Larghe intese, intese più strette, anzi nessuna intesa. E dunque subito alle urne. Dopo il tema bollente della Costituzione alla Festa del Fatto alla Versiliana si fa un passo dentro il cuore del problema  e verso il destino che a breve ci aspetta: che succede con un governo appeso al ricatto, se andare al voto con questa legge elettorale, se sono possibili invece maggioranze diverse da quella che da quasi due anni salda i destini del Pd a quelli del Pdl e traballa ogni giorno di più, dopo la condanna definitiva di Berlusconi. Sul palco ci sono i protagonisti di quasi tutte le forze interessate, giusto Sel non è pervenuta. Accanto al direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez ci sono il senatore Giancarlo Galan (Pdl), Luigi Di Maio (M5S), il sindaco di Pietrasanta per il Pd e in collegamento da Bari il “dissidente” Michele Emiliano. A incalzare gli ospiti il giornalista Andrea Scanzi. Il tema delle larghe intese  e di possibili alternative passa, ovviamente, per la questione della decadenza di Berlusconi che entra nel vivo proprio domani, con l’inizio della discussione nella competente giunta del Senato.

E’ proprio un senatore del Pdl, Galan a indicare quel voto come il “punto di rottura”, destinato però a proiettare gli italiani dritto alle urne, perché “la ricerca di maggioranze alternative in Parlamento è impossibile”. L’ex ministro Pdl si dice certo che in caso di voto per la decadenza da parte del Pd il governo Letta muore all’istante. Dubbi, zero. “E’ naturale che se il Pd vota contro l’altra parte che sostiene il governo questo cada. Mi stupirei del contrario”. Mentre la strada della riforma elettorale, che passa da nuove alleanze di scopo, è impercorribile: “Non esiste un sistema elettorale che consenta di far uscire dalle urne una forza in grado di governare da sola”. Quindi in ordine decadenza di B, caduta del governo, voto.

“Scommetto 50 euro che è tutto un bluff”, lo incalza Gomez, spiegando che dal suo punto di vista è inverosimile che il Pdl, inteso come i deputati e senatori che siedono oggi in Parlamento, rinuncerà alla rendita di posizione che ha acquisito e che può prolungare per altri cinque anni. “Le oligarchie cadono di schianto, diceva Pareto”, e Berlusconi stesso è pragmatico, sa che al prossimo giro non si può candidare, preferirà tenere i suoi uomini in Parlamento così da condizionare la vita politica. Insomma, la prospettiva del voto non c’è. Il tema di un’ipotetica convergenza tra un Pd orfano dell’appoggio del Pdl e il M5S aleggia a lungo, fino all’arrivo del “cittadino” Luigi Di Maio. Che spiega la linea: “Le intese non si possono fare solo a livello di governo ma devono essere cercate in Parlamento. E noi abbiamo cercato di convergere sulle scelte che erano coerenti con il nostro programma, ma anche quando si poteva formare una maggioranza con il Pd su specifici punti qualcosa, all’improvviso, veniva a mancare”. Il riferimento è alla famosa mozione Giachetti per l’abrogazione del Porcellum. “Avevamo aderito portando le nostre firme al centinaio di sottoscrizioni da parte dei democratici. Quando si è trattato di votarla però loro si sono tirati indietro, Giachetti se l’è votata da solo, noi siamo rimasti col cerino in mano”. Come dire che la strada per un’intesa tra grillini e Pd se anche c’è, va trovata sulle cose da fare perché la fiducia in bianco sarebbe mal riposta.

Il sindaco di Bari Michele Emiliano scommette sulla caduta del governo, quasi la auspica perché “non ha fatto nulla di quanto doveva fare, ovvero rispondere alla crisi con misure economiche straordinarie, riformare la legge elettorale”. Letta? “Lui ci prova, ma a volte fanno più danni quelli che ci provano senza riuscire e si ostinano a tentare strade sbagliate”. Io, dice Emiliano, “auspico un governo di cambiamento che faccia la legge elettorale e riforme compatibili con una cultura di sinistra e con le istanze dei cittadini Cinque Stelle”. Quindi intese sì, ma non di sistema. “Non possiamo ripetere gli errori commessi da Bersani che non è riuscito a dare una direzione ai parlamentari, che hanno poi impallinato Prodi, e peggio ancora è andato a chiedere i voti a Grillo imbastendo una trattativa a senso unico, pretendendo il sostegno ma già indicando se stesso come leader di un governo di alleanza. Ecco, bisogna smettere di perseguire gli interessi precostituiti del partito a quelli del popolo italiano che potrebbe beneficiare di un passo avanti delle due forze politiche”.

Galan punzecchia entrambe le forze: “Se Pd e M5S hanno questa intenzione facciano un programma e lo sottopongano al voto degli elettori”. Di Maio chiude il suo intervento sulle larghe intese auspicando non il voto ma almeno un tentativo di riformare la legge elettorale. “Si può fare anche se il Pdl stacca la spina al governo”, sostiene. “In fondo con Monti incaricato dei soli affari correnti abbiamo ben affrontato la questione dei crediti della Pa alle imprese”. Una proposta, annuncia Di Maio, c’è: “Il Movimento ha preparato una ipotesi di legge elettorale che sarà presentata martedì in commissione. Non posso anticipare molto ma posso dire che punta a sollevarci dalla logica di un sistema bipolare a tutti i costi che costringa ancora gli italiani alla rassegnazione del voto utile, utile ai grandi partiti”.