazione è il vero intralcio all’attività politica del M5S.