Da quasi tre anni Dario Vassallo, medico, residente a Roma, gira l’Italia per promuovere il ricordo del fratello Angelo Vassallo, il primo cittadino di Pollica (Salerno) ucciso in circostanze non ancora chiarite nel settembre del 2010 dopo una vita trascorsa a difendere le bellezze del Cilento dalle mire degli speculatori e a dimostrare che un altro modello di sviluppo fondato sul rispetto dell’ambiente e della legalità è possibile. In onore del fratello, Dario Vassallo ha creato una Fondazione e ha scritto un libro, ‘Il sindaco pescatore’, che presenta in decine di scuole e di forum dei giovani di mezzo paese. Sul caso Agropoli, altra piccola perla del Cilento, dove il cemento ha trovato più spazio e dove il Pd difende un sindaco indagato, Francesco Alfieri, già assessore provinciale ai Lavori Pubblici, accusato di aver intascato mazzette, e sospende i suoi oppositori interni, tra cui un ragazzo di 25 anni dei Giovani Democratici che pubblicava inchieste e analisi sul proprio giornalino locale, Dario Vassallo ha qualcosa da dire: “Mi sono tornate in mente alcune cose, che vanno ricordate”.

Quali?
“Mio fratello Angelo era anche consigliere provinciale di Salerno quando Alfieri ne era assessore. Entrambi membri del Pd. Angelo scrisse sette lettere ad Alfieri per denunciare una ‘strada fantasma’, la Celso-Casalvelino. I lavori non andavano avanti, la strada era impercorribile, ma le fatture venivano pagate lo stesso. Alfieri dice di non avere mai visto queste lettere”.

Poi Angelo viene ucciso.
“E sulle sue denunce la Procura di Salerno apre un’inchiesta, ipotizzando che potessero rappresentare un movente dell’assassinio. Le indagini lo escluderanno, ma scopriranno che le ‘strade fantasma’ della Provincia di Salerno erano 15. Non una sola, ma 15. E per questo viene arrestata una cricca di imprenditori edili e di funzionari provinciali che si dividevano la torta dei lavori pubblici incassando soldi per opere mai eseguite”.

Alfieri non è stato indagato per questo filone.
“Però mi chiedo come abbia fatto a non accorgersi di sette lettere di mio fratello e di 15 appalti truccati. C’è qualcosa che non quadra. Decido di parlarne con Maurizio Migliavacca (coordinatore della segreteria nazionale del Pd, ndr), lo vado a trovare, ricordo ancora il giorno: il 18 aprile 2012”.

Perché va da Migliavacca?
“Voglio chiedergli perché il Pd nazionale non ha mai aperto una sua inchiesta sugli amici e soprattutto sui nemici di mio fratello, sui rapporti di Angelo coi politici locali e nazionali. Un uomo, un sindaco, era stato ucciso e il partito aveva il dovere di fare chiarezza al proprio interno su quel che era successo. Come ai tempi di Berlinguer, quando i ‘responsabili politici’ di fatti molto gravi venivano messi in quarantena”.

Migliavacca cosa le risponde?
“Che le indagini le fa la magistratura. Ma io volevo un’indagine politica, che facesse luce sulle enormi responsabilità della politica nella morte di Angelo”.

Quali sono queste responsabilità?
“Quella di averlo isolato. Perché Angelo faceva una politica diversa, per la verità, per la gente, per la legalità. Diversa dalla masso-mafia dei poteri politici, economici, imprenditoriali e camorristici che voleva gestire questo territorio”.

Il caso Agropoli che riflessione le suscita?
“E’ sconcertante. Purtroppo il modello Agropoli è replicato per mille volte in quasi tutto il Sud. E’ inutile che il Pd si arrovelli alla ricerca di un nuovo leader, che sia Renzi, Barca o Pittella non importa, se prima non si eliminano le persone che puzzano e se il Pd non la smette di pensare solo in termini di tessere e di voti portati dal politico e dall’amministratore di turno. Purtroppo, pur di prendere il potere all’interno del partito e fuori, il Pd imbarca di tutto. Esistono due tipi di Pd: uno da Roma in su e uno da Roma in giù. Quello giù Roma è deleterio: crea solo ricchezza per pochi e povertà per tutti, costringe le persone a elemosinare al potente un favore anche per chiedere un prestito per le loro aziende, perché la politica controlla tutto, anche le banche”.

Se suo fratello fosse ancora vivo, starebbe ancora in questo Pd?
“Bella domanda. Pochi giorni prima del suo omicidio chiesi ad Angelo: ‘Ma perché non cambi partito’? Lui rispose: ‘E dove vado? Sono tutti uguali. Ma sai che ti dico? In politica più sei scemo e più fai carriera’. Vuole la mia opinione? Penso che non ci starebbe più”.