Mentre esattamente due anni fa, a fine settembre 2011, veniva demolito brutalmente – come accade con gli ecomostri – il Cinema Capitol di via Zandonai (in favore di una nuova e attrezzata sala polivalente per la parrocchia limitrofa), oggi si torna a parlare di emergenza cinema in centro storico a Reggio Emilia. Quella che ormai è divenuta infatti, insieme al solo Cinema Cristallo (proprietà dei Cappuccini), l’ultima sala cinematografica del centro cittadino, la monosala del Cinema Al Corso, si appresta a chiudere i battenti.

Non che il tema fosse passato di moda, quest’estate (in luglio) era avvenuta una massiccia raccolta firme, promossa da Reggio Democratica, espressione di civismo che raggruppa attorno a sé ex militanti del Pd, dell’Idv ma anche semplici cittadini non iscritti a nessun partito di riferimento, con la volontà di sopperire e – anzi – implementare l’esercizio cinematografico in centro storico con l’apertura di micro-sale da meno di 100 posti ciascuna. Idea nobile ma alquanto utopistica, non tanto per i numeri che, nonostante la flessione degli incassi in Italia tra il 2011 e il 2012 pari al 20%, a Reggio hanno retto con un dato di calo decisamente inferiore (3,2%, dati Cinetel) e con un aumento degli spettatori (7,8%); quanto più per l’assetto reale dei locali in città.

A Reggio Emilia infatti la maggior parte delle strutture predisposte e che già ospitavano sale in centro storico sono di un unico proprietario, con una conseguente sorta di monopolio dei cinema, che ne condiziona lo scenario. A questo aggiungiamo la non florida situazione del mercato, appena descritta, l’imminente digitalizzazione e il quadro è composto. Proprio su quest’ultimo punto, del passaggio da pellicola a digitale, si gioca oggi la partita del Cinema Al Corso, riaperto nel 2008 dopo sette anni di inattività e attualmente gestito da una società privata, dopo un bando pubblico vinto nel 2010.

La scadenza dell’affitto per l’amministrazione locale è prevista il 31 dicembre 2014 e, a oggi, non c’è nessuna intenzione da parte del proprietario di rinnovarne il contratto. La beffa è che la società che gestisce il locale ha già predisposto la sua parte nello stanziamento previsto per la trasformazione della sala ottenendo, come se non bastasse, il finanziamento pubblico elargito dalla Regione Emilia Romagna pari a una buona fetta dell’investimento. La clausola per la riscossione del denaro è, però, che l’esercizio continui almeno per i prossimi cinque anni.

In tutto questo, il punto focale rimane che il Comune e il suo Assessore alla Cultura non riescono a garantire la disponibilità dello stabile, bloccando così l’investimento da parte della società che gestisce il cinema con la conseguente chiusura dell’attività. La sensazione è che si stia mettendo in scena, proprio come in un film, uno gioco delle parti che si muove su logiche che non sfioravamo minimamente il merito della disputa ma riguardano precedenti controversie sulla gestione di locali appartenenti al proprietario dell’immobile. Va da sé che a rimetterci sono sempre i cittadini, oltreché il posto di lavoro per 5 dipendenti.

I cinema non sono solo esercizi commerciali, sono un bene comune per la collettività. Proprio in virtù di ciò, in queste ore è in atto presso il cinema Al Corso una raccolta firme per scongiurare il triste epilogo. Non so se servirà concretamente ma rimane uno strumento utile in mano alla cittadinanza per lanciare un messaggio su questa faccenda, come comunità di spettatori che esigono una proposta cinematografica in centro. Senza per forza rinchiudersi nei centri commerciali. Andate numerosi e passate parola.