“Ma torniamo alla programmazione odierna, che comprende una replica del glorioso discorso di Kim Il Sung tenuto il 15 aprile, Juche 71, e un annuncio di pubblica utilità trasmesso dal Ministro dell’Approvigionamento, il Compagno Buc, sul prolungamento della vita delle lampadine (…) Tornate ai vostri torni industriali e ai vostri telai del vinalon, raddoppiate le vostre quote di produzione. L’Incantevole Visitatrice canterà per voi la storia della più grande nazione del mondo, la Repubblica Democratica Popolare di Corea!”

In passato mi sono già occupato della Corea del Nord e degli aspetti culturali ad essa legati ma non avevo mai letto un libro così bello che mi raccontasse la vita quotidiana in questo Impero del Mai. In realtà credo che Il Signore degli Orfani, di Adam Johnson (edito in Italia da Marsilio e tradotto ottimamente da Fabio Zucchella) sia uno dei romanzi più originali, appassionanti e intelligenti che abbia mai letto nella mia vita. Un capolavoro. Un libro perfetto, sia come plot narrativo, che come ritmo, che nella parte di ricostruzione di una realtà così distante dal mondo dell’autore (che è stato per un breve periodo a Pyongyang, nulla di più).

Giudicato il migliore libro del 2012 da venti dei maggiori quotidiani americani, dal Wall Street Journal al New York Times, dal Washington Post al Los Angeles Times, finalista al National Book Award, vincitore del Premio Pulitzer nel 2013, Il Signore degli Orfani narra la storia di Pak Jun Do, il figlio di una madre scomparsa, una cantante rapita e portata a Pyongyang per allettare i potenti della capitale, e di un padre influente, direttore di un orfanatrofio. Per la sua devozione, il carattere deciso e l’acume che dimostra, lo stato gli offre una carriera molto rapida, e per Jun Do comincia un percorso senza ritorno attraverso le stanze segrete della dittatura più misteriosa del pianeta. “Umile cittadino della più grande nazione del mondo”, Jun Do diventa un rapitore professionista, costretto a destreggiarsi tra regole instabili, arbitraria violenza e richieste sconcertanti da parte dei suoi superiori per sopravvivere. L’amore per Sun Moon, attrice leggendaria, lo porterà a prendere in mano la sua vita, con un sorprendente colpo di scena. Un’opera di narrativa straordinaria, che ha permesso ad Adam Johnson di entrare a far parte della ristretta cerchia dei più grandi scrittori di oggi.

Un romanzo quasi profetico visto che il 20 agosto di quest’anno il leader Kim Jong-un ha ordinato una “purga” che ha falcidiato il mondo artistico: una dozzina di personaggi noti, tra cui Hyon Song-wol, cantante della Pochonbo Electronic Ensemble, gruppo musicale famoso a Pyongyang per le canzoni in salsa rivoluzionaria legata alla propaganda del regime, nonché ex fidanzata del leader, sono stati fucilati per la violazione delle rigide leggi contro la pornografia. L’accusa: aver filmato incontri sessuali in seguito raccolti in video e venduti sui mercati illegali del porno. E così, la mitragliatrice li ha uccisi davanti ai parenti, che dopo essere stati spettatori della carneficina sono già in viaggio verso i campi di lavoro, come misura ‘rieducativa’.

Tornando a Il Signore degli Orfani, memorabili tantissimi passaggi del romanzo, dalla parte dedicata ai rapimenti giapponesi, alle avventure sul peschereccio, fino ad arrivare alla folle e tenere storia d’amore fra il protagonista e l’attrice nazionale Sun Moon. Fra dialoghi assurdi ma, purtroppo, fin troppo reali, descrizioni di un mondo allo sfascio, una società che sembra presa da un videoclip orwelliano o da un incubo all’acido lisergico in bianco e nero. Sbiadito e sanguinoso, incenerito e senza anima. Un Paese devastato dalla demenza dei propri leader e dal loro allucinante teatrino di venerazione patologica.

Come scritto da Gian Paolo Serino su Satisfiction: “Ci sono pagine e pagine che fanno accapponare la pelle: pur rendendoci conto che siamo in un romanzo, comprendiamo che lo scrittore descrive perfettamente il delirio dei regimi totalitari. E i brividi sono ancora maggiori se pensiamo che il concetto di dittatura, nella letteratura contemporanea, è sempre ambientata al presente o proiettata nel futuro. Il Signore degli Orfani è il primo grande romanzo a raccontare come l’orrore degli stati concentrazionari non sia un fantasma, ma una realtà del presente. Attraverso la descrizione minuziosa di questo regime lo scrittore si sofferma moltissimo su un “regno eremita” dove “realtà e mistificazione si sovrappongono sino a essere indistinguibili”.

Come se Johnson volesse avvertirci tra le righe come il pericolo esista anche alle nostre latitudini di democrazia. Anche in Occidente, pur se con altri mezzi, al vero si sta sostituendo il verosimile. Certo le condizioni non sono le stesse, ma spesso possono essere anche più insidiose perché più invisibili. Non abbiamo più muri da abbattere, ma “tele-visioni” da spegnere.”