Bene le scuse di Tosi, ma mancano ancora quelle di Maroni. E avanti tutta con lo ius soli e la lotta culturale contro il razzismo, su cui Mario Balotelli “può essere di grande aiuto”. Il ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge, torna con un’intervista al Messaggero e un intervento a Unomattina sulle ultime polemiche con la Lega nord, da cui continuano a piovere critiche al suo ruolo politico – quando va bene – e spesso anche insulti. Domenica, a Verona, sono arrivate le scuse del sindaco scaligero, Flavio Tosi, che è anche vice segretario federale del Carroccio. Un gesto che il ministro ha apprezzato, ma che reputa non essere del tutto sufficiente: “Non ho mai fatto una questione personale, quindi le scuse personali le ho sempre accettate. Ma le scuse di fronte all’Italia devono pervenire anche da persone che rivestono cariche di responsabilità“, ha dichiarato Kyenge a Unomattina. Chiaro il riferimento al silenzio del leader della Lega, Roberto Maroni, che ancora non ha preso posizione ufficiale sugli attacchi delle ultime settimane.

Attacchi che, secondo il ministro, non nuocciono soltanto a lei: “La cosa che mi fa più male è che tutto ciò che si fa e si dice e che viene poi pubblicizzato intacca l’immagine del Paese e gli fa perdere un po’ di credibilità“. Comunque – ha aggiunto – è vero che ci sono stati molti attacchi “ma in tre mesi ho incontrato tanto affetto, non solo dagli immigrati ma anche da cittadini italiani, che mi dicono che ho portato una luce di speranza nella loro vita”.

Nell’intervista al quotidiano romano, invece, il ministro si è soffermata sulla necessità di portare avanti una battaglia culturale contro il razzismo: “Per far capire che cos’è il razzismo bisogna puntare alla partecipazione dal basso. E Balotelli può essere di grande aiuto”, ha detto Kyenge, che già in passato aveva citato l’attaccante del Milan e della nazionale azzurra come esempio dell’integrazione nel nostro Paese.  “Io credo che Balotelli stia dando un contributo importante. Lo sta dando nel settore dello sport e anche fuori dall’Italia. I suoi gol sono un messaggio positivo per il nostro Paese. Deve giocare in condizioni molto, molto difficili”.

Secondo Kyenge, comunque, nel Paese è in atto un processo positivo di cambiamento del pensiero: “L’Italia si sta svegliando – ha dichiarato il ministro a Unomattina -, dobbiamo cercare di combattere gli stereotipi e dare una lettura diversa del fenomeno migratorio per dare una nuova identità all’Italia”. Il fenomeno degli arrivi sulle nostre coste, ha spiegato Kyenge, “avviene ormai da dieci anni. Esiste un intervento emergenziale, ma esiste anche un approccio diverso, una politica di accoglienza e di gestione dell’immigrazione a livello europeo”. “In questo momento, a livello nazionale, c’è l’obbligo di assistere le persone che arrivano”.

Una battuta anche sul tema dello ius soli, che continua ad essere l’obiettivo fondamentale del mandato del ministro: “In Europa sono tanti i paesi che attuano lo ius soli, quello che cambia è il numero di anni. Nella mia proposta da deputata avevo indicato cinque anni. Nel Parlamento Europeo ho posto questo punto nell’agenda europea: parlare di una nuova cittadinanza, una cittadinanza europea, sapendo che chi ha la cittadinanza in un paese Ue di fatto ha la cittadinanza europea”, ha concluso il ministro.